Disturbi alimentari

Anoressia nervosa

L’anoressia nervosa è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione caratterizzato da restrizione persistente dell’apporto calorico, paura intensa di prendere peso e percezione distorta del proprio corpo. Codificata nel DSM-5-TR (F50.0) e nell’ICD-11 (6B80), colpisce circa lo 0,3-1% della popolazione femminile ed è il disturbo psichiatrico con la più alta mortalità documentata.

Oltre alla restrizione possono manifestarsi comportamenti compensatori come vomito autoindotto, uso di lassativi o diuretici, abuso di pillole dietetiche o esercizio fisico eccessivo. L’esordio è più frequente in adolescenza, ma il disturbo può comparire in ogni fascia di età e non risparmia alcun sesso, etnia o classe sociale.

Anoressia
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Cos’è l’anoressia nervosa

L’anoressia nervosa, o anoressia, è un disturbo alimentare complesso caratterizzato da una preoccupazione per il peso e l’immagine corporea e dalla restrizione dell’assunzione di cibo, che ha come conseguenza una perdita di peso che mette a rischio la salute.

Può essere accompagnata anche da altri comportamenti come il vomito dopo i pasti, l’uso di sostanze come pillole dietetiche o un intenso esercizio fisico.

Spesso l’età d’esordio è il periodo dell’adolescenza, ma può svilupparsi in ogni fascia di età e non discrimina per sesso, etnia o classe sociale.

Quanto è diffusa l’anoressia nervosa

Secondo la revisione sistematica di Galmiche e colleghi (2019), la prevalenza lifetime dell’anoressia nervosa nelle donne è stimata intorno all’1-4%, mentre negli uomini si attesta intorno allo 0,3%, con un rapporto femmine:maschi di circa 9-10:1. L’esordio è più frequente tra i 14 e i 19 anni, ma sono in aumento i casi prepuberi e adulti.

Dopo la pandemia di COVID-19 diversi paesi hanno documentato un aumento significativo di nuove diagnosi e ricoveri per disturbi alimentari, in particolare in età adolescenziale, con incrementi stimati tra il 15% e il 25% rispetto al periodo precedente.

Sintomi e criteri diagnostici

L’anoressia nervosa si manifesta con una combinazione di pensieri, emozioni e comportamenti che variano molto da persona a persona: alcuni segnali sono evidenti, altri restano nascosti per mesi o anni anche a chi convive con la persona. I criteri diagnostici clinici DSM-5-TR completi li trovi nella scheda subito sotto; qui di seguito raccogliamo invece alcuni dei segnali più frequentemente associati al disturbo:

  • sentimenti di preoccupazione o tristezza per il peso o l’immagine corporea
  • una importante paura di acquistare peso e ripetuto controllo del peso
  • rifiuto del cibo e restrizione della quantità di cibo mangiato
  • sensi di colpa dopo aver mangiato
  • evitamento delle occasioni in cui si condividono i pasti o si mangia insieme
  • intenso esercizio fisico, assunzione di pillole dietetiche, diuretici, lassativi o altre sostanze per il controllo del peso corporeo
  • isolamento dalle relazioni sociali
  • difficoltà a mantenere impegni a causa del tempo richiesto dall’esercizio fisico, dai pensieri ricorrenti o dalle abitudini alimentari
  • piacere nel cucinare per gli altri ma non per sé
  • percezione del proprio corpo distorta o molto differente da come è percepito dagli altri.

I due sottotipi clinici dell'anoressia nervosa

Il DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022) distingue due forme cliniche, utili a personalizzare il percorso di cura.

Tipo con restrizioni. La perdita di peso avviene principalmente attraverso dieta, digiuno o esercizio fisico eccessivo. Negli ultimi tre mesi non sono presenti episodi ricorrenti di abbuffata o di condotte di eliminazione (vomito autoindotto, abuso di lassativi o diuretici).

Tipo con abbuffate/condotte di eliminazione. Negli ultimi tre mesi la persona ha presentato episodi ricorrenti di abbuffata o di condotte di eliminazione. Questa forma può sovrapporsi parzialmente alla bulimia nervosa, ma il peso significativamente basso resta il criterio differenziale.

Riconoscere il sottotipo orienta sia la valutazione del rischio medico sia la scelta degli interventi nutrizionali e psicoterapeutici.

Cause dell’anoressia

L’anoressia nervosa è un disturbo alimentare complesso e nessun fattore, da solo, è capace di scatenarla, così come nessun fattore è slegato o indipendente dagli altri. Questi fattori interagiscono tra loro in modi complessi contribuendo alla genesi e allo sviluppo del disturbo.

Alcuni di questi includono:

  • cause interpersonali, come una difficoltà a esprimere sentimenti e una storia di svalutazioni
  • cause culturali e sociali, come le immagini nei media
  • cause emotive, come una bassa autostima o una spiccata sensibilità
  • cause biologiche e genetiche
  • cause familiari, come un clima familiare sfavorevole o la presenza di un adattamento difficile del nucleo familiare a condizioni avverse.

Conseguenze fisiche e rischi per la salute

Le conseguenze fisiche dell’anoressia possono essere anche molto gravi, perché la restrizione alimentare prolungata porta a malnutrizione, perdita di massa muscolare e compromissione di diversi organi e sistemi del corpo.

Tra i rischi più frequenti ci sono bradicardia, ipotensione, alterazioni del ritmo cardiaco, osteopenia e osteoporosi con aumento del rischio di fratture, amenorrea e squilibri ormonali, oltre a stipsi, gastroparesi, anemia, debolezza, problemi renali e, nei casi più severi, insufficienza multiorgano.

Questa sezione contiene informazioni dense sui rischi fisici. Se ti sta angosciando puoi saltare ai trattamenti: queste complicazioni sono importanti da conoscere, ma non urgenti per ottenere aiuto.

Le complicanze mediche dell’anoressia nervosa

L’anoressia nervosa non è mai solo una questione di peso: la malnutrizione cronica colpisce in modo trasversale tutto l’organismo. Sotto trovi una mappa delle complicanze più frequenti, raggruppate per apparato fisiologico: capire “dove” il corpo soffre aiuta a capire perché il monitoraggio medico è una parte non negoziabile del percorso di cura, quanto la psicoterapia.

Mortalità e rischio suicidio

L’anoressia nervosa è il disturbo psichiatrico con la più alta mortalità standardizzata insieme alle dipendenze da sostanze. La meta-analisi di Arcelus e colleghi (2011) su 36 studi prospettici ha calcolato un SMR (Standardized Mortality Ratio) di 5,86 per l’anoressia nervosa: significa che le persone con AN muoiono quasi 6 volte di più di quanto ci si aspetterebbe nella popolazione generale di pari età e sesso.

Il 20-25% dei decessi è dovuto a suicidio: il rischio suicidario è fino a 18 volte superiore rispetto alla popolazione generale, soprattutto nelle prime fasi del disturbo e dopo le ricadute.

Tipi di anoressia nervosa e comorbilità

Nel DSM-5, l’anoressia nervosa è distinta in due principali sottotipi: tipo restrittivo, in cui prevale la forte limitazione dell’alimentazione e un eccessivo esercizio fisico, e tipo con condotte di eliminazione (purging) in cui si associano condotte come vomito autoindotto, uso di lassativi o altri comportamenti compensatori.

Nella categoria OSFED/UFED (disturbi alimentari con altra specificazione o non specificati) del DSM-5 è presente l’anoressia nervosa atipica, ma anche altri disturbi come l’anoressia atletica, la pregoressia o la vigoressia (definita a volte anche “anoressia inversa”) hanno in comune alcuni aspetti clinici e manifestazioni psicologiche tipiche dell’anoressia nervosa.

A questa variabilità clinica si aggiungono spesso comorbilità psicologiche, come ansia, depressione, disturbi ossessivo-compulsivi, perfezionismo rigido e, in alcuni casi, traumi o difficoltà relazionali che possono mantenere o aggravare il disturbo.

Come capire se una persona vicina a te soffre di anoressia

Alcuni segnali che possono far sospettare un’anoressia sono la restrizione alimentare, il conteggio ossessivo delle calorie, la paura intensa di ingrassare, l’evitamento dei pasti in compagnia,l’attività fisica eccessiva e un progressivo ritiro sociale. Anche cambiamenti fisici come dimagrimento evidente, stanchezza, sensibilità al freddo, svenimenti o irregolarità mestruali possono essere campanelli d’allarme.

Sul piano emotivo, è importante osservare anche ansia, irritabilità, vergogna verso il corpo e un’eccessiva preoccupazione per peso e forma fisica. Per aiutare una persona che soffre di anoressia, è fondamentale non assumere un atteggiamento giudicante ma porsi in ascolto evitando commenti su peso e aspetto.

Inoltre, può essere utile proporre di rivolgersi a un professionista specializzato in DCA che lavora online o nei centri per anoressia in Italia (trovi quelli di Centro Lilac a Bari e Savona) e restare presente nel tempo dando supporto e vicinanza fisica ed emotiva.

Trattamenti evidence-based per l’anoressia nervosa

Esistono protocolli psicoterapeutici la cui efficacia è stata validata da trial clinici controllati e raccomandati dalle linee guida internazionali (NICE 2017, AED Practice Guidelines, APA). Non tutti i percorsi sono uguali: la scelta del trattamento dipende da età, gravità, contesto familiare e fase clinica. Qui sotto trovi i principali approcci evidence-based oggi considerati di riferimento per l’anoressia nervosa, distinti per età e per livello di intensità di cura.

Come uscire dall’anoressia nervosa? L’approccio di Centro Lilac

Ogni individuo è unico e non ci sono principi generali che guidano la terapia per l’anoressia nervosa. Piuttosto, è necessario adattare la cura alla persona attraverso un lavoro personalizzato e multidisciplinare.

Più in generale, però, il trattamento può aiutare a:

  • comprendere l’obiettivo del disturbo alimentare e i motivi della sua persistenza
  • identificare fattori sottostanti che possono aver contribuito allo svilupparsi del disturbo alimentare
  • migliorare la comunicazione e la capacità di narrare i propri stati interiori.

Molto spesso i disturbi alimentari coesistono con altri problemi come depressione, ansia, vissuti traumatici e dipendenze. Curare l’anoressia, dunque, significa anche prendersi cura degli aspetti cruciali che mantengono la sofferenza della persona che sta vivendo questo problema.

Dal nostro podcast Sagome — Episodio 5

Il corpo che cambia: trasformazione e guarigione, con Valentina Botta

In questa puntata di Sagome parliamo di trasformazione, di crescita, e di quello che accade al corpo quando ci si ammala in adolescenza. Con Valentina Botta, fondatrice di Sorelle di Corpo, esploriamo cosa significa attraversare un disturbo alimentare durante un'età in cui il corpo cambia naturalmente, e come la guarigione passa anche attraverso la riconciliazione con quei cambiamenti.

Conduce Giuseppe Magistrale, psicoterapeuta e responsabile clinico di Lilac, insieme a Luna Pagnin.

FAQ

Che differenza c'è tra anoressia e anoressia nervosa?

L’anoressia nervosa, anche detta anoressia, è un DCA /DNA caratterizzato da restrizione del cibo, paura intensa di ingrassare, alterazione della percezione del proprio corpo e perdita di peso significativa. L’espressione “anoressia mentale” non è un’etichetta diagnostica ma viene usata in modo colloquiale per sottolineare che l’anoressia nervosa nasce anche da meccanismi psichici e cognitivi.
Qual è il sintomo principale dell'anoressia?

Il sintomo centrale dell’anoressia nervosa è la restrizione del cibo. Parlando di anoressia di tipo restrittivo, questa è la principale differenza tra anoressia e bulimia. A questo sintomo, si associano la paura intensa di ingrassare e una percezione alterata dell’immagine del corpo.

Chi colpisce l'anoressia nervosa?

L’anoressia nervosa colpisce soprattutto adolescenti e giovani adulti in larga parte di genere femminile, ma può manifestarsi a qualsiasi età, come nel caso dell’anoressia senile. In occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla 2025, la Società di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (SINPIA) ha diffuso alcuni dati che confermano come l’esordio dei DCA, tra cui l’anoressia, sia sempre più precoce.

Quanto dura in media l’anoressia?

La durata di un trattamento per un DCA/DNA come l’anoressia nervosa è molto variabile, ma diversi studi mostrano che una parte significativa dei pazienti migliora in qualche anno (40–50% per l’anoressia nervosa), mentre in circa il 20% il disturbo assume un decorso più lungo e persistente. Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha sottolineato l’importanza di valutare non solo la remissione sintomatologica, ma anche la qualità di vita, il benessere psicologico e la funzionalità sociale del paziente.

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