Body positivity vs body neutrality

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La body positivity e la body neutrality sono due approcci che scaturiscono dall’idea di mettere in discussione i canoni estetici che promuovono corpi snelli e “perfetti” in favore dell’accettazione di tutti i tipi di corpo, indipendentemente dalla taglia e dalle caratteristiche.

L’obiettivo è far sì che l’immagine corporea non sia più costretta dentro ideali di bellezza irrealistici, ma venga accettata e rispettata, qualsiasi essa sia. 

Questa istanza ha radici nelle lotte sociali e per i diritti civili di fine anni ‘60 statunitensi, ed è da lì che partiremo per scoprire cosa sono e qual è la differenza principale tra body positivity e body neutrality, che significa praticarle e qual è il dibattito della comunità scientifica sul tema. 

 

Cos’è la body positivity

Il nostro viaggio inizia negli Stati Uniti nel 1969 con il Fat Acceptance Movement, un movimento nato dall’indignazione di alcune persone con obesità che sentivano il peso della discriminazione che la società riservava loro in diversi ambiti di vita come il lavoro, l’educazione e la sanità.

Da questo movimento nasceranno la National Association to Advance Fat Acceptance (NAAFA), attiva ancora oggi, e il movimento Fat Underground, che interpretava la lotta alla grassofobia come istanza femminista. 

Il saggio sulla body positivity contenuto nel libro Anche questo è femminismo ci dà un’idea di quale peso avesse il corpo grasso nella società del tempo (e a essere onesti, anche oggi):

“Il grasso viene percepito come una colpa, un fallimento personale e qualcosa di facilmente evitabile o eliminabile con la forza di volontà. Non solo, il body shaming e il bullismo verso chi è grassə vengono spesso considerati dalle persone come uno di quei casi in cui il fine giustifica i mezzi: se attaccando possiamo convincere qualcuno a cambiare il suo corpo, allora un po’ di cattiveria è lecita.”

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Il movimento per i diritti delle persone grasse cresce negli anni ‘80  e ‘90: nel 1996, negli Stati Uniti, nasce il movimento The Body Positive, ma è con la diffusione sempre più pervasiva di internet e dei social media che oggi conosciamo il significato di body positivity, che non si concentra più solo sull’obesità e il sovrappeso, ma promuove accettazione e rispetto di tutti i tipi di corpi.

 

Cos’è la body neutrality

La body positivity si concentra sull’idea di amare il proprio aspetto indipendentemente dalle caratteristiche fisiche e si focalizza sull’autostima che deriva dall’accettazione del proprio corpo. 

Ma proprio questo focus sull’esteriorità ha sollevato diverse critiche al movimento, ritenuto limitato, che hanno dato vita al body neutrality movement (movimento per la neutralità del corpo).  

La definizione di body neutrality che leggiamo in alcune ricerche è “adozione di un approccio di accettazione e non giudizio verso il proprio corpo, minimizzando l’importanza dell’aspetto esteriore e considerando il corpo come un veicolo che accompagna la persona attraverso la vita.”

La ricerca citata ha identificato tre elementi chiave della body neutrality:

  • atteggiamento neutro e flessibile: riconoscere che i sentimenti verso il corpo cambiano e che bisogna osservarli senza giudizio
  • apprezzamento della funzionalità: focalizzarsi su ciò che il corpo permette di fare e non su com’è
  • autostima non legata all’aspetto: il valore personale deriva da qualità intrinseche e passioni, non dall’apparenza.

 

La body neutrality, dunque, non significa “non curarsi del corpo”, ma piuttosto “non definire il proprio valore in base all’aspetto”.

 

Differenze tra body positivity e body neutrality: cosa dice la psicologia?

Una recente ricerca ha provato a definire le differenze tra i due concetti per capire come questi due atteggiamenti verso il proprio corpo si collegano ad altre variabili psicologiche importanti: autostima, immagine corporea, mindfulness e gratitudine.

Il presupposto è che “Nonostante la crescente popolarità della body positivity e della body neutrality sui social media, la loro distinzione scientifica rimane poco chiara. 

La body positivity implica l’accettazione e un atteggiamento positivo verso il proprio corpo indipendentemente dagli ideali sociali, mentre la body neutrality enfatizza un approccio non giudicante incentrato sulla funzionalità del corpo.”

I risultati dello studio hanno evidenziato che i “motori psicologici” sono diversi: 

  • rispetto il body positive, più ti senti bene con te stesso e più hai un’immagine positiva del tuo corpo
  • nella body neutrality entrano in gioco anche la capacità di essere grati per ciò che si ha e la capacità di osservare i propri pensieri senza giudicarli (caratteristiche che possono essere sviluppate con la pratica della mindfulness).

 

Ecco una tabella che chiarisce le differenze tra body positivity vs body neutrality:

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DimensioneBody PositivityBody Neutrality
Frase chiave“il mio corpo è bello così com’è, lo accetto e lo amo”“il mio valore non dipende dal mio aspetto. Mi concentro su ciò che il mio corpo mi permette di fare”
Focus principaleAccettazione e affetto positivo verso il corpoNon-giudizio e de-enfatizzazione dell’aspetto
Relazione con l’apparenzaPuò includere giudizi positivi sull’aspettoRifiuta giudizi (positivi o negativi) sull’aspetto
Predittori psicologiciAutostima, immagine corporeaAutostima, gratitudine, mindfulness
Obiettivo praticoAmare il corpo nonostante gli standardNon definire il valore personale in base all’aspetto

 

Body positivity e body neutrality sui social media

Come abbiamo accennato all’inizio del nostro articolo, è con i social media che i concetti di body positivity e body neutrality sono diventati narrazioni dominanti sull’immagine corporea.

Per quanto riguarda la body positivity, studi hanno mostrato che l’esposizione a contenuti body positive su Instagram è associata a miglioramenti nell’umore, nella soddisfazione corporea e nell’apprezzamento del corpo rispetto a contenuti thin-ideal (dell’ideale di magrezza).

La comunità scientifica si è anche interrogata però su qual è il rischio della body positivity “da social”, e le ricerche hanno evidenziato che: 

  • contenuti body positive sessualizzati o modificati digitalmente possono aumentare l’auto-oggettivazione e il supporto a ideali di bellezza tradizionali 
  • il movimento, secondo alcune ricerche, può tendere a escludere corpi non conformi agli standard (persone con disabilità, anziani, persone non bianche) e di essere stato influenzato dall’industria della bellezza. 

 

Nonostante l’intento originario, la body positivity sui social media sembra essere diventata un contenuto estetizzato che, paradossalmente, rinforza le norme di bellezza che intendeva sfidare. 

Sulla body neutrality, specialmente in piattaforme come Instagram o Tik Tok, i contenuti ruotano attorno a tre temi principali: 

  • normalizzazione dei corpi diversi
  • rifiuto dell’aspetto come misura del valore personale
  • presentazione della body neutrality come alternativa “più realistica” alla body positivity. 

 

Tuttavia, la ricerca evidenzia significative contraddizioni: molti video #bodyneutrality sono in realtà contenuti body positivity mascherati, e la maggior parte dei creator (95,5% femminile, 77,5% bianco/caucasico) appartiene a un gruppo demografico ristretto, limitando l’inclusività promessa dal movimento. 

Inoltre, alcune ricercatrici sostengono che la body neutrality non sia un costrutto completamente nuovo, ma rifletta elementi già presenti nella letteratura scientifica sull’immagine corporea positiva, come l’apprezzamento della funzionalità e la flessibilità dell’immagine corporea.

Il loro position paper sfida 10 “miti” sulla body neutrality, tra cui l’idea che sia più realistica o inclusiva della body positivity, o che sia un punto intermedio tra immagine corporea negativa e positiva.

Le autrici partono da un’osservazione semplice: la body neutrality viene presentata come un’idea rivoluzionaria, un modo “nuovo” e “più realistico” di rapportarsi al proprio corpo rispetto alla body positivity o all’immagine corporea positiva.

Ma guardando da vicino le definizioni di body neutrality che circolano online e in alcuni articoli scientifici recenti, le ricercatrici notano che:

  • gli elementi chiave della body neutrality (apprezzare ciò che il corpo fa, accettare che i sentimenti sul corpo cambiano, non legare il proprio valore all’aspetto) sono già presenti da anni nella letteratura sull’immagine corporea positiva
  • non esiste ancora una misura scientifica validata per la body neutrality: i ricercatori che la studiano stanno usando strumenti creati per misurare l’immagine corporea positiva, come la Body Appreciation Scale o la Functionality Appreciation Scale.

 

Ma allora quale delle due è “migliore”? Forse, non è questa la domanda più corretta da porsi, quanto piuttosto come accettare il proprio corpo mantenendo serenità rispetto la propria immagine corporea?

 

Body positivity, body neutrality e DCA

Se i messaggi veicolati dai concetti di body positivity e body neutrality possono rappresentare un aiuto ad assumere atteggiamenti non giudicanti verso il proprio corpo e una strategia per favorire una maggiore accettazione della propria immagine corporea, nessuno dei due approcci può sostituire un intervento più profondo come quello terapeutico.

Le ricerche evidenziano come DCA e social media siano strettamente correlati, tanto che alcuni contenuti possono evolversi in fattori di rischio psicologici di sviluppo di disturbi alimentari. 

Questo significa che può essere utile e raccomandabile fare un uso responsabile dei contenuti web, per evitare che concetti come l’amore per il proprio corpo possano diventare invece ulteriore fonte di stress.

In presenza di una certa fragilità emotiva o di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, infatti, la persona può percepire molta pressione e senso di fallimento quando non riesce a “sentirsi positiva” verso il proprio corpo, e correre il rischio di acuire invece comportamenti disfunzionali verso il cibo.

Uno studio sperimentale ha mostrato che messaggi controllanti di body positivity, come “DEVI accettare il tuo corpo o non sarai mai felice” aumentano il senso di pressione e fallimento, rendendoli controproducenti. 

Inoltre, anche quando è positivo, il messaggio body positivity mantiene l’attenzione sull’apparenza fisica, perpetuando la prioritizzazione problematica dell’aspetto.

Anche la body neutrality può essere rischiosa: dire che “l’aspetto non conta” può essere interpretato come “non devo prendermi cura del mio corpo”, e portare la persona a non curarsi della propria salute fisica.

 

Come coltivare un’immagine corporea sana?

Mantenere un’immagine corporea sana non richiede di scegliere tra body positivity e body neutrality, ma piuttosto di adottare un approccio integrato e flessibile. Alcune strategie da mettere in atto suggerite dalla ricerca indicano, per esempio, la pratica della self-compassion, ovvero il trattarsi con gentilezza nei momenti di insicurezza.

Limitare l’esposizione a contenuti social che generano confronto negativo è un’altra strategia utile. Quando questi approcci non sono sufficienti in autonomia, può essere utile rivolgersi a professionisti del benessere psicologico, che supporteranno la persona a lavorare sulla propria autostima e sull’accettazione del proprio corpo.

Cercare un aiuto professionale non è un fallimento, ma un atto di cura verso se stessi e il team di Centro Lilac lavora proprio per dare supporto specializzato e personalizzato, così da aiutare la persona a ritrovare una maggiore consapevolezza di sé e un rapporto più sano con il cibo e il proprio corpo.

 

Bibliografia

 

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