picacismo

Picacismo: sintomi, cause e cura della pica

La pica (o picacismo o allotriofagia) è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dall’ingestione ripetuta e compulsiva di sostanze non commestibili come terra, carta o ghiaccio, con importanti rischi per la salute fisica e psicologica. In questo articolo approfondiremo il significato clinico della pica, i suoi sintomi e cause e anche le possibili strategie per curare il picacismo.

Cos’è la pica

Nel linguaggio clinico, per definire il picacismo si fa riferimento a un comportamento alimentare in cui la persona consuma sostanze non nutritive e non considerate alimenti (per esempio terra, carta, gesso, sapone, ghiaccio, capelli).

Il termine deriva dal latino pica cioè “gazza” uccello conosciuto per la sua curiosità che lo porta a raccogliere oggetti di ogni genere.  Secondo il DSM-5, perché ci sia la diagnosi di picacismo, l’ingestione di sostanze non commestibili:

  • deve protrarsi per almeno un mese
  • non rientra nel normale “mettere in bocca tutto” tipico dei bambini molto piccoli
  • non è spiegabile come pratica culturalmente o socialmente accettata nel contesto di appartenenza.

Il quadro clinico del picacismo richiede una valutazione specialistica, perché spesso si associa ad altre condizioni psichiatriche o mediche (per esempio disturbi dello spettro autistico, disabilità intellettiva, tricotillomania o altri disturbi alimentari come il disturbo da ruminazione o l’ARFID). 

 

I sintomi del picacismo

Come abbiamo visto, il sintomo centrale della pica è l’ingestione ricorrente di sostanze non commestibili, che la persona ricerca e consuma con una certa regolarità e difficoltà a controllare. 

Il comportamento può comparire in infanzia, adolescenza o età adulta, e tende a protrarsi per settimane o mesi, spesso nonostante le conseguenze fisiche negative. Tra i comportamenti comuni della pica si osservano:

  • mangiare la terra (geofagia), argilla o fango, spesso quotidianamente o più volte al giorno
  • mangiare carta (fogli, cartone, tessuti), talvolta in modo nascosto o ritualizzato
  • assumere gesso, amido, sapone, capelli, plastica, tessuti, cenere o altre sostanze non alimentari
  • pagofagia, ovvero il bisogno compulsivo di masticare e ingerire grandi quantità di ghiaccio, spesso associato a carenza di ferro.

Quali sono le cause del picacismo?

Le cause della pica sono multifattoriali e suscitano molto interesse nella comunità scientifica. Questo disturbo, infatti, può avere origini neuropsicologiche, ma anche psicologiche, biologiche e culturali.

Cause neuropsicologiche

Sul piano neuropsicologico, il picacismo può manifestarsi di frequente in persone con disturbo dello spettro autistico o con disabilità dello sviluppo

Uno studio conferma infatti che “Circa il 23,2% degli individui con autismo presenta pica. La pica è osservata nel 4,5% dei bambini con disabilità dello sviluppo diverse dal disturbo dello spettro autistico e nel 3,6% dei controlli neurotipici. In uno studio su adulti con autismo, la percentuale di coloro identificati con un modello comorbido di pica ha raggiunto il 60%.”

Uno studio sulle cause psicologiche del picacismo nei bambini

Una ricerca ha indagato l’ambiente psicosociale di cinquanta bambini con anemia sideropenica con pica e 50 bambini con anemia sideropenica senza pica. I bambini, divisi in due gruppi, sono stati abbinati individualmente per età, sesso, classe socioeconomica e grado di anemia. 

Il gruppo con pica presentava punteggi di stress significativamente più elevati rispetto al gruppo di controllo ed è stato riscontrato come su bambini con disturbo di picacismo “i fattori di stress significativamente associati alla pica erano:

  • la deprivazione materna
  • la presenza di una persona che si prendeva cura del bambino diversa dalla madre
  • la separazione dei genitori
  • l’atteggiamento di negligenza dei genitori
  • la famiglia allargata
  • il maltrattamento dei bambini
  • la scarsa interazione madre-figlio e la scarsa interazione padre-figlio.”

Cause culturali

Tra le cause non psicologiche, possono essere frequenti carenze nutrizionali (in particolare ferro e zinco), anemia e malassorbimento, che possono innescare o mantenere il disturbo di pica. 

Anche fattori culturali, religiosi o di povertà estrema possono giocare un ruolo, soprattutto in contesti dove la geofagia è pratica socialmente tollerata o considerata come “rimedio” tradizionale e “protettivo”.

Ne sono un esempio i risultati di una ricerca condotta tra le pazienti in gravidanza dell’ospedale accademico Dr. George Mukhari di Pretoria:

“Sebbene il 52,3% delle donne non sapesse spiegare il proprio desiderio di terra, uno dei motivi principali del consumo di terra tra le donne incinte era il desiderio dovuto al sapore, alla consistenza e all’odore, soprattutto prima delle piogge. 

Un totale del 9,0% delle consumatrici ha anche affermato di credere che la terra migliorasse la propria salute e quella del bambino, poiché fungeva da integratore di ferro. Tra i motivi di salute, il 9,0% delle consumatrici ha anche affermato che aiuta a combattere il bruciore di stomaco e la nausea mattutina durante la gravidanza.

Altri motivi citati dalle consumatrici sono stati semplicemente il trascorrere del tempo durante il giorno e il 10,5% delle consumatrici che ha citato il puro piacere del sapore salato della terra come motivo del consumo.”

Picacismo in gravidanza

A proposito di gravidanza, in uno studio condotto nel 2020 su 286 donne incinte pazienti dell’Ho Teaching Hospital (Ghana) la prevalenza di pica in gravidanza è risultata molto alta: 

  • il 47,5% delle partecipanti aveva consumato almeno un non‑food, soprattutto argilla bianca (61,8%) e ghiaccio (24,3%);
  • oltre il 77% di queste continuava a praticarla al momento dello studio;
  • la pica era più frequente nel primo trimestre (47,8%), spesso più volte al giorno e in genere tra un pasto e l’altro.​

Molte donne attribuivano alla pica funzioni “nutritive” o regolatorie: il 21,2% considerava nutriente l’argilla bianca e il 17,8% il ghiaccio; le motivazioni principali riportate erano craving, odore e gusto del materiale, e la credenza che aiutasse a ridurre nausea e vomito. 

Pur riconoscendo in parte i rischi (63,3% pensava che fosse dannosa e oltre il 40% citava l’anemia come possibile conseguenza), la pratica rimaneva comunque diffusa.

Diversi studi sottolineano come la pica porti un rischio significativo per la salute sia della madre che del bambino, causando gravi problemi come danni ai denti, stitichezza e infezioni parassitarie, carenza di ferro, anemia, morte materna e sofferenza fetale. 

Anche l’esposizione a sostanze chimiche come piombo, pesticidi ed erbicidi può causare sofferenza e mortalità fetale.

pica

Le conseguenze del picacismo

La pica può causare problemi anche gravi sia in termini fisici sia in relazione al funzionamento psicologico e sociale

Sul versante fisico, le conseguenze dipendono dal tipo di sostanza ingerita:

  • terra, argilla, fango possono causare infezioni parassitarie, esposizione a metalli pesanti (come il piombo) e interferenza con l’assorbimento di micronutrienti come ferro e zinco, peggiorando anemia e malnutrizione, come abbiamo visto anche nel caso della gravidanza
  • carta, cartone, tessuti possono portare a ostruzioni intestinali, stipsi severa, mal di stomaco cronico e, a seconda delle sostanze chimiche presenti (inchiostri, sbiancanti, colle), a esposizione tossicologica
  • ghiaccio: è spesso correlato ad anemia sideropenica, può peggiorare sensibilità dentale, aumentare il rischio di fratture dentarie e interferire con l’alimentazione regolare.

Sul piano psicologico, le persone con pica possono sperimentare di frequente vergogna e isolarsi socialmente.

Come curare il picacismo

Per curare il picacismo bisogna intervenire in modo multidisciplinare, combinando alla valutazione medica il supporto psicologico e, quando serve, interventi educativi e riabilitativi. 

Le strategie di cura della pica partono in genere da un’indagine medica accurato (esami del sangue per ferro, zinco e altri micronutrienti, valutazione di eventuali complicanze gastrointestinali, diagnostica per immagini se sospette ostruzioni), affiancato da una valutazione psicologica e/o psichiatrica completa.

A livello medico, la cura del picacismo prevede l’intervento sulle carenze nutrizionali e il trattamento delle complicanze. In caso di picacismo in gravidanza, la presa in carico dovrebbe essere integrata tra ginecologo, nutrizionista e, se necessario, psichiatra o psicologo per bilanciare i bisogni nutrizionali di madre e feto con la gestione del disturbo.

Interventi psicologici e psichiatrici per la pica

Sul piano psicologico e comportamentale, le cure per la pica dipendono anche dalla possibile comorbidità con altri disturbi psichiatrici. Le strategie di intervento, in genere, includono spesso:

  • interventi psicoeducativi per la persona e la famiglia
  • psicoterapie come quella di approccio cognitivo-comportamentale, per lavorare sulla gestione degli impulsi e delle emozioni emozioni e contesti che favoriscono l’assunzione di sostanze non commestibili
  • tecniche comportamentali strutturate particolarmente usate nel contesto dei disturbi dello spettro autistico, con programmi individualizzati per ridurre il comportamento di ingestione e aumentare alternative sicure.

Bibliografia

  • Macheka LR, Olowoyo JO, Matsela L, Khine AA. Prevalence of geophagia and its contributing factors among pregnant women at Dr. George Mukhari Academic Hospital, Pretoria. Afr Health Sci. 2016 Dec;16(4):972-978. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5398443/ 
  • Committee on Toxicity of Chemicals in Food, Consumer Products and the Environment. (2023). Discussion paper on the effects of pica during pregnancy (Paper TOX/2023/06). Food Standards Agency.
  • Kılıç, Çağla. (2025). Common Behavioral Disorder in Pregnancy: Pica and its Effects. International Journal of Digital Health & Patient Care, 2(1), 7–10. https://ndpapublishing.com/index.php/ijdhpc/article/view/124 
  • Williams DE, McAdam D. Assessment, behavioral treatment, and prevention of pica: clinical guidelines and recommendations for practitioners. Res Dev Disabil. 2012 Nov-Dec;33(6):2050-7. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/22750361/ 

Articolo revisionato dal comitato scientifico di Lilac

Questo articolo è stato revisionato dal nostro comitato scientifico prima della pubblicazione

Prima consulenza gratuita

Prima consulenza
gratuita