La nutrizione clinica è una disciplina medica che ha come obiettivo centrale migliorare il profilo nutrizionale individuale, poiché un corretto stato nutrizionale rappresenta un fattore determinante per potenziare la risposta ai trattamenti e favorire esiti clinici migliori.
Per comprendere meglio il significato di nutrizione clinica, riportiamo la definizione che ne dà l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) che la descrive come “la disciplina medica che si occupa della prevenzione, diagnosi e cura della malnutrizione (per eccesso, difetto o selettiva) e delle alterazioni metaboliche nei pazienti, affrontando anche le patologie in cui l’intervento dietetico-nutrizionale è terapeutico.”
A differenza dell’alimentazione, che si riferisce alla modalità con cui vengono forniti al nostro organismo gli alimenti di cui necessita per vivere, la nutrizione è la scienza che studia i processi che permettono all’organismo di utilizzare i nutrienti contenuti nei cibi.
La nutrizione clinica, quindi, è una branca medica di fondamentale importanza per il miglioramento della salute della popolazione e della qualità delle cure.
Dietologia e nutrizione clinica
Come abbiamo visto, la nutrizione clinica comprende lo studio e l’applicazione pratica di tutte le tecniche e le risorse a disposizione per nutrire correttamente coloro che non possono alimentarsi normalmente, oppure che presentano condizioni che non permettono loro di assorbire gli alimenti che introducono.
La dietologia, invece, è la scienza che studia l’applicazione pratica dei principi di una corretta alimentazione nel soggetto sano e in presenza di patologie che possono essere aggravate da un’alimentazione scorretta.
L’approccio integrato di dietetica e nutrizione clinica combina la pianificazione dietetica personalizzata con le tecniche di nutrizione artificiale (enterale e parenterale) quando necessario. Questo approccio è particolarmente importante in ambito ospedaliero.
Differenza tra nutrizione clinica e nutrizione preventiva
La nutrizione clinica si rivolge a pazienti con patologie, mentre la nutrizione preventiva è indirizzata a soggetti sani a rischio. L’obiettivo dei due approcci è diverso: la nutrizione clinica mira a trattare la malnutrizione, mentre la nutrizione preventiva punta a prevenire l’insorgenza di patologie.
Il setting di intervento è anch’esso distinto: la nutrizione clinica opera principalmente in ospedale e territorio, mentre la nutrizione preventiva agisce a livello comunitario, nelle scuole e aziende.
Per quanto concerne l’intervento, la nutrizione clinica utilizza dietoterapia e nutrizione artificiale, mentre la nutrizione preventiva si avvale di educazione alimentare e screening.
Infine, le patologie di riferimento sono differenti: la nutrizione clinica si occupa di malnutrizione e malattie croniche, mentre la nutrizione preventiva si rivolge ai soggetti sani per mantenere un adeguato stato nutrizionale e di salute attraverso l’educazione alimentare e la prevenzione.
Dietoterapia: il trattamento nutrizionale
Adottare un regime alimentare basato sulle specifiche esigenze del paziente consente di svolgere un trattamento nutrizionale utile alla prevenzione o alla gestione di alcune patologie, e può includere:
- counseling nutrizionale: con un percorso di educazione alimentare personalizzato
- dietoterapia: modifica del regime dietetico per specifiche patologie
- supplementazione orale: uso di supplementi nutrizionali orali
- nutrizione artificiale: enterale (tramite sonde) o parenterale (per via endovenosa).
Una visita di nutrizione clinica prevede una valutazione nutrizionale completa che utilizza:
- dati antropometrici: peso e suo andamento, altezza, indice di massa corporea, circonferenze di parti del corpo
- dati biochimici: albumina, prealbumina, profilo glicemico, lipidico, elettrolitico, vitaminico, funzione renale, epatica, stato infiammatorio
- diagnostica strumentale: bioimpedenziometria, TAC, DEXA.
Queste metodiche permettono, mediante un approccio integrato, di diagnosticare la presenza di uno stato di malnutrizione o di accertarsi della presenza di uno stato nutrizionale adeguato.
Chi fa parte dell’équipe di nutrizione clinica?
Nell’ambito degli interventi di nutrizione clinica, è importante sottolineare l’approccio multidisciplinare e il coinvolgimento di diverse professionalità (come nutrizionisti e dietisti), come suggerisce l’OMCEO Roma su ruoli e competenze in ambito nutrizionale:
- nutrizionista clinico: è un medico, e svolge valutazione clinica completa, diagnosi, prescrizione e trattamento
- biologo nutrizionista: consulenza nutrizionale, screening
- dietista: supporta con attività di educazione alimentare e alimentazione sana
- infermiere: svolge le somministrazioni e monitora l’andamento della terapia
- psicologo: valuta la qualità della vita e dà supporto comportamentale
- fisioterapista: valuta le funzioni corporea e motoria.
Nutrizione clinica e patologie correlate
Nelle patologie in cui l’alimentazione gioca un ruolo terapeutico centrale, le fasi del processo consistono nell’individuazione dei soggetti a rischio e, in caso di patologia in atto, nell’inquadramento clinico, nella valutazione dello stato di nutrizione e nella programmazione di un appropriato intervento dietoterapeutico.
Le patologie principali che beneficiano della nutrizione clinica includono:
- patologie oncologiche: la malnutrizione è un problema frequente nei pazienti oncologici, che possono vivere ricoveri prolungati, un più alto grado di tossicità correlata al trattamento, una ridotta risposta alle terapie, una compromissione della qualità della vita e una prognosi complessivamente più sfavorevole
- patologie cardiovascolari: la nutrizione clinica svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel trattamento delle malattie cardiovascolari, con particolare attenzione alla riduzione del sodio e alle modificazioni dello stile di vita.
- patologie metaboliche e diabete: il diabete rappresenta una delle patologie in cui la nutrizione clinica è componente essenziale del trattamento, sia in forma isolata che in comorbidità con altre condizioni come l’oncologia
- malattie neurologiche: i pazienti affetti da esiti di malattie neurologiche rientrano tra i principali destinatari della nutrizione artificiale, poiché spesso presentano perdita della capacità di masticare, deglutire o assimilare i cibi
- patologie gastrointestinali: tra le patologie gastrointestinali frequenti e spesso sottovalutate vi sono dispepsia, stipsi e colon irritabile
- obesità e DCA: l’obesità e i DCA necessitano di percorsi diagnostico-terapeutici specifici che includono la prevenzione e la terapia nutrizionale.
Nutrizione clinica e DCA
I DCA/DAN come anoressia nervosa, bulimia nervosa o disturbo da alimentazione incontrollata (BED) sono condizioni complesse che coinvolgono non solo l’alimentazione, ma anche aspetti psicologici, relazionali e medici della persona.
Lo scopo non è “correggere” un comportamento, ma aiutare la persona a ricostruire fiducia nel proprio corpo e nelle sensazioni alimentari e, per questo motivo, è fondamentale un trattamento multidisciplinare che coinvolga non solo medico e dietista, ma anche uno psicoterapeuta specializzato in disturbi del comportamento alimentare e uno psichiatra, in caso di terapie farmacologiche.
Nei DCA/DAN, il comportamento alimentare risulta alterato: possono essere presenti restrizione, digiuno, abbuffate, condotte compensatorie o schemi rigidi di controllo.
La riabilitazione nutrizionale varia in base alla diagnosi e allo stato clinico, ma include generalmente queste fasi, espresse nelle linee guida nazionali sulla riabilitazione nutrizionale nei DCA:
- stabilizzazione nutrizionale: ripristino apporto energetico adeguato e stato nutrizionale sicuro (nei casi di sottopeso/malnutrizione), gestione del rischio di complicanze (come la sindrome da rialimentazione o refeeding syndrome)
- normalizzazione del comportamento alimentare: regolarità dei pasti e riduzione dei comportamenti disfunzionali
- flessibilità alimentare: introduzione graduale della varietà alimentare, inclusi cibi temuti
- autonomia e mantenimento: acquisizione competenze per gestire l’alimentazione in modo autonomo non rigido.
Nei DCA il rapporto con il cibo è spesso carico di paura, controllo e ambivalenza. Per questo l’approccio di nutrizione clinica deve essere innanzitutto non giudicante, ma anche graduale, collaborativo e, soprattutto, centrato sulle necessità specifiche della persona.
A differenza di altre patologie, nei DCA l’intervento nutrizionale non si limita a prescrivere una dieta, ma accompagna la persona in un percorso di riabilitazione nutrizionale che mira a ripristinare non solo lo stato di salute fisica, ma anche il rapporto con il proprio corpo e con il cibo.
Se riconosci di aver bisogno di supporto o conosci qualcuno che potrebbe beneficiarne ricorda che rivolgersi tempestivamente a un professionista esperto in DCA può fare la differenza tra il recupero e la cronicizzazione del disturbo. La nutrizione clinica, in questo contesto, non è solo terapia: è un atto di cura che restituisce dignità, libertà e relazione sana con il proprio corpo.
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