Negli ultimi anni, il termine binge drinking (o heavy episodic drinking) è entrato nel linguaggio comune, soprattutto tra i giovani, e indica una forma di abbuffata alcolica che consiste nel consumare grandi quantità di alcolici in breve tempo, con l’obiettivo di ubriacarsi.
Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) si tratta di una tendenza, soprattutto giovanile, a cui prestare attenzione e da monitorare, perché può spesso riflettere dinamiche più profonde legate all’impulsività, alla ricerca di approvazione o alla gestione delle emozioni e può avere conseguenze anche gravi per la salute.
Cos’è il binge drinking
Secondo la definizione della World Health Organization, il binge drinking è “il consumo episodico eccessivo di alcol ed è definito come la percentuale di bevitori adulti (15+ anni) che hanno assunto almeno 60 grammi o più di alcol puro in almeno un’occasione negli ultimi 30 giorni. Un consumo di 60 grammi di alcol puro corrisponde approssimativamente a 6 bevande alcoliche standard.”
Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) descrive l’heavy episodic drinking come “un modello di consumo di alcol che porta la concentrazione di alcol nel sangue allo 0,08%, ovvero 0,08 grammi di alcol per decilitro, o superiore, e corrispondente a circa cinque drink per gli uomini e quattro per le donne in circa due ore.”
Un binge drinker, quindi, non è necessariamente una persona che beve tutti i giorni, ma quella che tende a concentrare grandi quantità di alcol in singoli episodi, di solito nel weekend o in occasioni di socialità.
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Il binge drinking nel DSM-5
Anche se il binge drinking non è presente nel DSM-5 come categoria diagnostica, di recente diversi studiosi si sono interrogati se, aggiungere un criterio sul binge drinking frequente (ad esempio, almeno una volta a settimana), aiuterebbe a identificare forme più lievi del disturbo, senza complicare la diagnosi.
Altre ricerche, invece, esplorano la soglia standard per il binge drinking, stabilita a un minimo di 5 drink perché si lega a un tasso alcolemico di circa 0,08% (che rappresenta il limite legale per guidare) chiedendosi se invece sia un’altra la soglia empirica che prevede al meglio sia effetti immediati sia problemi a lungo termine.
La citata ricerca, conclude che la soglia minima di 5 drink è utile e standard (e buona per attività di prevenzione), ma per screening clinici serve specificità più alta (per esempio 10 drink o oltre).
Le cause del binge drinking: perché si cade nell’eccesso?
Le cause dell’abbuffata alcolica sono molteplici e intrecciano aspetti psicologici, sociali e culturali. Alcuni studi mostrano come il binge drinking, presente soprattutto in adolescenza e giovane età adulta, sia:
- correlato a maggiore presenza di sintomi ansiosi e depressivi e a difficoltà nel riconoscere le emozioni
- venga utilizzato come tentativo rapido e disfunzionale di regolare stati interni difficili da tollerare.
Tra i fattori più ricorrenti che possono causare il binge drinking, infatti, troviamo:
- pressione del gruppo e desiderio di appartenenza, soprattutto in adolescenza e nei contesti universitari
- difficoltà nel gestire ansia, stress, solitudine o altre emozioni che impattano negativamente sulla persona, con l’alcol usato come strategia di coping
- ricerca di “disinibizione” e divertimento immediato, sostenuta da un contesto culturale che normalizza l’alcohol binge
- possibile vulnerabilità neurobiologica: alcune ricerche indicano che le fasi di sviluppo cerebrale in cui il controllo degli impulsi è ancora relativamente immaturo, possono rappresentare un fattore di rischio chiave per l’insorgenza del binge drinking negli adolescenti e nei giovani adulti.
Binge eating, binge drinking e drunkoressia
Alcune ricerche hanno indagato i possibili collegamenti tra il binge eating disorder (ovvero il consumo eccessivo e incontrollato di cibo tramite abbuffate, senza comportamenti compensatori) e il binge drinking.
Il modello di consumo di cibo basato sulle abbuffate si innesca in risposta alla presenza o all’evitamento di stati d’animo negativi, così come accade nelle abbuffate alcoliche.
L’assunzione eccessiva di alcol e cibo sembrano condividere quindi meccanismi di reattività agli stimoli simili. Entrambi:
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- riflettono il consumo eccessivo di sostanze
- sembrano condividere alcune caratteristiche chiave come impulsività, nevroticismo, disfunzione della ricompensa, emozioni come ansia, depressione, senso di colpa) e danni fisici (ad esempio, problemi gastrointestinali e del sonno).
Inoltre, sia l’alcol che i cibi appetibili (ricchi di grassi, zucchero e/o sale) sono densi di calorie e attivano il circuito di ricompensa cerebrale.
Un aspetto correlato, spesso meno riconosciuto, è poi quello della drunkoressia: un comportamento che combina restrizione alimentare e consumo eccessivo di alcol. Chi ne soffre riduce drasticamente il cibo assunto per “compensare” le calorie dell’alcol o per potenziarne gli effetti, con gravi rischi per la salute fisica e mentale.
Sebbene non sia presente nel DSM-5 come categoria diagnostica ufficiale, la drunkoressia mette in luce come i disturbi alimentari e quelli legati all’alcol possano intrecciarsi, condividendo meccanismi di impulsività, controllo e ricerca di regolazione emotiva.
Le conseguenze del binge drinking
Gli effetti del binge drinking sull’organismo e sulla mente sono significativi, anche quando gli episodi non sono quotidiani. Ricerche su adolescenti e giovani adulti che consumano molto alcol hanno evidenziato, tra i danni del binge drinking, un assottigliamento della corteccia prefrontale e alterazioni della sostanza bianca, con ripercussioni su memoria di lavoro, processi decisionali e controllo inibitorio.
Nel breve termine, le conseguenze dell’abbuffata alcolica possono essere:
- aumento di incidenti, comportamenti sessuali a rischio, aggressioni e altri esiti legati alla perdita di autocontrollo
- blackout mnemonici e compromissione delle capacità di giudizio
- peggioramento di sintomi ansiosi e depressivi nei giorni successivi all’episodio di abuso.
Riguardo i rischi a lungo termine, il binge drinking è associato a un piccolo ma significativo deficit neurocognitivo globale, con impatto più marcato sul decision-making e sull’inibizione, oltre che al rischio di sviluppare un disturbo da uso di alcol.
Differenza tra binge drinking e alcolismo cronico
Il binge drinking è un pattern episodico di consumo eccessivo concentrato nel tempo, spesso legato a contesti specifici (weekend, feste, eventi), mentre l’alcolismo cronico (nel DSM-5 “disturbo da uso di alcol”) implica una relazione continuativa con la sostanza, con tolleranza, sintomi di astinenza e perdita di controllo sul bere.
Tuttavia, come abbiamo accennato, il binge drinking in adolescenza e giovane età adulta può alterare lo sviluppo cerebrale in aree coinvolte nel controllo degli impulsi e nella regolazione emotiva, aumentando nel tempo il rischio di evoluzione verso un disturbo da uso di alcol.
L’impatto del binge drinking in Italia
In Italia, il binge drinking tra i giovani è un fenomeno preoccupante. A raccontarlo ci sono diverse statistiche sul binge drinking tra i giovani italiani. Secondo il report Alcohol Prevention Day 2025 basato sui dati del 2023, le fasce della popolazione in cui sono state registrate le più elevate frequenze di consumatori a rischio risultano essere quella dei minori 16-17enni di entrambi i sessi. Come si legge nella ricerca,
“Hanno bevuto per ubriacarsi l’11,3% tra i maschi e il 4,5% tra le femmine, con i giovani 18-24enni che fanno registrare le frequenze più elevate. Il fenomeno del binge drinking non risparmia gli adulti in età produttiva (25-64 anni): il 14,3% dei maschi e il 5,5% delle femmine bevono per ubriacarsi.
L’andamento dei binge drinkers nella popolazione italiana mostra negli ultimi 10 anni un progressivo, incontrastato, costante aumento nelle femmine, che in 10 anni sono aumentate dell’80% passando dal 2,5% nel 2013 al 4,5% nel 2023.”
Come prevenire il binge drinking nei giovani in Italia
Secondo l’Osservatorio Nazionale Alcol (ONA), “I dati sconfortanti sul consumo di alcol tra i giovani e i minori, confermano il mancato rispetto della legalità e delle norme che limitano l’accesso alle bevande alcoliche ai minori e dimostrano la costante assenza d’interventi”.
Le strategie proposte dall’Istituto Superiore di Sanità si suddividono in due tipi:
“1) interventi a livello sociale (ad esempio la riduzione della disponibilità di alcol, l’aumento delle sanzioni per gli esercenti per il rispetto dell’età minima legale per la vendita e somministrazione di alcol, interventi sull’etichettatura delle bevande con messaggi dei rischi per la salute
2) interventi individuali, finalizzati a rendere i giovani consapevoli sui rischi per la salute.”
Binge drinking: come uscirne
Il percorso di recupero dal binge drinking richiede consapevolezza, supporto e, spesso, un intervento psicologico mirato. Riconoscere l’episodio di abbuffata alcolica come un segnale di un disagio più profondo, è il primo passo per intervenire e chiedere aiuto. Un team di professionisti potrà:
- valutare il pattern di consumo e, se necessario, utilizzare gli strumenti più adatti per misurare la gravità dell’uso di alcol e gli effetti fisici
- intervenire con percorsi di psicoterapia, per ridurre la frequenza degli episodi e permettere di sviluppare strategie alternative di regolazione emotiva.
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