Uno degli strumenti più utilizzati e suggeriti dai professionisti che si occupano di disturbi alimentari e di nutrizione è il diario alimentare: in questo articolo, scopriremo in dettaglio che cos’è, come utilizzarlo e a cosa può essere utile, provando a portare alcuni esempi.
Che cos’è un diario alimentare
Possiamo intendere il diario alimentare come un “registro”, cartaceo o digitale, in cui vengono annotate quotidianamente o settimanalmente diverse informazioni legate alle nostre abitudini alimentari.
Non si registrano solo i pasti (quando e a che ora mangiamo, cosa consumiamo) ma anche in quale contesto consumiamo il cibo e quali sono le reazioni fisiche e le emozioni che sperimentiamo prima, durante e dopo ogni pasto.
Per questo motivo, il diario alimentare è anche definito a volte “diario alimentare emozionale”.
Perché il diario alimentare può essere utile
Monitorare le nostre abitudini alimentari può essere d’aiuto in diverse circostanze. Per esempio, il diario alimentare può aiutare a:
- aiutare a riconoscere quali alimenti e situazioni favoriscono benessere e quali invece possono creare disagio, fisico o emotivo
- sostenere una maggiore consapevolezza delle proprie abitudini alimentari, senza finalità di controllo o restrizione
- gestire una patologia, come nel caso del diabete.
Ma non è tutto. Oltre casi sopraelencati, il diario alimentare può rivelarsi molto utile anche per osservare e scoprire il legame tra cibo ed emozioni e aiutarci, per esempio, a comprendere le ragioni che causano gli attacchi di fame o un’alimentazione “disordinata”.
In questo senso, il diario alimentare si rivela un utilissimo alleato nel trattamento dei disturbi alimentari, vediamo meglio perché.
Diario alimentare e DCA
Come abbiamo già accennato, il diario alimentare è uno strumento utile ad acquisire maggiore consapevolezza delle nostre abitudini alimentari e quali influenze esse possono avere sulle nostre emozioni.
Per questo motivo, è uno strumento molto utilizzato nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare come anoressia, bulimia o binge eating. In questi casi, il diario alimentare è spesso creato e gestito insieme a un nutrizionista e a uno psicologo per i DCA.
Grazie al diario alimentare per disturbi alimentari, è possibile registrare, oltre ai pasti, tutti quegli aspetti emotivi e cognitivi legati al cibo. Questo potrà aiutare a:
- identificare pattern di comportamento disfunzionali (come per esempio le abbuffate, le restrizioni o i comportamenti compensatori)
- far emergere le emozioni legate al cibo (come accade nel caso della fame nervosa)
- favorire la consapevolezza e rendere più incisivo il percorso terapeutico.
Un recente studio qualitativo sull’utilizzo del diario alimentare su persone in fase di recupero da un DCA, ha evidenziato come questo strumento sia stato utile per esplorare esperienze ed emozioni e quanto abbia contribuito a mantenere il recupero, inteso come “processo piuttosto che come punto di arrivo”. In questi casi infatti, il diario non serve a “fare meglio la dieta”, quanto piuttosto a osservare. Attraverso questo processo, è possibile rendere visibile il legame tra emozioni e comportamenti alimentari
Nei contesti clinici, come sottolineato nelle Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione del Ministero della Salute, viene utilizzata anche la Scheda di monitoraggio che, a differenza del diario alimentare, viene compilata in tempo reale e che viene definita:
“un adattamento del diario alimentare, usata nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione sia da operatori esperti di nutrizione, che si occupano della riabilitazione nutrizionale, sia dagli operatori dell’area psicologica, in particolare nella terapia cognitivo comportamentale”
A differenza del diario alimentare, infatti, la compilazione in tempo reale porta a una maggiore accuratezza e consente di:
- “fornire un quadro dettagliato del comportamento alimentare, portando di conseguenza all’attenzione del terapeuta e del paziente la natura del disturbo dell’alimentazione”
- “rendere più consapevole il paziente di quello che sta facendo nel preciso momento in cui lo fa, facilitando il cambiamento di comportamenti che sembrano automatici e fuori dal controllo”
- individuare determinati comportamenti ed emozioni del paziente, come la vergogna in caso di difficoltà nella compilazione delle parti dedicate ai propri comportamenti, o l’eccessiva precisione delle calorie consumate, dalla quale può evincersi un controllo eccessivo sul cibo.
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Come creare un diario alimentare

Un diario alimentare può avere diversi formati, può essere cartaceo, gestito online o attraverso specifiche app, purché queste ultime non abbiano tra le loro funzioni quella del conteggio calorico, che potrebbe invece favorire comportamenti controllanti e disfunzionali.
Una volta scelto il modello di diario alimentare a noi più funzionale, possiamo creare una tabella o uno schema nei quali inserire le informazioni che abbiamo scelto di monitorare.
Facciamo un esempio di ciò che potrebbe contenere un diario alimentare:
- data e ora di ogni pasto
- tipologia di cibo consumato
- luogo ed eventuale presenza di altre persone con cui viene consumato il pasto
- senso di fame, senso di sazietà o altri sintomi fisici
- emozioni sperimentate sia prima, che durante che dopo il pasto.
Quali benefici ci regala il diario alimentare?
Tenere un diario alimentare giornaliero o settimanale, può aiutarci a scoprire che tipo di rapporto abbiamo con il cibo, conoscere meglio le abitudini alimentari che abbiamo e che legame c’è tra queste e la nostra emotività.
Un diario alimentare settimanale (anche fai da te) da compilare, potrà essere utile per:
- sviluppare maggiore consapevolezza di ciò che mangiamo
- allenare la motivazione nel prendersi cura di sé, notando i progressi rispetto al rapporto con il cibo e alle emozioni collegate
- favorire la prevenzione evidenziando eventuali comportamenti alimentari disfunzionali e circoli viziosi legati al cibo.
In termini squisitamente clinici, invece, come abbiamo visto può essere una fonte molto utile per i professionisti sanitari per avere dati su cui creare un percorso terapeutico specifico.
Uno strumento, non una soluzione
Il diario alimentare non deve essere inteso come una “cura” né come un mezzo per controllare il corpo o il peso. È uno strumento: può aiutare a osservare con più chiarezza il proprio rapporto con il cibo, ma da solo non risolve le difficoltà legate all’alimentazione.
Il rischio, se usato con un’ottica prescrittiva, è che diventi un ulteriore meccanismo di controllo o di giudizio. Per questo, in un approccio rispettoso dei principi Health At Every Size (HAES), il diario alimentare è proposto come uno spazio di esplorazione:
- non serve a verificare se “si è mangiato bene o male”, ma a capire come ci si sente in relazione al cibo e alle situazioni in cui si mangia;
- non ha come obiettivo il dimagrimento o la “perfezione alimentare”, ma la possibilità di riconoscere schemi ricorrenti, emozioni e bisogni reali;
- non è un esercizio di precisione o autocontrollo, ma un’occasione per aumentare la consapevolezza, aprendo la strada a un rapporto più libero e sereno con l’alimentazione.
Il valore del diario, quindi, non sta nella quantità di dettagli registrati o nella “coerenza” con una dieta, ma nella possibilità di portare alla luce aspetti del proprio vissuto che altrimenti rimarrebbero invisibili. In questo senso, può diventare un alleato prezioso da condividere con professionisti esperti, quando serve, per costruire percorsi di cura personalizzati e rispettosi della persona in tutte le sue dimensioni.
Temi di soffrire di un disturbo alimentare?
Bibliografia
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