Quando parliamo di Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, sottolineiamo sempre come i fattori di rischio siano multifattoriali e come, tra questi, bisogna annoverare quelli sociali e culturali, come quelli rappresentati e veicolati dai social media.
A ciascuno di noi, scorrendo i feed social è capitato infatti di vedere contenuti che promuovono standard di bellezza spesso irrealistici, propinano diete miracolose e spingono a raggiungere un certo tipo di immagine corporea, innescando meccanismi di confronto sociale e perfezionismo che, specie in persone già fragili, possono portare a conseguenze rischiose per la salute.
In questo articolo approfondiamo qual è la relazione tra disturbi alimentari e social media, ma con una premessa: non si tratta di demonizzare le piattaforme social in sé, ma di comprendere e imparare come scegliere e gestire i contenuti di cui fruire per evitare che questi si trasformino in fattori di rischio psicologici di sviluppo di disturbi alimentari.
Le ricerche concordano infatti nell’affermare che i social media non causano direttamente i disturbi alimentari, ma chi ne usa troppo ha più probabilità di avere preoccupazioni per il corpo, comportamenti alimentari problematici o pensieri ossessivi sul cibo e sul peso.
Disturbi alimentari e social media: cosa dice la ricerca
La connessione tra DCA e social media è molto studiata nella comunità scientifica, che si interroga sui meccanismi che rendono queste piattaforme fattori di rischio predisponenti per lo sviluppo di un DCA.
Una ricerca ha analizzato 50 studi scientifici provenienti da 17 paesi per capire come i social media influenzano l’immagine corporea tra giovani di 10-24 anni.
Il risultato è chiaro: chi usa i social media ha più probabilità di sviluppare preoccupazioni per il proprio corpo, disturbi alimentari e problemi di salute mentale. Questo accade attraverso tre meccanismi principali:
- confronto sociale: le immagini di persone “perfette” portano a un confronto con la propria immagine e spesso provocano senso di inadeguatezza. La persona misura il suo corpo reale con corpi filtrati e irrealistici e, quando non riesce a raggiungere quello standard, si sente “sbagliata”, meno valida o fallita, alimentando frustrazione e desiderio di modificare il corpo per avvicinarsi a quell’ideale
- internalizzazione dell’ideale estetico: messaggi come “magrezza= bellezza e successo” vengono di frequente interiorizzati, cioè assunti come verità personali e standard da raggiungere, trasformando un ideale esterno in una regola interna che guida il comportamento. La persona inizia a credere che per essere valida, amata o di successo deve essere magra, e questo orienta le sue scelte alimentari, l’autovalutazione e il rapporto con il corpo
- auto-oggettificazione: la persona inizia a percepirsi come oggetto da valutare esteticamente, non come individuo. Il corpo diventa quello che “si vede” piuttosto che quello che è o fa e la persona la persona si giudica per come appare (forma, peso, curve), non per le sue qualità, emozioni, capacità o valore umano, trasformando il corpo in un prodotto da ottimizzare e perdendo il contatto con la propria esperienza interna.
Un’altra ricerca suggerisce che “è necessario distinguere categorie specifiche di siti, come i social media ad alta componente visiva, quando ci si concentra sugli esiti relativi all’immagine corporea. Concentrarsi su piattaforme di social media specifiche potrebbe a sua volta portare a una prevenzione più mirata per un utilizzo sicuro dei social network tra gli adolescenti.”
Vediamo dunque, più nello specifico, le peculiarità di alcune di queste piattaforme.
DCA e Instagram
Instagram è un social media prettamente visivo e veicola dunque in modo massiccio le immagini di corpi “perfetti” raggiunti con diete estreme, eccessivo esercizio fisico o uso di farmaci a fini estetici come i GLP-1 agonisti, spesso promossi da influencer o star del cinema.
Uno studio ha indagato “l’uso problematico di Instagram e la psicopatologia dei disturbi alimentari” coinvolgendo un campione di 386 giovani donne di cui 152 avevano ricevuto una diagnosi di DCA. Queste utilizzavano Instagram più del gruppo di controllo e mostravano livelli più elevati di uso problematico di Instagram.”
Questa piattaforma sembra essere estremamente rischiosa per i comportamenti a favore dell’anoressia, come dimostrano le analisi su migliaia di immagini che promuovono l’astinenza e l’autodisciplina soprattutto nelle ragazze.
Un’altra ricerca ha evidenziato invece come “un maggiore utilizzo di Instagram è risultato associato a una maggiore tendenza all’ortoressia nervosa, mentre nessun altro social network ha mostrato questo effetto.”
Come abbiamo visto, Instagram, essendo prevalentemente un mezzo visivo, esacerba l’insoddisfazione corporea e aumenta la probabilità di disturbi alimentari promuovendo costantemente ideali di bellezza irraggiungibili e tendenze come thinspiration e fitspiration, intese a “ispirare” le persone a raggiungere rispettivamente la magrezza o la forma fisica.
Nel contesto dei disturbi alimentari, come evidenziano diversi studi “questi concetti possono contribuire a ideali di immagine corporea malsani. La thinspiration si concentra in genere sulla promozione della magrezza estrema come obiettivo estetico, mentre la fitspiration enfatizza il raggiungimento di un fisico in forma e muscoloso.” e può portare alla vigoressia.
Ma Instagram non è l’unico social a rischio: anche TikTok può indurre ansia e deficit di attenzione a causa dei suoi contenuti intensi e rapidi.
TikTok e disturbi alimentari
TikTok è una piattaforma video il cui algoritmo registra i dati dei singoli utenti e propone video progettati per catturarne l’attenzione con estrema rapidità. A indagarne i meccanismi in relazione ai disturbi alimentari è una ricerca che sottolinea come “anche i contenuti apparentemente innocui di fitspiration possono avere conseguenze psicologiche per gli spettatori.”
Su questa piattaforma, infatti, oltre a contenuti espliciti che incoraggiano anoressia e bulimia, hashtag come #GymTok e #FoodTok propongono contenuti relativi alle proprie e altrui routine alimentari quotidiane, trasformazioni di perdita di peso, cultura della dieta e routine di allenamento.
Anche il rischio di sviluppare binge eating è evidente, come dimostrato da una ricerca che avverte: “Maggiore è l’uso dei social media da parte dei partecipanti, maggiore è la probabilità che abbiano un aumento dell’appetito o dell’intenzione di mangiare, il che può portare al binge eating”.
Un team dell’Università della California del Sud, ha creato un dataset che copre il periodo da gennaio 2019 a giugno 2024, di 43.040 video di TikTok, raccolti utilizzando parole chiave e hashtag relativi ai disturbi alimentari.
Questo dataset, come dichiarato dai ricercatori “mira a fornire informazioni utili per le strategie di mitigazione dei rischi associati ai contenuti dannosi, contribuendo con preziose intuizioni allo studio della salute digitale e del ruolo dei social media nel plasmare la salute mentale.”
Disturbi alimentari e YouTube
Su YouTube, la letteratura scientifica è meno ricca rispetto a Instagram e TikTok, ma i lavori più vicini al tema mostrano che i video su immagine corporea, dieta e recupero possono avere un ruolo rilevante nella percezione dei DCA.
Lo conferma una ricerca che ha evidenziato come anche attraverso questa piattaforma corra molta disinformazione: “Informazioni a favore dell’anoressia sono state individuate nel 29,3% dei video relativi all’anoressia. I video pro-anoressia sono meno comuni dei video informativi tuttavia, in termini proporzionali, i contenuti pro-anoressia sono più apprezzati e valutati dagli spettatori.”
Un’altra ricerca ha analizzato alcuni video di alimentazione su YouTube come i mukbang, video in cui una persona consuma enormi quantità di cibo mentre interagisce con i propri spettatori o le eating challenge, da cui emerge come le abbuffate siano molto coinvolgenti per chi guarda.
Contenuti social e benessere psicologico
Web e social media sono oggi una fonte primaria di informazione per una quota molto ampia della popolazione, soprattutto tra i giovani e l’uso di internet e la sua relazione con i DCA è stata ampiamente dimostrata dalla ricerca. Ma come far sì che i contenuti abbiano un approccio corretto e scientifico?
Il conflitto etico tra libertà di espressione e moderazione dei contenuti pro-DCA sulle piattaforme social è oggi oggetto di dibattiti e ricerche, specie in relazione al benessere psicologico.
Un’indagine sui video di YouTube sull’anoressia nervosa, per esempio, conferma la centralità informativa di queste piattaforme e l’esigenza di un controllo più rigido sulla qualità dei contenuti e di chi li produce.
Un recente studio per esempio, suggerisce che seguire influencer su Instagram può avere un effetto negativo sull’immagine corporea delle donne, sviluppare maggiore insoddisfazione per il proprio corpo e aumentare i sintomi dei disturbi alimentari, soprattutto quando i contenuti sono molto centrati su fisico, dieta e clean eating, fitness e aspetto estetico.
Il senso di inadeguatezza e insoddisfazione non resta solo sul piano dell’autostima: può tradursi in pensieri e comportamenti alimentari problematici, come controllo eccessivo del peso, restrizioni alimentari o preoccupazione costante per il corpo e il cibo.
Anche il tempo speso in queste piattaforme è da tenere in considerazione e gestire: una ricerca che afferma come “Ogni ora aggiuntiva di tempo totale trascorso davanti allo schermo e sui social media è risultata associata a una maggiore probabilità di paura dell’aumento di peso, autostima legata al peso, comportamenti compensatori per prevenire l’aumento di peso, abbuffate e disagio legato alle abbuffate”
Naturalmente non è solo il tempo online a contare, ma l’esposizione a contenuti visivi, di confronto e centrati su corpo e cibo e le interazioni con gli altri utenti.
Un ulteriore rischio dei social è infatti il cyberbullismo sul corpo e il body shaming: insulti e prese in giro sull’aspetto fisico possono aumentare vergogna, insoddisfazione corporea e vulnerabilità ai disturbi alimentari.
Oggi, le piattaforme social cercano di fornire agli utenti strumenti come la gestione del tempo speso sulle piattaforme e contrastare i contenuti pro-DCA con rimozione, limitazione della visibilità, filtri sugli hashtag e messaggi di supporto (alcune piattaforme mostrano messaggi di aiuto o numeri utili quando gli utenti cercano parole chiave legate a DCA), ma la moderazione resta disomogenea e spesso aggirabile.
Come posso gestire i social in modo consapevole?
I tanti studi su DCA e social media ci aiutano a comprendere che questi non sono da intendere come “causa unica” dei disturbi alimentari, ma come un ambiente che può rinforzare vulnerabilità già presenti e rendere più probabile il malessere corporeo.
Nelle stesse piattaforme infatti è possibile fruire di contenuti che invece esaltano la body positivity e la body neutrality: i risultati di una ricerca hanno infatti rivelato che l’insoddisfazione corporea è aumentata dopo la visualizzazione delle immagini fitspiration ed è diminuita dopo la visualizzazione dei post body positivity e body neutrality.
Ciascuno di noi può scegliere come utilizzare i social media. Ecco allora una breve checklist dei comportamenti da seguire per gestirli con maggiore consapevolezza ed evitare che i contenuti influenzino la percezione di sé:
- riduci i contenuti che si focalizzano sull’aspetto fisico: smetti di seguire account che spingono confronto, dieta rigida, “before/after”, body checking o fitness estremo. L’esposizione a immagini idealizzate è uno dei meccanismi più collegati a insoddisfazione corporea e disordered eating
- segui profili affidabili e vari: privilegia fonti scientifiche, dietisti, nutrizionisti e psicologi qualificati e contenuti che mostrano corpi diversi e messaggi non giudicanti. Questo aiuta a bilanciare la dieta mediatica e a ridurre l’internalizzazione dell’ideale estetico
- evita lo scroll prima dei pasti: farlo a stomaco vuoto o in momenti di stress può aumentare fame percepita, confronto e impulsi a mangiare in modo disordinato. Anche i like e i segnali social sui cibi possono orientare le scelte alimentari
- usa attivamente i filtri delle piattaforme: silenzia parole chiave, limita suggerimenti, usa “non mi interessa”, e fai pulizia periodica del feed. Questo riduce la probabilità che l’algoritmo continui a proporti contenuti trigger
- fai una pausa se noti segnali di allarme: se dopo l’uso dei social aumentano ansia, sensi di colpa, controllo del corpo o pensieri rigidi sul cibo, è utile interrompere la sessione e preferire attività offline
Se senti di non riuscire a gestire il modo in cui utilizzi i social media e che questo ti influenzi portandoti a comportamenti poco salutari, rivolgiti a professionisti esperti, che sapranno guidarti verso una maggiore consapevolezza e, soprattutto, aiutarti a scoprire e comprendere eventuali cause sottostanti che possono provocare il tuo stato di malessere e farti rischiare un rapporto disfunzionale con il cibo.
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