Grassofobia interiorizzata: come riconoscerla e combatterla

Grassofobia interiorizzata
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Nella società contemporanea, siamo costantemente sommersi da messaggi che esaltano la magrezza come ideale di bellezza, generando una pressione quasi ineludibile verso l’adozione di tale modello come parametro di valutazione del proprio e altrui corpo. 

Questo contesto culturale ha portato alla diffusione di quello che viene definito “grassofobia interiorizzata”, un fenomeno complesso che si manifesta attraverso l’assimilazione e l’internalizzazione di atteggiamenti e convinzioni negative verso il peso corporeo e l’adiposità. 

Tale processo non solo altera la percezione che abbiamo di noi stessi, ma alimenta anche cicli di pensieri e comportamenti dannosi, che possono incidere profondamente sulla nostra autostima e sul benessere psicofisico.

La grassofobia interiorizzata è particolarmente insidiosa perché opera su un doppio livello: da un lato, riflette le norme e i pregiudizi della società in cui viviamo; dall’altro, si radica nelle nostre convinzioni personali, diventando una voce critica interna che condiziona le nostre scelte, i nostri stati d’animo e il nostro comportamento in relazione al cibo, all’esercizio fisico e alla cura di sé.

 

Che cos’è la grassofobia e perché è pericolosa

La parola grassofobia (in inglese fatphobia) è un neologismo, definito da Treccani come “Atteggiamento di ripulsa della grassezza e di discriminazione nei confronti delle persone grasse o considerate tali”.

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La grassofobia si manifesta in diversi contesti di vita come quello lavorativo o medico, attraverso il linguaggio stigmatizzante dei media, e si esprime spesso anche attraverso atti di bullismo e cyberbullismo, come la Boiler Summer cup, “una sfida tutta al maschile a chi riuscirà a circuire e poi portare a letto la ragazza più sovrappeso – il “boiler”, nel loro lessico – mettere il video su Tik Tok e poi cercarne un’altra, con qualche chilo in più, per la prossima volta e ancora e ancora fino a non si sa bene quando. La posta in palio è la viralità.”. 

Le microaggressioni costanti e socialmente accettate che le persone grasse vivono non si traducono solo in un impatto di tipo emotivo passeggero. 

La colpevolizzazione del corpo grasso e il conseguente stigma, hanno infatti una forte ricaduta sia a livello fisico che psicologico: l’autostima si abbassa, aumentano ansia, depressione e stress e possono insorgere diverse problematiche di salute fisica. 

Quando la la grassofobia diventa interiorizzata (internalized weight stigma), questi danni possono amplificarsi ulteriormente: chi interiorizza lo stigma tende a seguire la cultura della dieta, evitare ambienti sociali e sanitari e adottare uno stile di vita poco sano.

In alcuni casi, la paura di essere grassi può portare a malnutrizione, attraverso l’assunzione di comportamenti disfunzionali con il cibo, come restrizioni alimentari o abbuffate che rischiano a loro volta di evolversi in un disturbo dell’alimentazione.

 

Come si riconosce la grassofobia nella vita quotidiana?

La grassofobia e la grassofobia interiorizzata possono riconoscersi da alcuni elementi che, purtroppo, ancora molto facilmente si riscontrano nei contesti sociali, online e offline, come ad esempio:

  • commenti e battute sul corpo con frasi come “dovresti metterti a dieta” o “sei troppo grasso per…” dette in pubblico o in privato
  • conversazioni che normalizzano le critiche verso il proprio o l’altrui corpo o che idealizzano solo la magrezza 
  • suggerimenti che vedono il dimagrimento come prima soluzione per qualunque problema di salute, o attribuire ogni sintomo al peso
  • postazioni, sedili o attività non pensati per corpi più grandi, o commenti sul fatto che quella persona “non è adatta” a certe esperienze
  • immagini e messaggi nei media che mostrano corpi grandi come oggetto di scherno o di un “prima/dopo” estetico 
  • evitamento di luoghi sociali (piscina, palestra, visite mediche) per paura del giudizio sul proprio corpo, o manifesta vergogna persistente.

 

Grassofobia medica: quando la discriminazione viene dal sistema sanitario

Sembrerebbe impensabile, ma la grassofobia può essere veicolata anche da professionisti e sistemi sanitari e viene definita grassofobia medica

Questo fenomeno si manifesta con atteggiamenti colpevolizzanti, comunicazione meno empatica, tempi di visita ridotti e una tendenza a ricondurre automaticamente ogni sintomo al peso corporeo, trascurando diagnosi alternative e trattamenti appropriati. 

Gli operatori sanitari mostrano bias impliciti ed espliciti verso pazienti con obesità, che si traducono in decisioni cliniche peggiori e in una minore qualità della relazione terapeutica. 

Le conseguenze per i pazienti sono concrete e clinicamente rilevanti: evitamento delle cure preventive e di screening, ritardi diagnostici, ridotta aderenza ai trattamenti e maggiori probabilità di problematiche di salute come ipertensione, iperglicemia, disturbo della tiroide, artrite, dolore cronico, infertilità.

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Inoltre, nei percorsi clinici di persone che presentano disturbi alimentari e obesità i bias possono ostacolare la diagnosi e il recupero e mantenere il circolo vizioso tra sintomi alimentari e interiorizzazione dello stigma.

La grassofobia interiorizzata può causare disturbi alimentari?

La relazione tra grassofobia interiorizzata e disturbi alimentari è complessa e bidirezionale. 

Da un lato, l’internalizzazione di atteggiamenti negativi verso il peso e l’adiposità, come dimostrano diversi studi, può portare allo sviluppo di comportamenti alimentari disfunzionali come restrizioni, abbuffate, esercizio fisico eccessivo.

Dall’altro, la presenza di un disturbo alimentare può rafforzare credenze negative su peso e valore personale, alimentando un circuito difficile da spezzare. I sintomi dei DCA (come sensi di colpa ed eccessiva preoccupazione per forma e peso) aumentano la vergogna e l’autostigma, consolidando atteggiamenti autocritici e comportamenti di controllo del peso.

Riconoscere questa intersezione è fondamentale per affrontare efficacemente sia la grassofobia interiorizzata sia i disturbi alimentari, poiché permette di identificare e trattare non solo i sintomi manifesti ma anche le radici profonde del disagio.

 

Come si può combattere la grassofobia?

Il primo passo per contrastare la grassofobia interiorizzata consiste nel riconoscere la presenza e l’influenza di questo “monologo interno negativo”. Molti di noi crescono e vivono accettando senza discussione l’idea che il valore di una persona possa essere determinato dal suo aspetto fisico e, in particolare, dal suo peso. 

Questa accettazione incondizionata ci porta a interiorizzare giudizi e pregiudizi che non solo sono infondati ma che possono anche avere un impatto devastante sulla nostra salute mentale e fisica.

Contrastare e superare la grassofobia interiorizzata non è un processo che si realizza dall’oggi al domani. Richiede invece un impegno costante verso la riconfigurazione del nostro dialogo interno, attraverso l’adozione di una prospettiva più gentile e accettante nei confronti del nostro corpo. 

Dal pensiero grassofobico, si può passare a una nuova percezione del corpo, un passo dopo l’altro. Ad esempio, sostituire pensieri come “Sono inaccettabile a questo peso” con riflessioni più benevole e realistiche, tipo “Il mio valore non è definito dal mio peso”, può gradualmente erodere il fondamento su cui si basa la grassofobia interiorizzata, favorendo l’adozione di un atteggiamento più sano e costruttivo nei confronti di sé stessi.

Iniziare a valutare il corpo per ciò che è capace di fare, piuttosto che per come appare, aiuta a riconoscere il suo valore intrinseco e a costruire un rapporto basato sul rispetto e sull’accettazione.

Grazie a questo cambio di prospettiva, è possibile sviluppare un senso di gratitudine per il corpo e per tutto ciò che ci permette di fare, contribuendo a mitigare l’impatto della grassofobia interiorizzata.

 

Abbracciare la diversità dei corpi

La pressione sociale e i pensieri negativi verso il proprio corpo possono evolvere in forme più strutturate di disagio psicologico e la grassofobia interiorizzata è solo una di queste manifestazioni.

 Lo racconta in un recente articolo la giornalista Margherita Abis, sostenendo che “Non è solo la grassofobia il fulcro del body shaming, qualunque caratteristica fisica può diventare pretestuosa ed essere presa di mira: l’altezza, la bassezza, la peluria, l’acne, la psoriasi o la magrezza. 

L’altra faccia della grassofobia è infatti lo skinny shaming, la discriminazione nei confronti di persone considerate troppo magre.”

Riconoscere che ogni corpo ha una sua unicità e valore, indipendentemente da come si conforma agli standard estetici imposti dalla società, è un passo cruciale per liberarsi dalla grassofobia interiorizzata. 

Celebrare il proprio corpo per le sue funzioni, per il piacere e le esperienze che può offrire, consente di coltivare un rapporto di cura e rispetto reciproco. Questo approccio non solo migliora la qualità della vita ma promuove anche un benessere psicologico più profondo, riducendo l’importanza data al giudizio esterno e aumentando la fiducia in se stessi.

Il cammino verso l’accettazione del proprio corpo, in un contesto culturale che spesso valorizza l’estetica a discapito della salute e del benessere, rappresenta una sfida significativa. Tuttavia, è anche un’opportunità per riscoprire l’importanza dell’autenticità e dell’amore di sé. 

Combattere la grassofobia interiorizzata non è dunque solo una questione personale ma un atto di resistenza contro una cultura che cerca di definirci in base al nostro aspetto fisico.

 

Bibliografia

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