Educazione alimentare: un percorso di nutrizione consapevole

Educazione alimentare
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Mangiare in modo equilibrato non significa soltanto scegliere alimenti sani o avere un adeguato apporto calorico. Oggi, infatti, nella nostra società, abbiamo a disposizione  proposte alimentari vastissime ma, spesso, anche informazioni contraddittorie tra loro e tendenze che possono mettere a rischio la nostra salute psicofisica.

È in questo contesto che l’educazione alimentare assume un’importanza fondamentale per far sì che il nostro modo di alimentarci sia consapevole e sereno, e sia basato sull’ascolto dei nostri reali bisogni ed esigenze.

 

Che cosa si intende per educazione alimentare?

Secondo la definizione di educazione alimentare della FAO, “L’educazione alimentare non consiste solo nell’apprendere informazioni sugli alimenti e sui nutrienti, ma anche nell’apprendere cosa fare e come agire per migliorare l’alimentazione.”

L’educazione alimentare è dunque un processo educativo continuativo che ha l’obiettivo di costruire comportamenti alimentari equilibrati e sostenibili.

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Per questo, rientra nei programmi di promozione della salute anche in Italia: il Ministero della Salute infatti, sulla base delle indicazioni dell’OMS, ha diffuso le linee guida per una sana alimentazione, che hanno l’obiettivo di lavorare sulla “prevenzione delle malattie cronico-degenerative, la promozione di salute e longevità, la sostenibilità sociale ed ambientale.”

 

Cosa significa fare educazione alimentare

Fare educazione alimentare non significa trasmettere nozioni sugli alimenti o sul fabbisogno calorico. Educare sui principi di educazione alimentare significa supportare le persone verso una maggiore consapevolezza e aiutarle a:

  • comprendere il legame tra mente, corpo e cibo
  • riconoscere i propri segnali di fame e sazietà
  • superare stereotipi culturali e mediatici legati all’immagine corporea
  • scegliere alimenti in modo più consapevole, in base a salute, gusto, ambiente e cultura.

 

Gli obiettivi principali sono quindi formare un pensiero critico verso il cibo, ridurre i comportamenti a rischio e favorire il benessere psicofisico attraverso l’autoregolazione alimentare.

 

Chi può fare educazione alimentare?

Nel contesto dell’educazione a una sana alimentazione, è fondamentale la figura dell’educatore alimentare

Il suo ruolo non è prescrittivo (non formula diete), ma formativo: costruisce percorsi di prevenzione, sensibilizzazione e informazione rivolti a gruppi, scuole o comunità. 

Attraverso attività di consulenza di educazione alimentare, promuove abitudini sane che tengano conto di abitudini e stili di vita, differenze individuali e culturali, sostenendo l’autonomia decisionale della persona.

Per esempio, un educatore alimentare può organizzare laboratori sensoriali per bambini, percorsi di mindful eating per adulti o incontri formativi in scuole, università e aziende.

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Differenza tra educatore alimentare e nutrizionista

Un educatore alimentare può lavorare in sinergia con altri professionisti della salute come i nutrizionisti, per esempio nelle attività di prevenzione, in attività di educazione alimentare a scuola o nel caso in cui ci sia la necessità di supporto a un nutrizionista specializzato in disturbi alimentari

Naturalmente, ci sono delle differenze da tenere in considerazione: un nutrizionista è un professionista che ha conseguito una Laurea Magistrale in Scienze dell’Alimentazione, Biotecnologie o Biologia e ha svolto l’Esame di Stato per l’iscrizione all’albo. 

Per diventare educatore alimentare, invece, si possono seguire dei corsi, alcuni dei quali riconosciuti da Enti nazionali e internazionali, come nel caso di quello su educazione alimentare e sport riconosciuto dal CONI.

Non si deve necessariamente conseguire una laurea, perché in Italia si tratta di una figura professionale regolata dalla Legge 4/2013 sulle associazioni professionali non ordinistiche.

Per questo motivo, però, un educatore alimentare non può assolutamente elaborare strategie nutrizionali sulla base di eventuali esigenze mediche e di salute o per il raggiungimento di un peso naturale. Non può, insomma, svolgere iniziative di educazione alimentare “per dimagrire” o gestire una patologia.

 

Educazione alimentare nella scuola primaria

L’infanzia è il momento ideale per introdurre l’educazione alimentare. Attraverso giochi, laboratori e attività pratiche, i bambini sviluppano curiosità e rispetto verso il cibo, imparano l’importanza della varietà e costruiscono abitudini sane che potranno mantenere da adulti. 

Elementi di corretta alimentazione ed educazione nutrizionale nella prima infanzia e nella scuola primaria, sono inoltre utili per favorire il dialogo tra famiglia e scuola per la gestione di problematiche come la neofobia alimentare.

In Italia si svolgono ogni anno diverse iniziative di educazione alimentare per bambini delle scuole primarie italiane e delle scuole medie, spesso finanziati da MIUR, Regioni o enti privati e che spesso prevedono la realizzazione di orti scolastici, l’approfondimento della conoscenza delle filiere produttive, laboratori esperienziali sul cibo e visite a fattorie didattiche.

L’importanza dell’educazione alimentare, naturalmente, è centrale anche nella scuola secondaria di secondo grado, periodi di vita in cui si verificano diversi cambiamenti fisici e psicologici e in cui possono emergere diverse fragilità, influenzate dall’ambiente sociale e digitale frequentato.

L’adolescenza è infatti una fase molto delicata in cui possono essere messi in atto con facilità  comportamenti disfunzionali riguardo al cibo, spesso per gestire emozioni come tristezza, noia, insoddisfazione, oppure bassa autostima, tendenza al perfezionismo e stress.

 

 

Educazione alimentare e DCA

L’educazione alimentare può rappresentare una forma di prevenzione primaria dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione ma anche un importante strumento di riabilitazione.

Come diciamo sempre, intervenire nella gestione e cura di un DCA significa seguire strategie personalizzate condotte da team multidisciplinari con psicologi specializzati in DCA, nutrizionisti e tra cui può esserci anche la figura dell’educatore alimentare.

Promuovere l’ascolto corporeo, il rispetto di sé e la consapevolezza delle proprie scelte alimentari può ridurre il rischio di rigidità cognitive, abitudini disfunzionali come una dipendenza da cibo o il perfezionismo, che possono essere segnali di insorgenza di un DCA.

Nei contesti clinici e di supporto psicologico, l’educatore alimentare collabora con psicologi e terapeuti per favorire il recupero di una relazione armoniosa con il cibo (per esempio con strumenti come il diario alimentare), non più guidata dal controllo o dalla colpa, ma dalla consapevolezza e dal piacere.

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