In alcuni interventi terapeutici è necessario integrare un trattamento farmacologico, gestito sotto stretta supervisione medica e personalizzato sulla base delle esigenze del paziente.
Tuttavia, sebbene i farmaci possono rivelarsi utili, alcuni effetti collaterali come il possibile aumento di peso, possono portare la persona a non iniziare o a sospendere una terapia farmacologica.
Ma è vero che gli psicofarmaci fanno ingrassare? E come si può gestire questo effetto collaterale quando si parla di psicofarmaci e disturbi alimentari?
Perché gli psicofarmaci fanno ingrassare
La categoria degli “psicofarmaci” comprende medicinali molto diversi: antidepressivi, antipsicotici, stabilizzatori dell’umore, alcuni anticonvulsivanti e ansiolitici. Alcuni possono favorire un aumento di peso, ma non tutti e non nello stesso modo.
Il cambiamento dipende dal principio attivo, dalla dose, dalla durata della terapia, dalla risposta individuale, dalla condizione trattata e da eventuali variazioni dell’appetito, del sonno e dell’attività fisica.
Alcuni psicofarmaci possono influenzare il peso attraverso diversi meccanismi, che possono coesistere:
- aumento dell’appetito o della fame o iperfagia
- interferenza con i sistemi cerebrali che regolano sazietà, motivazione e ricompensa
- sedazione e riduzione dell’attività fisica spontanea
- alterazioni della sensibilità insulinica e del metabolismo glucidico
- cambiamenti del sonno e della regolazione dello stress
- riduzione dei sintomi depressivi, con ritorno dell’appetito perso durante la fase acuta
- miglioramento dell’impulsività o dell’agitazione, che può modificare indirettamente il comportamento alimentare.
Quali sono gli psicofarmaci che fanno ingrassare?
Diverse ricerche hanno indagato qual è la relazione tra alimentazione e psicofarmaci confermando che l’aumento di peso può essere un effetto collaterale di farmaci quali antidepressivi e antipsicotici.
Una ricerca che ha indagato se gli antidepressivi fanno ingrassare, ha evidenziato che alcuni di questi possono essere associati a un aumento di peso soprattutto nel trattamento prolungato, mentre altri presentano un effetto più neutro o, in alcune persone, una riduzione ponderale iniziale.
Lo stesso vale per gli antipsicotici che sono, nel complesso, la classe più frequentemente associata a un aumento di peso clinicamente rilevante ma i cui effetti variano a seconda
- del tipo di farmaco (alcuni hanno effetti metabolici più importanti di altri)
- del profilo clinico del paziente: una ricerca afferma infatti che “un peso basale elevato, il sesso maschile e l’appartenenza a un’etnia non caucasica sono predittori di suscettibilità alle alterazioni metaboliche indotte dagli antipsicotici”.
Anche affermare che gli ansiolitici fanno ingrassare è un rischio di semplificazione: la ricerca ci chiarisce infatti che l’aumento di peso, anche nell’uso di ansiolitici, “dipende dal tipo di farmaco, dal dosaggio e dalla durata del trattamento. Si manifesta gradualmente e sembra essere legato all’anamnesi del paziente.”
Un aumento di peso (ma più correttamente un aumento dell’appetito) dunque è possibile durante l’assunzione di farmaci psicotropi, anche se questo dipende da diverse variabili come i parametri clinici del paziente e non dimostra automaticamente che la causa primaria sia il farmaco.
Le cose però potrebbero complicarsi quando parliamo di psicofarmaci per disturbi alimentari: nel trattamento farmacologico di un DAN/DCA, la priorità è evitare che il timore dell’aumento di peso porti a sospendere una terapia efficace o a mettere in atto restrizioni e compensazioni.
Psicofarmaci e disturbi alimentari
La relazione tra psicofarmaci e disturbi alimentari è complessa. Se infatti è importante sottolineare che il trattamento d’elezione per i DAN/DCA è la psicoterapia e un lavoro multidisciplinare che si svolge anche con il supporto di nutrizionisti, dietisti e dietologi, in alcuni casi è possibile che venga coinvolto anche un medico psichiatra e che si renda necessaria la terapia farmacologica.
Un farmaco può essere prescritto per il trattamento del disturbo alimentare oppure per condizioni di comorbilità, come il trattamento per il DOC e DCA, in presenza di disturbo bipolare e bulimia oppure di depressione, disturbi d’ansia, ADHD, o altri disturbi di personalità.
Nell’anoressia nervosa, per esempio, l’uso degli antidepressivi può essere utile nella prevenzione delle ricadute e al miglioramento della sintomatologia psichiatrica nei pazienti che hanno recuperato il peso.
Nel trattamento della bulimia nervosa e del binge eating, l’uso di psicofarmaci è stato studiato in relazione alla riduzione delle abbuffate, anche se va ricordato che la risposta varia da persona a persona e che e il trattamento farmacologico dovrebbe essere inserito in un percorso terapeutico più ampio.
Come gestire la terapia farmacologica in presenza di un DCA
Di fronte a un percorso terapeutico farmacologico, non è raro che un paziente con DCA possa pensare a come contrastare l’aumento di peso dovuto agli psicofarmaci. Questa paura può portare la persona a:
- rifiutare un farmaco prima di iniziarne l’assunzione
- saltare le dosi o modificarle autonomamente
- interrompere la terapia senza comunicarlo
- adottare restrizioni alimentari o condotte compensatorie
- interpretare ogni variazione corporea come una prova che il farmaco sia “pericoloso”.
Cosa fare in questi casi? Discutere apertamente del possibile effetto sul peso prima della prescrizione è essenziale, così come è importante non trasformare la conversazione in una ricerca del farmaco “che non fa ingrassare”. È doveroso ricordare che i farmaci non sono un intervento esterno “ingannevole” per ristabilire il peso: è quindi giusto che il paziente decida liberamente se assumerli, una volta compresi i pro e i contro della terapia farmacologica, senza subire la cura.
I farmaci saranno selezionati considerando efficacia sul disturbo principale, rischio metabolico, effetti sul comportamento alimentare, sintomi del DCA, comorbilità e preferenze della persona.
Anche il paziente può fare la sua parte: può essere molto utile esprimere tutti i timori legati al trattamento o, in caso di interruzione volontaria, dire chiaramente di non essere riusciti a seguire la terapia come concordato.
Dire con precisione quali dosi sono state saltate, perché e quali effetti si temono, permette di modificare il trattamento in modo più sicuro e condiviso, lavorando in primo luogo sulla chiarezza e sull’alleanza terapeutica.
In Centro Lilac seguiamo un approccio integrato e multidisciplinare, e costruiamo percorsi personalizzati che seguono i ritmi e le esigenze di ogni persona. Ci poniamo in ascolto e mettiamo a disposizione tutte le nostre competenze cliniche e scientifiche, ma anche umane.
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