I disturbi alimentari sono patologie complesse e multifattoriali che colpiscono moltissime persone in tutto il mondo. In questo articolo esploriamo in dettaglio quali possono essere le cause dei disturbi alimentari analizzando in dettaglio i fattori biologici, sociali, ambientali e in particolar modo psicologici, che contribuiscono allo sviluppo dei DCA/DAN.
Quali sono le cause dei disturbi del comportamento alimentare?
Non esiste una singola causa che porti allo sviluppo di un disturbo alimentare. Piuttosto, si tratta di una combinazione complessa di vari fattori che interagiscono tra loro e, per questo, si parla di modello eziopatogenetico, cioè un modello biopsicosociale che integra tre piani: organico, psicologico e sociale/familiare.
Bisogna sottolineare che la presenza di fattori di rischio non determina automaticamente il disturbo, ma ne aumenta la probabilità. Questo modello distingue fattori predisponenti, precipitanti e di mantenimento.
È utile anche ricordare che questi fattori possono influire diversamente nelle diverse persone, quindi due persone che soffrono dello stesso disturbo alimentare possono avere prospettive, esperienze e sintomi molto diversi.
Fattori predisponenti e di rischio dei DCA
Principalmente si tratta di vulnerabilità presenti prima dell’esordio e che aumentano la probabilità di sviluppare un disturbo alimentare. Per esempio, oltre che una vulnerabilità biologica ereditaria (che interagisce con gli altri fattori psicologici, familiari e ambientali) tra i principali fattori di rischio generici troviamo:
- problemi di salute mentale: ansia, depressione, bassa autostima, perfezionismo, condizioni psichiatriche come i disturbi di personalità o disturbi del neurosviluppo come l’autismo, possono aumentare la vulnerabilità della persona
- immagine corporea distorta: il disturbo dell’immagine corporea e la sopravvalutazione di peso e forma, portano a insoddisfazione per il proprio corpo e preoccupazioni eccessive riguardo al peso e all’aspetto fisico
- pressioni sociali: vulnerabilità alle influenze culturali e mediatiche (come i contenuti diffusi sui social media), che enfatizzano ideali di bellezza irrealistici.
Una ricerca sui fattori di rischio psicosociali sottolinea inoltre come “Studi epidemiologici, transculturali e longitudinali sottolineano l’importanza dell’idealizzazione della magrezza e delle conseguenti preoccupazioni relative al peso come fattori di rischio psicosociali per i disturbi alimentari.
Fattori di personalità come l’emotività negativa e il perfezionismo contribuiscono allo sviluppo dei disturbi alimentari, ma possono farlo indirettamente aumentando la predisposizione a interiorizzare l’ideale di magrezza o influenzando la scelta dell’ambiente dei pari. Durante l’adolescenza, i pari rappresentano ambienti autoselezionati che influenzano il rischio.”
Fattori precipitanti
Sono eventi o cambiamenti che scatenano l’esordio in una persona già vulnerabile. Una connessione diretta è infatti evidenziata, per esempio, nella relazione tra disturbi alimentari e trauma: può trattarsi di traumi come aggressioni o abusi, bullismo (che troviamo tra le cause dell’anoressia infantile), lutti, separazioni, conflitti familiari, cambi di scuola o città, rotture affettive. Anche iniziare una dieta può essere considerato un fattore precipitante.
Fattori di mantenimento
Questi fattori, che perpetuano il disturbo nel tempo, in particolare lo schema di autovalutazione centrato su peso, forma e controllo dell’alimentazione. L’impulso alla magrezza porta alla restrizione alimentare e la perdita di peso, come accade nell’anoressia nervosa, possono produrre un rinforzo immediato percepito come senso di controllo, potenza o successo, rendendo il comportamento più probabile nel tempo.
Nel binge eating e nella bulimia, invece, le abbuffate, il vomito autoindotto, i lassativi riducono temporaneamente il disagio emotivo, ma poi alimentano colpa, vergogna e ulteriore discontrollo, chiudendo il circolo vizioso.
Anche il checking del corpo, il controllo del cibo, l’evitamento dell’esposizione corporea e l’esercizio fisico eccessivo possono rafforzare il disturbo perché mantengono attiva la preoccupazione per peso e forma. Da tenere in considerazione anche i feedback inizialmente positivi dell’ambiente sulla perdita di peso da parte di famiglia o amici.
Vediamo ora in dettaglio le cause dei disturbi alimentari partendo da quelle psicologiche.
Perché si sviluppano i disturbi alimentari? Le principali cause psicologiche
I fattori psicologici giocano un ruolo cruciale nello sviluppo dei disturbi alimentari e spesso si trovano in comorbilità con un DCA, influenzandone la sintomatologia,lo sviluppo e i rischi.
I principali fattori psicogeni sono:
- perfezionismo e inflessibilità comportamentale: tra i fattori di rischio di disturbi alimentari, il perfezionismo è tra i principali, specialmente un tipo di perfezionismo chiamato perfezionismo auto-orientato, che porta ad avere aspettative irrealisticamente alte per se stessi. A questo si aggiungono rigidità, alta inibizione comportamentale, paura dell’errore e bisogno di seguire regole sviluppati in età infantile
- insoddisfazione del proprio fisico: il fisico è un aspetto che comprende come ci si sente nel proprio corpo e come lo si considera. Purtroppo non è raro non piacersi, ma le persone che sviluppano disturbi alimentari generalmente riportano livelli più alti di insoddisfazione del proprio corpo e un’interiorizzazione dell’aspetto ideale
- disturbi legati all’ansia: diverse ricerche sottolineano il legame tra disturbi alimentari e ansia. La ricerca ha dimostrato che un sottoinsieme rilevante di persone affette da disturbi alimentari hanno mostrato segni di ansia (come ansia generalizzata, fobia sociale e disturbo ossessivo-compulsivo) prima dell’insorgenza del loro disturbo alimentare
- traumi ed eventi stressanti: come accennato, abusi fisici, emotivi o sessuali possono essere alla base di comportamenti alimentari disfunzionali, così come la perdita di una persona cara o una separazione. Il rapporto disfunzionale con il cibo, in caso di esperienze traumatiche, diventa un meccanismo di difesa per gestire le emozioni causate dal trauma.
Quali sono le cause biologiche e genetiche dei disturbi alimentari
La genetica e la biologia contribuiscono significativamente allo sviluppo dei disturbi alimentari. Riguardo la predisposizione genetica, alcune ricerche evidenziano che “l’anoressia nervosa è un fenotipo ereditario complesso […] che presenta inoltre ampie e significative correlazioni genetiche sia con fenotipi psichiatrici che con tratti metabolici.”
Studi sui gemelli rivelano che “fattori genetici additivi contribuiscono per circa il 40-60% alla predisposizione all’anoressia nervosa (AN), alla bulimia nervosa (BN) e al disturbo da alimentazione incontrollata (BED).”
In termini genetici, infatti, è stato indagato anche il rapporto madre-figlia: una ricerca sottolinea come “le evidenze disponibili mostrano che i figli di madri con DAN presentano un rischio maggiore di disturbi in diversi ambiti.
Mostrano maggiori difficoltà nell’alimentazione e nel comportamento alimentare, manifestano maggiori difficoltà psicopatologiche e socio-emotive e hanno maggiori probabilità di essere descritti come aventi un temperamento difficile. I DAN materni hanno un impatto sui comportamenti psicologici, cognitivi e alimentari del bambino e potrebbero influenzare lo sviluppo di DAN nella prole.”
Ci sono poi da considerare possibili squilibri neurochimici: secondo alcune ipotesi neurobiologiche, alterazioni nei livelli di serotonina e dopamina influenzerebbero l’appetito, l’umore e il comportamento alimentare.
Uno studio ha poi indicato che “i geni della serotonina potrebbero essere coinvolti nell’eziologia genetica dell’anoressia nervosa”.
Anche patologie come il diabete di tipo 1 possono causare comportamenti alimentari disordinati: in una parte dei casi si osserva la riduzione o omissione volontaria di insulina per controllare il peso, una condotta nota come diabulimia e associata a gravi rischi clinici.
Cause sociali, culturali e ambientali dei DCA/DAN
Come abbiamo precisato all’inizio di questo articolo, la società e la cultura esercitano un’influenza potente sulle motivazioni dei disturbi alimentari.
In termini sociali, la promozione di corpi magri nei media e ideali di bellezza irrealistici può aumentare l’insoddisfazione corporea.
Lo stigma del peso (ovvero una discriminazione o uno stereotipo basato sul peso di una persona) è dannoso e pervasivo nella nostra società: farsi condizionare dal messaggio del “corpo ideale” definito a livello sociale può aumentare il rischio di disturbi alimentari aumentando la probabilità di fare diete e restrizioni alimentari.
Questo senso di inadeguatezza può essere poi acuito dal consumo di contenuti condivisi nelle diverse piattaforme social in cui, inoltre, possono verificarsi atti di cyberbullismo: sono moltissimi infatti commenti aggressivi, derisioni o azioni di bullismo digitale nei confronti delle persone con corpi non conformi o che non rispecchiano i canoni di magrezza diffusi in società.
Le persone che appartengono a minoranze razziali ed etniche, specialmente quelle che stanno subendo una rapida occidentalizzazione e il processo di “acculturazione”, possono presentare un rischio maggiore di sviluppare un disturbo alimentare a causa delle complesse interazioni tra stress, acculturazione e percezione del corpo.
Una ricerca che ha coinvolto due campioni di studentesse delle Fiji prima e dopo una prolungata esposizione alla televisione regionale, ha evidenziato come queste, precedentemente soddisfatte del loro corpo e della loro alimentazione, hanno sviluppato seri problemi: il 74% si sentiva “troppo grassa”, il 69% si è messo a dieta per perdere peso, l’11% ha ricorso al vomito autoindotto, il 29% è stato a rischio di sviluppare disturbi alimentari clinici.
Non solo le problematiche razziali, ma anche di orientamento sessuale, possono causare l’insorgenza di un DCA/DAN, come accade con il minority stress esperito dalla comunità LGBTQIA+.
Influenze Familiari e peer pressure sono da considerare come ulteriori possibili cause dei disturbi alimentari. Commenti sul peso, critiche o prese in giro riguardo all’aspetto fisico possono danneggiare l’autostima così come un ambiente familiare con alto livello di controllo o conflitti può aumentarne il rischio.
L’ambiente in cui una persona vive, dunque, influisce notevolmente sul rischio di sviluppare un disturbo alimentare. Guardando al contesto familiare, genitori ipercritici o iperprotettivi possono contribuire all’insorgenza di problemi alimentari, così come modelli alimentari disfunzionali all’interno della famiglia.
Mappa dei fattori di rischio psicologico nei DCA: confronto tra anoressia, bulimia e binge eating su regolazione emotiva e dinamiche familiari
Analizziamo tre disturbi molto conosciuti e che condividono alcune vulnerabilità psicologiche: bassa autostima, perfezionismo, insoddisfazione corporea, difficoltà nella gestione delle emozioni e vissuti traumatici o stressanti precoci.
L’emozione, come spesso diciamo, può diventare un regolatore del comportamento alimentare: restrizione, abbuffata o compensazione funzionano spesso come strategie per ridurre stati interni vissuti come intollerabili.
In questo quadro, la famiglia conta perché modella precocemente la regolazione affettiva e può facilitare oppure ostacolare l’interiorizzazione di strategie adattive, il che, per chiarezza, non significa che la famiglia sia una causa, piuttosto, un possibile fattore di rischio.
Sintetizziamo i tre quadri ricordando che il sintomo alimentare non va letto solo come problema di cibo, ma come tentativo disfunzionale di regolare emozioni, autostima e relazione con gli altri.
| Dimensione | Anoressia nervosa | Bulimia nervosa | Binge eating |
| Regolazione emotiva | Soppressione, evitamento, rigidità, bisogno di controllo | Instabilità, impulsività, alternanza restrizione-abbuffata | Abbuffata come sollievo da emozioni negative, scarsa tolleranza dello stress |
| Tratti psicologici | Perfezionismo, autoesigenza, paura di ingrassare | Vergogna, colpa, impulsività, autocritica | Bassa autostima, insoddisfazione corporea, impulsività |
| Dinamiche familiari | Ipercontrollo, invadenza, ipercriticismo, negazione bisogni emotivi | Conflitto, segretezza, scarsa comunicazione emotiva | Scarso supporto emotivo, stress familiare, sintonizzazione insufficiente |
| Funzione del sintomo | Controllare emozioni e ambiente | Regolare tensione e poi “riparare” con compensazione | Ridurre distress e vuoto emotivo |
Prevenzione e strategie di intervento
Comprendere le cause dei disturbi alimentari è essenziale per prevenire e trattare efficacemente queste patologie.
La prevenzione può prevedere iniziative di educazione alimentare che promuovano una relazione sana con il cibo fin dall’infanzia, ma anche percorsi psicologici precoci utili a gestire ansia, depressione e bassa autostima.
Nei contesti familiari e sociali (dalla scuola alle realtà sportive o associative, per esempio) è utile creare contesti che valorizzano la diversità corporea e contrastando lo stigma del peso.
Il riconoscimento precoce dei DCA/DAN si basa su cambiamenti nelle abitudini alimentari, nella regolazione emotiva e nelle relazioni sociali: l’orientamento tempestivo ai servizi specialistici è raccomandato quando questi segnali persistono o si associano a condotte compensatorie.
In tali casi, il coinvolgimento di psicologi specializzati in DCA, nutrizionisti e medici, può fare la differenza e permettere un intervento tempestivo. Se riconosci di avere uno o più sintomi descritti in questo articolo, o non senti di avere un rapporto sano con il cibo, puoi fare il primo passo prenotando una prima consulenza gratuita.
Perché una diagnosi precoce e un trattamento mirato, possono essere davvero efficaci per farti riacquistare serenità.
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