Informazioni e statistiche sui disturbi del comportamento alimentare

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Quante persone soffrono di disturbi alimentari in Italia?

In Italia, secondo i dati 2025 di SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza), oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA). I numeri sono passati da 300.000 nei primi anni 2000 a più di 3 milioni oggi: più che decuplicato in vent’anni, accelerata dalla pandemia da COVID-19.

L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso la Piattaforma DA, ha registrato a settembre 2025 un aumento del 27,5% di assistiti rispetto all’anno precedente, con oltre 850 ricoveri di cui 701 donne. Il Ministero della Salute stima un incremento medio del 35% in Italia dal 2019. All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma le nuove diagnosi sono aumentate del 60% nello stesso periodo (da 138 nel 2019 a 226 nel 2024) e gli accessi al pronto soccorso sono raddoppiati (da 463 a 911 nel biennio post-pandemia).

I numeri parlano di un’emergenza di salute pubblica concreta: i disturbi alimentari sono oggi la seconda causa di morte tra le giovani donne dopo gli incidenti stradali, e l’età di esordio si è abbassata, con casi documentati anche tra gli 8 e i 10 anni.

I dati italiani sui disturbi alimentari nel 2025

Le quattro infografiche qui sotto sintetizzano i dati più aggiornati sull’epidemiologia dei DCA in Italia, raccolti da fonti istituzionali (ISS, SINPIA, Ministero della Salute, Ospedale Bambino Gesù) e meta-analisi internazionali. Ogni grafico è interattivo: passa il cursore per vedere i numeri esatti, oppure apri la tabella sotto per consultare i dati grezzi.

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La crescita post-pandemia (2019 → 2024)

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma le nuove diagnosi sono aumentate del 64% in cinque anni, gli accessi al pronto soccorso sono quasi raddoppiati e i ricoveri sono cresciuti del 67%. È la fotografia di un’emergenza che non si è ancora arrestata.

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Bambino Gesù — confronto 2019 vs 2024
Indicatore2019 (pre-pandemia)2024Variazione
Nuove diagnosi annuali138226+64%
Accessi al pronto soccorso (biennio)463911+97%
Ricoveri annuali180~300+67%

Fonte: Ospedale Pediatrico Bambino Gesù — comunicato 2024.

Distribuzione per età: il 30% dei pazienti ha meno di 14 anni

Il dato più allarmante secondo i neuropsichiatri infantili di SINPIA: l’esordio si è abbassato e oggi quasi un terzo delle persone con disturbi alimentari ha meno di 14 anni, con casi documentati anche tra gli 8 e i 10 anni. La fascia 14-18 resta la più colpita in assoluto.

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Distribuzione percentuale dei pazienti per fascia d’età
Fascia d’età% pazienti
Sotto i 14 anni30%
14–18 anni40%
18–25 anni22%
Oltre 25 anni8%

Fonte: SINPIA — Comunicato Giornata Fiocchetto Lilla 2025.

Mortalità: l’anoressia ha l’SMR più alto fra i disturbi mentali

L’SMR (Standardized Mortality Ratio) misura quante volte è più alto il rischio di morte rispetto alla popolazione generale di pari età e sesso. Per l’anoressia nervosa è 5,21 — significa che chi ne soffre ha oltre 5 volte la probabilità di morire rispetto a una persona della stessa età senza il disturbo. È il tasso più alto fra le patologie psichiatriche.

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Standardized Mortality Ratio per disturbo (meta-analisi 2024)
DisturboSMRInterpretazione
Anoressia nervosa5,215x rischio
EDNOS / OSFED2,512,5x rischio
Bulimia nervosa2,202,2x rischio
Binge eating disorder1,461,5x rischio
Popolazione generale1,00riferimento

Fonte: European Eating Disorders Review 2024 — meta-analisi su 36 studi.

La rete italiana di cura: 225 strutture mappate dall’ISS

L’Istituto Superiore di Sanità, attraverso la Piattaforma Disturbi Alimentari, ha mappato a settembre 2025 una rete di 225 strutture distribuite sul territorio nazionale: 137 servizi del Servizio Sanitario Nazionale, 34 del privato accreditato convenzionato e 54 associazioni. Per la guida regione per regione ai centri principali, vai alla guida completa ai centri italiani.

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Composizione della rete italiana di cura per i DCA — settembre 2025
Tipo di strutturaNumero
Centri di cura SSN137
Centri privato accreditato convenzionato34
Associazioni54
Totale225

Fonte: ISS — Piattaforma Disturbi Alimentari, mappatura settembre 2025.

Da 300.000 a oltre 3 milioni: i pazienti DCA in Italia dal 2000 al 2023

Secondo l’analisi de Il Sole 24 Ore (luglio 2023), il numero di persone in cura per anoressia, bulimia e binge eating disorder in Italia è passato da circa 300.000 nel 2000 a oltre 3 milioni nel 2023: una crescita di circa 10 volte in poco più di vent’anni, con un’accelerazione netta dopo la pandemia da COVID-19. Lo stesso articolo riporta che il registro Rencam 2022 ha contato 3.158 decessi correlati ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.

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Persone in cura per DCA in Italia, confronto 2000 vs 2023
AnnoPersone in curaNote
2000circa 300.000baseline pre-aumento
2023oltre 3.000.000+10x rispetto al 2000
2022 (Rencam)3.158 decessidiagnosi correlate, età media 35 anni

Fonte: Cristina Da Rold — Il Sole 24 Ore Info Data, 21 luglio 2023. Dato Rencam 2022 (Registro nominativo cause di morte).

Qual è il disturbo alimentare più comune?

I livelli esatti dei vari disordini alimentari sono difficili da valutare. Uno studio del 2017 di Hay et al. ha dimostrato che l’anoressia rappresenta l’8% dei casi, il disturbo della restrizione/limitazione del cibo (ARFID) il 5%, il disturbo da alimentazione incontrollata il 22%, la bulimia il 19% e altri disturbi specifici dell’alimentazione o della nutrizione (OSFED) il 47%.

A che età si sviluppano i disturbi alimentari?

Sebbene molti disturbi alimentari si sviluppino durante l’adolescenza, non è affatto inusuale che le persone sviluppino disturbi alimentari in età infantile o adulta. Infatti, siamo a conoscenza di casi di anoressia nei bambini a partire dai 6 anni e alcune ricerche riportano casi che si si sono sviluppati nelle donne over 70. Al di fuori della fascia d’età stereotipata, le persone hanno meno probabilità di ricevere una diagnosi adeguata a causa della mancanza di comprensione e consapevolezza dei disturbi alimentari in queste fasce d’età.

Quanto durano i disturbi alimentari?

Una ricerca condotta in Australia indica che la durata media dell’anoressia è di otto anni e cinque anni per la bulimia. Tuttavia, queste malattie possono anche diventare gravi e croniche, durano per molti anni e hanno un effetto estremamente debilitante sui malati e sulle loro famiglie. Prima si ricevono le cure del caso, più è probabile che si possa guarire completamente.

È possibile guarire da un disturbo alimentare?

Sì. Nel nostro centro le storie di guarigione sono frequenti. Le ricerche suggeriscono che circa il 46% dei pazienti anoressici guarisce completamente, il 33% migliora e il 20% rimane malato cronico. In sintesi, fino all’80% di chi entra in cura finisce per stare significativamente meglio di quando ha iniziato. Ricerche simili sulla bulimia suggeriscono che il 45% guarisca completamente, il 27% migliora notevolmente e il 23% continua a soffrire cronicamente.

Quanto sono devastanti i disturbi alimentari?

L’anoressia nervosa ha il tasso di mortalità più alto fra le patologie psichiatriche: una meta-analisi pubblicata nel 2024 su European Eating Disorders Review, condotta su 36 studi indipendenti, ha calcolato uno Standardized Mortality Ratio (SMR) di 5,21. Significa che chi soffre di anoressia ha oltre 5 volte la probabilità di morire rispetto a una persona della stessa età e sesso senza il disturbo.

Anche gli altri disturbi mostrano un eccesso di mortalità rispetto alla popolazione generale: SMR 2,51 per i disturbi non altrimenti specificati (EDNOS/OSFED), 2,20 per la bulimia nervosa, 1,46 per il binge eating disorder. Le cause più frequenti di morte sono complicanze cardiache (aritmie da squilibri elettrolitici, soprattutto ipopotassiemia), suicidio e — per chi ha un quadro grave non trattato in tempo — l’esito del cachexia. La buona notizia: la mortalità si riduce drasticamente quando il percorso di cura inizia entro i primi 3 anni dall’esordio.

I disturbi alimentari si manifestano in famiglia?

Esiste una componente di familiarità documentata: avere un parente di primo grado (madre, padre, fratelli) con un disturbo alimentare aumenta il rischio individuale. Studi sui gemelli stimano un’ereditabilità tra il 50% e l’83% per l’anoressia e tra il 30% e l’83% per la bulimia. Più recentemente, studi di genetica psichiatrica hanno identificato loci specifici che si sovrappongono a quelli di disturbi metabolici e psichiatrici, suggerendo una base biologica complessa.

Detto questo, la genetica spiega una predisposizione, non un destino. Ambiente, contesto familiare, eventi di vita, pressione culturale sul corpo e accesso alle cure sono altrettanto rilevanti — e sono fattori su cui si può intervenire. Per chi vive accanto a una persona che soffre di un DCA, la rete di supporto è importante quanto il percorso clinico: per questo abbiamo dedicato una sezione ai caregiver.

Come si fa a capire se una persona soffre di disturbi alimentari?

I segnali iniziali sono spesso comportamentali e non strettamente legati al peso: ossessione per cibo o calorie, restrizioni rigide, episodi di abbuffata, comportamenti compensatori (vomito autoindotto, esercizio fisico eccessivo, lassativi), isolamento sociale durante i pasti, alterazioni della percezione del proprio corpo. La perdita di peso visibile è un segnale tardivo: nel binge eating disorder e in alcune forme di bulimia, ad esempio, il peso può rimanere stabile per anni nonostante il disturbo sia grave.

Se ti riconosci in questi segnali, o stai osservando qualcuno che ti sta vicino, il primo passo è un confronto con un’équipe specializzata. Lilac mette a disposizione un test online gratuito basato su strumenti clinici validati (EAT-26) che in pochi minuti restituisce un primo orientamento, e una prima consulenza gratuita di 15 minuti con un membro dell’équipe per valutare insieme se serve un percorso e quale.

Fonti e metodologia

I dati riportati in questo articolo provengono da fonti istituzionali e da meta-analisi peer-reviewed, indicate volta per volta accanto al dato. Di seguito l’elenco completo delle fonti consultate, aggiornato a maggio 2026.

Fonti italiane

Fonti internazionali

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