La diet culture o cultura della dieta è quell’insieme di messaggi che lega il valore di una persona a peso, forma del corpo e controllo sul cibo e influenza il modo in cui vediamo il cibo, il corpo e la salute.
Promossa dai media e dalla società contemporanea, che veicolano standard di bellezza spesso irrealistici, promuove il corpo magro come sinonimo di benessere e successo e per molte persone è una convinzione talmente interiorizzata da essere mantenuta in modo inconscio.
Questa visione distorta, però, può avere conseguenze pericolose, soprattutto per chi è vulnerabile ai disturbi alimentari, perché può provocare vergogna, grassofobia interiorizzata, senso di colpa, paure e rigidità verso un corpo che non risponde a tali standard.
Diet culture 2000s
Le origini storiche della diet culture possono ricondursi al XX secolo, periodo in cui la magrezza ha iniziato a diventare simbolo di salute e bellezza. Il concetto si è poi consolidato negli ultimi decenni attraverso tendenze di moda, diversi tipi di diete (spesso fai da te) e attività di marketing molto aggressive, veicolate per lo più dai social media.
Di recente, la cultura della magrezza (skinny culture) sembra essere tornata imperante: lo vediamo tra le star hollywoodiane, nelle passerelle, nei video che vanno virali sul web.
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Sempre più spesso infatti si parla di ritorno della diet culture 2000s, la cultura della dieta diffusa negli anni 2000 che promuoveva l’adozione di restrizioni alimentari come la sola assunzione di frullati o diete ipocaloriche molto rigide per raggiungere una magrezza considerata sinonimo di bellezza.
Oggi, la skinny culture viene diffusa dalle celebrità in modo molto pericoloso, soprattutto quando viene promosso l’utilizzo dei GLP-1 agonisti (di cui uno dei più conosciuti è l’Ozempic) per perdere molto peso in modo rapido.
La skinny culture si maschera, sui social media, con hashtag come #HealthyLifestyle e contenuti legati al benessere alimentare: piani di “reset”, programmi per la salute intestinale, diete disintossicanti.
Uno studio che ha analizzato i temi chiave dei post più popolari relativi all’alimentazione e al peso su TikTok ha rilevato che:
- quasi il 44% dei video studiati prevedeva contenuti sulla perdita di peso e il 20,4% dei video presentava la trasformazione del peso di una persona
- il tema della dieta o dell’alimentazione era presente nel 14% dei video analizzati
- solo l’1,4% dei video era realizzato da dietisti professionisti.
Effetti della cultura della dieta
Come abbiamo accennato, il termine diet culture descrive un sistema di convinzioni che valorizza i corpi magri o tonici rispetto ad altri tipi di corpo e che collega il peso e le dimensioni del corpo alla salute e allo status sociale.
La cultura della dieta può però provocare una visione distorta e non sana del rapporto con il cibo e compromettere il benessere psicologico.
Il rischio è che la persona “sia sempre a dieta” e subire il cosiddetto “effetto yo-yo” (il circolo vizioso che porta a perdita e aumento di peso continui), ma anche che inizi a selezionare in modo rigido i cibi ritenuti salutari (come nel caso dell’ortoressia) o che inizi a praticare eccessivo esercizio fisico per dimagrire.
Possono svilupparsi nella persona una minore autostima, un senso di vergogna legato a un corpo “non conforme”, possono insorgere i sintomi di dismorfismo corporeo e, tra i rischi più gravi, c’è poi quello di sviluppare un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, come l’anoressia (o l’anoressia atipica) e la bulimia.
L’impatto della diet culture nell’adolescenza
Per gli adolescenti, l’impatto della cultura alimentare sulla salute mentale e sul benessere può essere considerevole. L’adolescenza è spesso un periodo di formazione, nel quale i giovani possono instaurare abitudini, atteggiamenti e comportamenti che possono avere un impatto duraturo sul loro benessere psicofisico.
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Un adolescente deve affrontare numerose pressioni sociali, tra cui quella di adattarsi, di entrare in contatto con gli altri e di ricevere l’approvazione di chi lo circonda. Queste pressioni possono rendere gli adolescenti maggiormente vulnerabili ai messaggi scorretti sul peso, l’alimentazione e l’esercizio fisico che possono essere presenti nei loro ambienti sociali.
È doveroso poi sottolineare che un rapporto poco sano con il cibo e il rischio di insorgenza di disturbi alimentari negli adolescenti non possono essere imputati solo ai social media.
Se è vero, infatti, che i contenuti dei social media hanno spesso come obiettivo principale la vendita di un prodotto anziché quello di educare il proprio pubblico, anche genitori, familiari, amici e persino operatori sanitari possono vedere la salute e il benessere attraverso la lente limitata e potenzialmente nociva delle dimensioni e del peso corporeo.
Peso normativo e peso inclusivo
Negli ultimi anni si è discusso molto di come parlare di salute e peso in modo più utile e meno stigmatizzante. Una ricerca ha messo a confronto due modi diversi di intendere il rapporto tra peso e benessere: l’approccio peso-normativo e quello peso-inclusivo.
Una visione della salute e dell’alimentazione basata sul peso normativo pone l’accento sull’importanza della corretta gestione del peso per una buona salute, mentre un approccio inclusivo del peso focalizza l’attenzione su un ventaglio più ampio di modi in cui le persone possono migliorare il proprio benessere.
Secondo questa ricerca, l’idea “più perdita di peso = più salute” non è corretta: concentrarsi solo sul peso non è il modo migliore per valutare la salute. Secondo gli autori, è più utile invece puntare sul benessere complessivo della persona, perché questo approccio può portare benefici sia fisici sia psicologici, oltre a essere più rispettoso e meno dannoso rispetto a un modello basato soltanto sul dimagrimento.
Uscire dalla diet culture
In momenti di difficoltà, è comune cercare sollievo attraverso il cibo o controllare il corpo come risposta a emozioni che non ci fanno stare bene. Quando ci sentiamo in difficoltà, spesso la nostra prima reazione è cercare soluzioni rapide e il cibo diventa una risposta immediata, ma raramente risolve il problema alla radice.
Ma spesso, non è il cibo il problema, ma lo stress, l’ansia o la pressione sociale che portano una persona a focalizzarsi sull’apparenza fisica. Allora, potrebbe essere utile chiederci: di cosa ho veramente bisogno?
Forse si tratta di conforto emotivo, un senso di connessione con gli altri, o semplicemente del riposo. Imparare a soddisfare questi bisogni in modo non legato al cibo può essere rivoluzionario.
Identificare i nostri veri bisogni, che possono essere emotivi, sociali o fisici, ci permette di trovare modi più sostenibili e salutari per affrontare le difficoltà, senza ricorrere a diete drastiche o comportamenti alimentari estremi.
Quando iniziamo a vedere il cibo come qualcosa di più che una semplice fonte di nutrienti, e riconosciamo che il valore di un pasto non è solo calorico, ci apriamo a un modo di mangiare più intuitivo e appagante.
Come contrastare la cultura della dieta nella vita quotidiana
Per non cadere nelle trappole della diet culture è importante ricordarne i suoi aspetti negativi: l’ossessione, la frustrazione, il senso di essere fuori controllo, la sofferenza emotiva, la vergogna.
Quando finalmente decidi di liberarti di queste catene, ti apri a un mondo di possibilità. Puoi goderti il cibo senza senso di colpa, puoi vivere senza il costante bisogno di cambiare il tuo corpo. Questa è una libertà che meriti di vivere.
Il processo di liberazione dalla diet culture non è immediato, ma è profondamente gratificante. Gli esperti in disturbi alimentari sottolineano l’importanza di un approccio basato sull’accettazione e sulla cura di sé, piuttosto che su regole rigide o privazioni.
Vivere liberi dalla diet culture significa riscoprire il piacere del cibo, l’importanza del benessere mentale e la gioia di vivere in armonia con il proprio corpo.
La strada verso la liberazione dalla diet culture è un viaggio fatto di consapevolezza, riflessione e auto-compassione. Il valore di una persona non è determinato dall’aspetto fisico o dalla bilancia. La vera bellezza sta nella capacità di prendersi cura di sé, di ascoltare i propri bisogni e di vivere una vita che nutra, in tutti i sensi.
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