L’anoressia nervosa è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione molto serio e complesso, che colpisce milioni di persone in tutto il mondo e, secondo recenti statistiche sui DCA, ha un tasso di mortalità molto elevato.
Se un amico o un familiare sta lottando con questa condizione, potresti sentirti impotente o non sapere con certezza come offrire il tuo sostegno. Questo articolo ha lo scopo di guidarti su come aiutare una persona affetta da anoressia, attraverso strategie pratiche e consigli utili per supportare la persona amata nel suo percorso verso la guarigione.
Comprendere l’anoressia nervosa
Prima di poter aiutare una persona cara con un DCA, è fondamentale comprendere quali sono i meccanismi che lo causano e lo alimentano.
Nel caso dell’anoressia, sia essa anoressia maschile o femminile, ci troviamo di fronte a un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione (DAN/DCA) caratterizzato da una restrizione intenzionale dell’assunzione di cibo, intensa paura di aumentare di peso e una percezione distorta del proprio corpo.
È importante tenere a mente che l’anoressia non è una scelta o un capriccio, ma una condizione mentale seria che richiede attenzione professionale e che può portare a gravi complicazioni fisiche e psicologiche, tra cui carenze nutrizionali, problemi cardiaci e depressione.
Inoltre, può essere utile sottolineare che questa può insorgere in diversi momenti di vita: l’anoressia può manifestarsi in gravidanza (pregoressia), in età senile (anoressia senile) e, sempre più spesso, in infanzia e adolescenza.
Riguardo soprattutto i DCA in infanzia e adolescenza, i dati sottolineano una crescita significativa dell’accesso ai servizi di day hospital per i disturbi alimentari, con un incremento del 38% rispetto ai periodi precedenti.
Parallelamente, la fascia di età più colpita si è spostata verso l’infanzia: i casi diagnosticati in bambini e bambine al di sotto dei 13 anni sono aumentati del 50%, segnalando un preoccupante abbassamento dell’età di esordio.
Riconoscere le fasi, i segnali e i sintomi
La ricerca ha indagato e definito le diverse fasi dell’anoressia, indicandone una “progressione longitudinale”:
- anoressia subsindromica (non sono ancora soddisfatti tutti i criteri diagnostici completi indicati nel DSM-5)
- sindrome piena (sono soddisfatti tutti i criteri diagnostici)
- malattia persistente (la persona vive con anoressia per un periodo prolungato, tipicamente più di 3 anni, e aumentano le complicanze mediche)
- remissione parziale (ad esempio, il peso è tornato nella norma o la restrizione è meno rigida)
- remissione completa (più di 1 anno senza sintomi significativi), che però non esclude la necessità di un monitoraggio, soprattutto nei primi anni.
Essere in grado di identificare i segnali e i sintomi e imparare a notare quali sono i “segnali premonitori” dell’anoressia è il primo passo per offrire aiuto. Alcuni dei sintomi più comuni si possono notare osservando il comportamento della persona, che inizia a:
- evitare cibi o interi gruppi alimentari, contando ossessivamente le calorie
- tagliare il cibo in piccoli pezzi, mangiare lentamente, nascondere il cibo
- pesarsi frequentemente e guardarsi spesso allo specchio con insoddisfazione
- allenarsi in modo compulsivo, ignorando stanchezza o infortuni
- evitare situazioni sociali, specialmente quelle che coinvolgono il cibo
- indossare abiti che nascondono la perdita di peso o la forma del corpo.
A questi segnali comportamentali, si aggiungono anche sintomi fisici come:
- perdita di peso significativa e dimagrimento rapido o inspiegabile
- debolezza e affaticamento, con una sensazione costante di stanchezza e mancanza di energia
- problemi dermatologici come pelle secca, capelli fragili, perdita di capelli
- nelle donne, amenorrea, complicanze in gravidanza e problemi di fertilità
- intolleranza al freddo
- vertigini o svenimenti, a causa di disidratazione o malnutrizione.
Come posso aiutare una persona con anoressia nervosa?
Un genitore, un partner o un amico che si trova a notare in una persona cara un disturbo come l’anoressia, può sentirsi sopraffatto e pieno di dubbi, più che normali:
come comportarsi con una persona che non vuole mangiare?
come gestire i pasti in famiglia?
come affrontare le resistenze di una persona cara che rifiuta categoricamente di iniziare un percorso di cura?
Ecco alcuni consigli su come avvicinarsi alla persona amata:
preparati: acquisisci conoscenze sull’anoressia per capire meglio la situazione
trova un momento tranquillo, senza distrazioni o pressioni temporali
assicurati che il luogo sia privato e sicuro.
Empatia e assenza di giudizio
Soprattutto se ti trovi a parlare di anoressia con un adolescente, che sta vivendo un periodo di vita estremamente complesso e delicato e a cui bisogna mostrare supporto e non giudizio, è fondamentale assumere un atteggiamento aperto e non giudicante.
Come iniziare una conversazione:
- mostra empatia: è fondamentale esprimere preoccupazione senza giudizio. Ad esempio, “Mi preoccupo per te e voglio aiutarti.”
- evita di accusare:, usa frasi come “Ho notato che…” invece di “Tu fai sempre…”
- ascolta attivamente: se la persona sceglie di aprirsi, lasciale lo spazio che le serve, senza interruzioni, mostrando comprensione. Se non si sente ancora pronta, cerca di rassicurarla del fatto che può condividere ciò che prova, quando si sentirà di farlo
- evita confronti o ultimatum: non minacciare o fare paragoni con altre persone. Un DCA porta con sé molte fragilità e con atteggiamenti rigidi si rischia di far chiudere ulteriormente in sé la persona
- non trasformare ogni pasto in un campo di battaglia: meglio concentrarsi su sicurezza, affetto e presenza, non solo sul “devi mangiare”
- evita discorsi sul peso e sull’aspetto fisico.
Dopo la conversazione:
- rispetta i suoi sentimenti: la persona potrebbe reagire con rabbia, negazione o tristezza. È importante rispettare le sue emozioni
- mantieni aperta la comunicazione: fai sapere che sei disponibile per parlare in qualsiasi momento
- non prenderla sul personale: se la reazione non è positiva, ricorda che è il disturbo a parlare, non la persona.
Anoressia e aiuto psicologico
Una volta aperto il dialogo, il passo successivo è incoraggiare la persona a cercare aiuto professionale, anche se può non essere semplice. Ecco come puoi facilitare questo processo:
fornisci informazioni: cerca e condividi risorse che possono essere utili, come i percorsi di terapia psicologica online o in presenza di Centro Lilac
offri supporto pratico: accompagna la persona alle visite mediche o agli appuntamenti terapeutici, agli incontri dei gruppi di supporto e dimostrati pronto a sostenerla anche nelle cose di ogni giorno, come fare la spesa o preparare un pasto
ascolta le sue paure: scegliere di affrontare un disturbo come l’anoressia non è semplice e il percorso verso la guarigione può essere molto impegnativo. La persona potrebbe avere timori riguardo al trattamento: ascolta e rispondi con empatia
rassicurala: sottolinea che cercare aiuto è un segno di forza, non di debolezza, e che non è da sola ad affrontare un percorso di recupero. Continua a offrire supporto senza forzare, anche quando quella persona non si sente pronta o non riesce a fare un altro passo verso la guarigione.
Il supporto durante il trattamento
Se la persona decide di intraprendere un percorso terapeutico, il tuo sostegno rimane fondamentale:
- comunica con i terapeuti: con il consenso della persona, mantieni un dialogo aperto con i professionisti coinvolti
- segui le linee guida: rispetta le indicazioni dei terapeuti riguardo al supporto da offrire
- sii paziente: il recupero è un processo lungo e può includere ricadute
- celebra i progressi: riconosci e festeggia i piccoli successi lungo il percorso
- offri comprensione: evita giudizi e mostra sempre empatia
- crea un ambiente sereno: durante i pasti, mantieni un’atmosfera tranquilla e positiva
- evita pressioni: non forzare la persona a mangiare e non commentare le sue scelte alimentari.
Un ambiente favorevole può facilitare il recupero. Ecco perché può essere utile promuovere attività positive come:
- hobby o uscite che non ruotino attorno al cibo, come passeggiate, cinema o arte
- esercizio fisico moderato: se approvato dai professionisti, attività leggere come lo yoga possono aiutare.
Cosa fare se la persona rifiuta qualsiasi aiuto medico?
Ecco come supportare chi rifiuta la terapia:
- rispettare i tempi della persona: scegliere di svolgere un percorso terapeutico significa anche prendere consapevolezza di avere un problema e questo non è sempre semplice. Dimostrare di essere sempre al fianco della persona sostenendola passo dopo passo, può aiutarla nel processo di accettazione
- proporre piccoli passi, non “tutto o niente”: invece di “devi fare terapia”, si può proporre di andare insieme a fare un colloquio informativo, per poi lasciare libera la persona di decidere se continuare, oppure iniziare con un controllo medico generico come “check-up”
- coinvolgere la rete di supporto (altri familiari, amici fidati, scuola/università, medico di base), ma evitando un “interrogatorio collettivo”.
Prendersi cura di sé stessi
Aiutare una persona cara affetta da anoressia nervosa è un gesto di grande amore e comprensione. Anche se il percorso può essere lungo e impegnativo, il tuo sostegno può fare una differenza significativa nella vita della persona amata.
Ma essere genitori o caregiver di una persona con disturbi alimentari può essere emotivamente e fisicamente impegnativo. È quindi essenziale prendersi cura di sé stessi per poter essere di aiuto. Questo può voler dire:
- riconoscere i propri limiti, comprendendo che non puoi risolvere tutto da solo
- cercare supporto per esprimere le proprie preoccupazioni
- imparare a gestire lo stress, con tecniche di rilassamento come meditazione, respirazione profonda, yoga o una routine di attività fisica
- stabilire dei confini: è importante avere momenti in cui ti distacchi dalla situazione per ricaricarti.
- riconoscere e accettare le proprie emozioni: provare frustrazione, paura o tristezza è normale. Riconoscere questi sentimenti è il primo passo per gestirli.
Ricorda che non sei solo in questo processo: i nostri psicoterapeuti esperti in DCA sono disponibili per offrire supporto sia a chi soffre di anoressia che ai loro familiari. Insieme, è possibile affrontare le sfide e lavorare verso una guarigione completa, costruendo un futuro più sano e felice.
Bibliografia
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