Quando la pratica sportiva diventa disfunzionale e perde le caratteristiche di salubrità proprie dello sport, può trasformarsi in un terreno fertile per lo sviluppo di comportamenti alimentari e di allenamento estremi.
In questi scenari, il corpo non è più percepito come alleato ma come “progetto” da modificare, controllare e spingere oltre i limiti, con il rischio di andare incontro a condizioni come l’anoressia atletica o anoressia sportiva.
Parlare di sport e anoressia significa quindi interrogarsi su quel confine sottile in cui la ricerca della performance e del “fisico ideale” smette di essere salutare e inizia a mettere in pericolo la salute fisica e psicologica della persona. Ma non solo.
Nell’ottica di conoscenza del disturbo e soprattutto della sua prevenzione, può essere utile esplorare non solo i sintomi individuali, ma anche le dinamiche di squadra, le aspettative degli allenatori e i messaggi veicolati dall’ambiente sportivo su corpo, prestazione e disciplina.
Iniziamo provando a dare una definizione di anoressia atletica o anoressia sportiva.
Che cos’è l’anoressia atletica?
L’anoressia atletica è un disturbo alimentare che si riscontra negli atleti e caratterizzato da restrizione calorica eccessiva e attività fisica intensa per mantenere un basso peso corporeo, con l’obiettivo di aumentare le performance sportive.
Questa può essere considerata la differenza fondamentale con l’anoressia nervosa che, invece, è caratterizzata da dispercezione corporea.
L’anoressia atletica o sportiva non è presente nel DSM-5 ma, come ormai diciamo sempre, ciò non rende un disturbo come questo meno rischioso e impattante nella vita della persona che lo sta sperimentando.
Differenze tra anoressia atletica e dipendenza da esercizio fisico
Come l’anoressia atletica, anche la dipendenza da sport non è presente nel DSM-5 ma entrambe descrivono un comportamento disfunzionale relazionato allo sport. Ci sono però delle sostanziali differenze:
- nell’anoressia sportiva il focus primario è sulla restrizione alimentare per migliorare le performance sportive
- nella dipendenza da esercizio viene enfatizzata l’ossessione compulsiva per l’allenamento in sé, senza che si verifichino necessariamente deficit calorici.
Come sottolinea un articolo del dipartimento di psichiatria della Columbia University, “La ricerca ha scoperto che la dipendenza dall’esercizio fisico è strettamente correlata a disturbi come l’anoressia, la bulimia e la dismorfofobia.
Alcune persone che soffrono di dipendenza dall’esercizio fisico, infatti, possono anche avere comportamenti alimentari correlati all’anoressia e alla bulimia. Ma avviene anche il contrario: gli studi suggeriscono che le persone con un disturbo alimentare diagnosticato hanno una probabilità 3,5 volte maggiore di manifestare dipendenza da esercizio fisico rispetto alle persone senza disturbo alimentare.”
Anoressia atletica e vigoressia
Come sappiamo, la vigoressia (o bigoressia) è un disturbo che spinge la persona a svolgere esercizio fisico intenso con l’obiettivo di aumentare la propria massa muscolare. Se confrontiamo quindi bigoressia e anoressia atletica emergono due modalità opposte ma accomunate da un nucleo di profonda insicurezza corporea:
- nella vigoressia l’obiettivo è aumentare in modo estremo la massa muscolare e ridurre al minimo il grasso
- nell’anoressia atletica si vuole raggiungere la massima magrezza, perché percepita come requisito per una buona performance.
È evidente come, in entrambi i casi, il proprio valore personale viene legato in modo rigido all’aspetto fisico e ai risultati sportivi, con allenamenti e diete sempre più estremi, difficoltà a fermarsi anche davanti a dolore e stanchezza e aumento del controllo.

I principali sintomi dell’anoressia atletica
Abbiamo definito l’anoressia sportiva come quel disturbo in cui l’allenamento viene esasperato e il controllo del peso diventa centrale per la percezione di valore personale e per i risultati agonistici. I sintomi che più di frequente si riscontrano nell’anoressia degli sportivi sono:
- rapida perdita di peso
- ossessione per le calorie
- allenamenti compulsivi anche in condizioni di stanchezza
- amenorrea nelle donne
- debolezza muscolare
- cali dell’umore
- alterazioni ormonali e metaboliche
- isolamento durante i pasti
- condotte compensatorie (come il vomito).
Le cause dell’anoressia atletica
Se a una prima riflessione le cause dell’anoressia atletica possono essere ricondotte a contesti sportivi e sociali che promuovono ideali estetici irrealistici e allo stesso tempo un agonismo fortemente orientato alla performance e alla competizione, dobbiamo sempre tenere in considerazione anche aspetti psicologici peculiari della persona come:
- una bassa autostima
- il perfezionismo
- il timore del fallimento
- una gestione errata dello stress
- una predisposizione a emozioni come l’ansia.
Quando lo sport può causare l’anoressia atletica
Ci sono alcuni sport che per loro dinamica possono predisporre all’insorgenza di disturbi alimentari. Lo confermano diverse ricerche come quella di Sundgot-Borgen e collaboratori che sostiene che “la maggior parte degli studi ha suggerito che i disturbi alimentari sono particolarmente diffusi negli sport che enfatizzano la magrezza o il basso peso corporeo.”
I principali sport che predispongono all’anoressia sono quelli detti “peso-dipendenti” ovvero quegli sport in cui la magrezza è percepita come vantaggio competitivo. Tra questi ci sono:
- ginnastica artistica e ritmica
- danza classica
- pattinaggio
- corsa di lunga distanza
- lotta
- nuoto sincronizzato.
Come trattare l’anoressia atletica
Come ribadiamo sempre nel nostro blog, l’approccio al trattamento dell’anoressia sportiva deve essere multidisciplinare, così da coinvolgere diverse discipline:
- nutrizione per ripristino del peso
- psicoterapia svolta da uno psicologo specializzato in disturbi alimentari, per ristrutturare credenze su corpo e performance e gestire gli aspetti emotivi e mentali del problema
- supervisione medica per monitorare lo stato di salute fisica.
In alcuni casi di grave entità, gli esperti possono anche considerare una terapia farmacologica. Molti studi, suggeriscono inoltre di coinvolgere i medici sportivi, affermando che:
“Lo screening per comportamenti alimentari disordinati, disturbi alimentari e relative conseguenze sulla salute dovrebbe essere una componente standard delle visite pre-partecipazione, e i medici delle squadre dovrebbero conoscere i criteri diagnostici aggiornati per i disturbi alimentari contenuti nel Manuale Diagnostico e Statistico-V.
Gli atleti con disturbi alimentari dovrebbero sottoporsi a una valutazione e a un trattamento approfonditi da parte di un team multidisciplinare esperto. I medici delle squadre svolgono un ruolo fondamentale nel processo decisionale in merito all’autorizzazione alla partecipazione e al ritorno in attività.
L’utilizzo di linee guida basate sull’evidenza per l’autorizzazione e il ritorno in attività incoraggia la trasparenza e la responsabilità tra il team di medicina sportiva e l’atleta. Gli sforzi per prevenire i disturbi alimentari dovrebbero essere rivolti ad atleti, allenatori, genitori e dirigenti sportivi, e focalizzati sull’ampliamento delle conoscenze su una sana alimentazione a supporto delle prestazioni sportive e della salute.”
SI tratta quindi di un approccio che mira non solo alla gestione del disturbo e alle sue conseguenze su salute fisica e mentale, ma anche a iniziative di educazione alimentare (a cui noi aggiungiamo anche psicoeducazione legata alla gestione delle emozioni) che può fare la differenza nella possibile insorgenza del disturbo.
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