DCA, vacanze e viaggi: cosa succede quando a partire è una persona con disturbi alimentari?

DCA, vacanze e viaggi
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Per molte persone, organizzare un viaggio o una vacanza e poi partire è qualcosa di stimolante, gioioso e fonte di relax. Ma cosa succede quando è una persona con un disturbo alimentare ad affrontare un viaggio? E quando si trova a trascorrere le vacanze e momenti festivi in famiglia? 

L’idea di dover adattare le proprie abitudini a un contesto nuovo, diverso (come un posto sconosciuto) o a volte conflittuale (come può capitare in alcune famiglie), può far emergere timori e tensioni: pasti non programmabili, la sensazione di non poter nascondere il proprio corpo, la fatica di mostrarsi sereni mentre chi è accanto vive l’entusiasmo della partenza, le domande invadenti dei parenti.

Le strategie che la persona può mettere in atto allora possono essere due: rinunciare a quel viaggio o vacanza per evitare lo stress, o decidere comunque di partire, nascondendo le proprie difficoltà.

 

Le sfide psicologiche da affrontare per chi viaggia con un DCA

Uscire dalla propria comfort zone, soprattutto per chi soffre di DCA/DNA (disturbi della nutrizione e dell’alimentazione), altera gli equilibri

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  • il ritmo delle giornate cambia
  • i pasti possono diventare imprevedibili (per esempio mangiare in aeroporto o al ristorante) 
  • l’esposizione del proprio corpo in contesti sociali come una spiaggia e il confronto con i corpi altrui è più probabile.

 

L’interruzione della routine può scatenare stress e amplificare emozioni come ansia e vergogna, la percezione distorta del proprio corpo e l’urgenza di controllo, con il rischio di portare a evitamento sociale o isolamento, anche in gruppo.

 

DCA e vacanze estive: fragilità a nudo

In estate, costumi da bagno e abbigliamento leggero espongono il corpo a sguardi altrui, riattivando vergogna e disgusto interiore che si riscontrano spesso in disturbi come l’anoressia

Il clima caldo invita a mostrare la pelle ma, per chi vede il proprio corpo come nemico, una vacanza estiva diventa momento doloroso in cui le proprie fragilità si acuiscono e diventano ancora più difficili da gestire, soprattutto se il tempo della vacanza è trascorso insieme ad amici o familiari.

I social media peggiorano il quadro: foto di corpi “perfetti” sulle piattaforme web alimentano ideali di bellezza e forma fisica irrealistici, spingendo a restrizioni caloriche o a esercizi fisici estremi anche in vacanza. 

 

DCA e vacanze in famiglia

Soprattutto in Italia, le festività tradizionali, ma anche un pranzo della domenica, sono spesso sinonimo di riunioni di famiglia, tavole imbandite e porzioni generose. 

Pensiamo al Natale o alle vacanze di Pasqua per chi soffre di un DCA: la propria routine alimentare è del tutto sconvolta da pranzi e cene in famiglia, in cui non è raro sentire commenti di familiari come “Mangia, sei troppo magro”, “Dovresti evitare i dolci, con quei chili in più che ti ritrovi”, “ Sei dimagrita, stai benissimo!”.

Trovarsi di fronte non solo a una grande abbondanza di cibo, ma anche a giudizi espliciti su quanto (o quanto poco) mangiamo, può essere profondamente doloroso per chi sta lottando con un disturbo alimentare. 

Chi soffre di DCA/DNA spesso sorride nascondendo la propria ansia da cibo e pensando a come potrà compensare le abbuffate adottando, per esempio, condotte compensatorie come accade nella bulimia.

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Strategie da adottare per gestire un DCA in viaggio e in vacanza

Come potersi godere un viaggio e una vacanza mentre si lotta con un DCA? Possiamo mettere in atto alcune strategie utili a gestire l’ansia dell’esposizione corporea e l’interruzione delle proprie routine alimentari, ma anche la tendenza al perfezionismo e al controllo che spesso si celano dietro i disturbi alimentari.

Le strategie possono essere diverse ma tutte devono essere messe in atto tenendo in considerazione flessibilità e adattamento al contesto e al ritmo della vacanza. 

Non è certo una cosa facile, ma può essere l’occasione per iniziare a farsi guidare più dal proprio senso di fame e sazietà rispetto che da regole troppo rigide autoimposte e iniziare a comunicare i propri bisogni senza vergogna.

Si può provare a:

  • guardare in anticipo i ristoranti e le proposte alimentari del luogo in cui si andrà in vacanza, così da farsi un’idea di  menù e scegliere più consapevolmente dove mangiare
  • preparare snack da portare con sé e stabilire un programma giornaliero approssimativo che includa orari per alimentazione e riposo
  • scegliere un abbigliamento comodo e confortevole, per minimizzare l’ansia da esposizione corporea e sentirsi più a proprio agio
  • prendersi del tempo per pratiche che aiutano a gestire lo stress come la mindfulness o la respirazione profonda
  • condividere con i compagni di viaggio i propri bisogni e quello che serve per sentirsi al sicuro
  • coinvolgere una persona di fiducia, che magari sa come aiutare una persona con disturbi alimentari, per avere supporto nei momenti per te più difficili. E anche se queste persone non possono essere fisicamente presenti, mantenersi in contatto con loro con messaggi e chiamate.

 

DCA e viaggio: il racconto di una rinascita

Nel nostro webinar Viaggiare con un disturbo alimentare, Giuseppe Magistrale (psicoterapeuta, responsabile clinico e founder Lilac) insieme a Beatrice Zamagni, dietista non prescrittiva e coordinatrice di Lilac Savona, ha incontrato Daniele Bossetti, group leader esperto EF, e Letizia Venturini, autrice del libro Quanto lontano dovrai correre.

Il libro è una testimonianza di trasformazione, rinascita e guarigione grazie a dei viaggi, intrapresi a seguito di un trauma che ha portato l’autrice a sviluppare il Binge Eating Disorder.

Nel suo libro, Venturini racconta di come il suo disturbo alimentare si manifesti durante diverse fasi del viaggio, come un’ombra che riemerge nei momenti di stress, solitudine o mancanza di controllo:

“L’ossessione per il corpo era sempre lì. Camminavo tantissimo e ogni giorno avevo molta fame, ma l’ansia di ingrassare non mi lasciava in pace e non mi permetteva di godere del cibo come avrei voluto. Ogni pasto era un calvario mentale.”

Racconta però anche di un percorso di consapevolezza: “Il mio rapporto con il cibo continuava infatti a essere una sfida. Il modo compulsivo con cui mangiavo, le abbuffate, la fame emotiva. Anche lì, la mente mi ossessionava con pensieri intrusivi. […] Mi resi conto di quanto fosse lontana da me l’idea di cibo come nutrimento.

Da lì, attraverso l’esplorazione di tantissimi luoghi e la conoscenza di tante persone, l’autrice vive diverse esperienze che la aiutano a osservare le sue emozioni senza giudicarle e a riconoscere il valore del suo corpo come parte della natura intera. 

La consapevolezza e l’accettazione diventano strumenti fondamentali per affrontare il disturbo alimentare e ritrovare un equilibrio interiore.

 

Il supporto della terapia psicologica se vai in vacanza con un DCA

L’esperienza di Letizia Venturini è sicuramente molto significativa e fonte di ispirazione. Non per tutte le persone che stanno lottando o gestendo un DCA/DNA, però, è semplice intraprendere un percorso come quello dell’autrice. Da dove partire, allora?

Per noi, il primo e più importante viaggio è quello interiore alla riscoperta di sé, che non ha bisogno necessariamente di un biglietto aereo. 

Uno psicoterapeuta esperto in DCA potrà rivelarsi un ottimo compagno di viaggio, perché potrà aiutare a individuare pensieri e comportamenti disfunzionali legati al cibo e lavorerà insieme al paziente, attraverso una mirata terapia per disturbi alimentari, per supportarlo a ritrovare serenità, autostima e un rapporto sano con il cibo.

Per affrontare il viaggio o la vacanza, potrà suggerire strumenti come il diario alimentare, ma anche concordare sessioni terapeutiche a distanza, come quelle proposte da Centro Lilac, e svolgerne poi altre post viaggio.

I DCA/DNA non “vanno in vacanza”, è vero, ma anche i viaggi possono diventare occasione di trasformazione e farci riscoprire la bellezza di ciò che siamo, dentro e fuori.

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