A tutti noi può capitare di vivere periodi in cui emerge il desiderio di mangiare di notte o la sera. Quando questo comportamento è occasionale e legato ad abitudini transitorie (per esempio degli orari di lavoro particolari o un periodo di stress che ci fa saltare i pasti diurni), possiamo parlare di fame notturna.
Se però avere fame di notte si evolve in una condizione cronica con il rischio che diventi invalidante, potremmo trovarci di fronte alla night eating syndrome (NES o sindrome da alimentazione notturna).
Questo disturbo si caratterizza per il consumo eccessivo di cibo nelle ore notturne ed è frequentemente associato a difficoltà nel sonno, alterazioni dei ritmi circadiani e problemi psicologici come ansia e depressione.
Differenze tra fame notturna e night eating syndrome
La fame notturna e la night eating syndrome sono due fenomeni collegati ma non sovrapponibili. Le principali differenze tra fame notturna e night eating syndrome sono relative alla frequenza e all’impatto sulla vita quotidiana:
- nel primo caso il comportamento può essere intermittente e legato a periodi specifici (stress, diete rigide, cambiamenti di routine),
- nella NES, il mangiare di notte diventa una modalità abituale e persistente di regolazione emotiva e del sonno.
La NES rientra nei disturbi dell’alimentazione e prevede criteri diagnostici specifici e associazione con disturbi del sonno e dell’umore. Gli attacchi di fame della fame notturna, pur potendo creare disagio, non soddisfano invece i criteri diagnostici per classificarla come disturbo. Entriamo più in dettaglio nei prossimi paragrafi.
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Cos’è la fame notturna
La “fame notturna” è caratterizzata da attacchi di fame serali o notturni che spingono la persona a mangiare la sera tardi o dopo essersi svegliati nel cuore della notte. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di fame nervosa, quindi con una forte componente emotiva o impulsiva.
La persona può sperimentare fame improvvisa notturna, desiderio di cibi molto calorici e sensazione di conforto o sollievo immediato dopo aver mangiato.
Quando questi episodi si ripetono, si parla spesso di fame compulsiva notturna, causata per esempio da elevato stress, stanchezza o emozioni difficili non pienamente gestite. In questi casi non sempre si configura un vero disturbo alimentare, ma si tratta comunque di un comportamento che può diventare abitudinario e dannoso nel tempo.
Perché mi viene sempre fame di notte?
Chi sperimenta la fame notturna si sarà posto sicuramente questa domanda. Le cause della fame notturna, come abbiamo accennato, possono essere fisiologiche, psicologiche o comportamentali.
Tra queste bisogna considerare:
- i ritmi circadiani alterati
- l’abitudine a saltare i pasti durante il giorno
- l’uso di schermi fino a tardi
- il consumo di caffeina o alcol la sera
- intenso esercizio fisico (come capita nel bodybuilding)
- eventuali terapie farmacologiche che influiscono su appetito e sonno.
Ci sono poi ulteriori cause che possono occorrere all’insorgenza della fame notturna:
- gravidanza: i cambiamenti ormonali e le esigenze energetiche crescenti possono portare a sperimentare fame notturna
- seguire una dieta chetogenica: il basso apporto di carboidrati può provocare fame notturna e attacchi di fame improvvisa nei primi periodi di adattamento, essendo l’organismo in cerca di fonti energetiche rapide
- diabete: gli squilibri glicemici associati a terapie, ipoglicemie reattive o alimentazione non adeguata durante la giornata, possono causare attacchi di fame notturna.
Sul versante psicologico, la fame compulsiva notturna è spesso legata a stress cronico, ansia, umore depresso, difficoltà a gestire emozioni spiacevoli e tendenza all’emotional eating.
Anche una bassa autostima, la percezione negativa della propria immagine corporea e una storia di diete restrittive possono favorire il passaggio da “spuntino di conforto” a un attacco di fame notturno ricorrente.
Cos’è la night eating syndrome (NES)
La night eating syndrome o sindrome da alimentazione notturna è un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione classificato tra gli OSFED, cioè in quella categoria che raggruppa i DCA che non soddisfano pienamente i criteri diagnostici stabiliti per l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa o altri disturbi specifici, ma che presentano comunque problematiche alimentari rilevanti e significative dal punto di vista clinico.
La NES è caratterizzata da tre elementi chiave:
- scarso appetito al mattino (anoressia mattutina)
- iperfagia serale (consumo di una quantità significativa di cibo dopo cena)
- risvegli notturni con ingestione di cibo.
A differenza della fame notturna, perché vi sia una diagnosi di NES rappresenta un pattern stabile e ripetuto, con sintomi presenti per almeno alcuni mesi e legati a un marcato disagio.
Il DSM-5 sottolinea che “Vi sono consapevolezza e ricordo di aver mangiato. L’alimentazione notturna non è meglio spiegata da influenze esterne come la modificazione del ciclo sonno-veglia dell’individuo oppure da norme sociali locali. […]
I pattern di alimentazione disordinata non sono meglio spiegati dal disturbo da binge-eating o da un altro disturbo mentale, compreso l’uso di sostanze, e non sono attribuibili a un altro disturbo medico oppure all’effetto di farmaci.”
In molti casi, nella sindrome da alimentazione notturna sono presenti umore depresso serale, ansia, senso di perdita di controllo sull’alimentazione e convinzioni disfunzionali del tipo “se non mangio non mi addormento”, che rinforzano il circolo vizioso.
Cause specifiche della night eating syndrome
Nella night eating syndrome le cause sono multifattoriali e comprendono una combinazione di vulnerabilità biologica, alterazioni neuroendocrine, fattori psicologici e contesto sociale.
Uno studio del 2025 ha indagato come la sindrome da alimentazione notturna si colleghi a insonnia e a qualità di vita di un campione di studenti universitari. I risultati suggeriscono che:
“la NES è più diffusa nelle donne ed è associata a un BMI ridotto, fumo, scarsa attività fisica e livelli di stress elevati. Il fattore psicologico significativo emerso durante questa ricerca riguardo alla NES è lo stress, in contrasto con gli studi precedenti che hanno indicato una correlazione tra depressione e ansia e NES.”
Studi clinici evidenziano spesso un’alterazione del ritmo di secrezione di alcuni ormoni (melatonina, cortisolo, leptina) e un disallineamento tra orologio biologico e ritmo alimentare, con spostamento dell’assunzione calorica verso sera/notte.
Una ricerca ha approfondito questi aspetti, concludendo che “Nei soggetti che mangiano di notte, si verificano complesse alterazioni neuroendocrine caratteristiche, con attenuazione delle secrezioni notturne di melatonina e leptina e aumento della secrezione circadiana di cortisolo.” I ricercatori sostengono infatti che:
“I meccanismi alla base dell’aumentata stimolazione del CRH (corticotropina) potrebbero coinvolgere alterazioni nei sistemi neurotrasmettitoriali, causando un aumento dell’appetito notturno e un’alterazione del ritmo sonno-veglia.
Ciò potrebbe, in una certa misura, spiegare le alterazioni delle secrezioni circadiane di melatonina e leptina e le caratteristiche comportamentali della sindrome da alimentazione notturna.”
Dal punto di vista psicologico, molte persone con NES presentano disturbi d’ansia o dell’umore, elevata sensibilità allo stress, difficoltà di regolazione emotiva e pattern di pensiero rigidi.
La credenza “se non mangio non dormo” o “la sera è l’unico momento per me, quindi mangio” consolida un’associazione stretta tra cibo, sollievo emotivo e sonno, che rende più difficile interrompere il comportamento.
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Mangiare di notte: conseguenze sulla salute
Tra le principali conseguenze della fame notturna si osservano:
- aumento del rischio di sovrappeso e obesità
- peggioramento del profilo glicemico e lipidico
- maggiore probabilità di sindrome metabolica
- patologie cardiovascolari nel lungo periodo.
L’apparato digerente è meno efficiente di notte, quindi la digestione è più lenta e il carico su stomaco e intestino più impegnativo.
Sul piano psicologico, la fame notturna (e ancor più la sindrome da alimentazione notturna) si associano spesso a senso di colpa, vergogna, calo dell’autostima e ritiro sociale, con aumento di ansia e umore depresso.
In molti casi si instaura un vero e proprio circolo vizioso: la persona mangia per ridurre emozioni negative, si giudica duramente dopo l’episodio, sta peggio emotivamente e utilizza di nuovo il cibo come regolatore interno.
Mangiare di notte fa quindi anche ingrassare? L’aumento di peso dipende dal bilancio calorico complessivo e dalla qualità degli alimenti, ma concentrare molte calorie in fascia serale/notturna può peggiorare la qualità del sonno e favorire, nel tempo, disturbi metabolici.
Dal punto di vista clinico, le conseguenze del mangiare di notte non riguardano solo il peso ma, come abbiamo detto, anche la glicemia, la funzionalità gastrointestinale, il rischio di reflusso, la regolazione degli ormoni della fame e della sazietà, oltre che il tono dell’umore e i livelli di energia diurni.
In chi presenta NES, inoltre, il circolo vizioso a cui abbiamo accennato, può contribuire a mantenere più a lungo la sintomatologia.

Fame notturna e insonnia
La fame improvvisa notturna può insorgere quando si va a letto molto tardi, si arriva alla sera con un grande buco calorico, oppure si associa il rilassamento serale a snack ipercalorici davanti agli schermi.
Nel tempo, questo accoppiamento “letto-cibo” o “notte-spuntino” può rendere più difficile sia addormentarsi senza mangiare, sia mantenere un sonno continuo e ristoratore.
Il legame tra fame notturna e insonnia è stato indagato anche da diversi studi, tra cui una ricerca sui cibi ultra processati (UPF).
Nella ricerca si legge che “Gli alimenti ultra-processati possono compromettere la qualità del sonno attraverso molteplici percorsi fisiologici. Questi includono interruzioni neuroendocrine, come livelli aumentati di grelina e cortisolo e concentrazioni ridotte di leptina, che promuovono la fame e compromettono la secrezione di melatonina”.
Nelle conclusioni della stessa ricerca, si evidenzia “una netta correlazione tra il comportamento alimentare notturno e il consumo di cibi ultra processati.
Ciò può essere in parte spiegato dall’elevata appetibilità e praticità degli UPF, che possono promuovere spuntini a tarda notte e interrompere i normali processi metabolici e circadiani. Inoltre, il loro basso contenuto di fibre e proteine può portare a risposte di sazietà inadeguate, incoraggiando ulteriormente l’alimentazione edonistica nelle ore serali.”
Il team di studiosi ricorda però anche che “variabili psicologiche come i sintomi depressivi, l’alimentazione emotiva e lo stress percepito hanno dimostrato di mediare la relazione tra dieta e qualità del sonno.
La disregolazione emotiva può contribuire sia a comportamenti alimentari malsani che a cattive abitudini del sonno, formando un potenziale circolo vizioso biopsicosociale.”
Cosa mangiare di notte
Nell’ottica di modificare gradualmente l’abitudine ai pasti notturni, è consigliato orientarsi verso il consumo di cibi leggeri, frutta secca, frutta fresca associata a una piccola quota proteica (per esempio un pezzetto di formaggio magro), oppure una tisana calda con un piccolo snack integrale.
Da evitare cibi molto grassi, cibi zuccherini, bevande alcoliche o stimolanti (come quelle che contengono teina o caffeina), che possono causare reflusso e risvegli successivi e ulteriore instabilità glicemica.
E, come dimostra la ricerca citata qualche paragrafo addietro, è bene non consumare i cibi ultra processati come patatine, dolci industriali, bibite zuccherate e bevande gassate, piatti pronti e cibi da fast food.
Idealmente, l’obiettivo è spostare la maggior parte dell’apporto calorico nella prima parte della giornata, ma nell’immediato possono essere utili spuntini leggeri, bilanciati e non troppo zuccherini.
Rimedi per fame nervosa notturna e NES
Come smettere di mangiare di notte? Per uscire dall’abitudine della fame compulsiva serale e notturna, bisogna lavorare su più livelli adottando un approccio multidisciplinare:
- acquisire corrette abitudini alimentari diurne
- imparare a gestire le emozioni
- curare la propria igiene del sonno.
Uno psicologo per i DCA potrebbe rappresentare un aiuto fondamentale. Innanzitutto, attraverso un preciso e approfondito iter diagnostico, potrebbe individuare se si tratta di fame notturna o di night eating syndrome.
La diagnosi è utile a stabilire il tipo di intervento e a individuare che cosa “rappresenta” il cibo consumato di notte, a livello emotivo: per esempio consolazione, compagnia, pausa dallo stress, rituale per addormentarsi.
Insieme a un nutrizionista, poi, si potrebbe strutturare un percorso alimentare bilanciato, come per esempio tre pasti principali e uno-due spuntini durante il giorno, in modo da non arrivare alla sera affamati o svuotati dopo lunghe ore di digiuno.
Nel caso di fame nervosa notturna, potrebbero essere efficaci interventi psicoeducativi, coaching nutrizionale e strategie comportamentali (spostare la cena a un orario più consono, pianificare uno spuntino serale leggero, evitare digiuni prolungati, lavorare su routine e gestione dello stress).
Per la night eating syndrome, che è un quadro clinico più complesso, i rimedi includono spesso un approccio integrato: valutazione medica, supporto nutrizionale e psicoterapia cognitivo-comportamentale o altri modelli evidence-based per i disturbi dell’alimentazione.
In alcuni casi selezionati, il medico può valutare l’uso di farmaci per regolare l’umore o il sonno, ma la parte centrale del lavoro resta la ristrutturazione dei ritmi alimentari e del sonno, insieme alla costruzione di nuove modalità di affrontare emozioni e stress senza ricorrere al cibo notturno.
Infine, può essere utile tenere un diario alimentare per riconoscere trigger emotivi e situazioni a rischio, praticare tecniche di rilassamento e routine serali regolari, ridurre l’esposizione a schermi e svolgere attività piacevoli non legate al cibo.
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