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Vigoressia e ortoressia: differenze e aspetti in comune

Il cibo, da sempre, non rappresenta solo fonte di nutrimento, ma è veicolo di esperienze sociali e collettive, momento di aggregazione familiare e, in molte società, è occasione per celebrare insieme rituali e tradizioni come il “pranzo della domenica” o quello di Natale e Pasqua.

Oggi siamo immersi in un modello estetico che idealizza la magrezza e il controllo sul corpo. Da qui nasce la cosiddetta “cultura della dieta”: l’idea che per essere sani o accettabili bisogna mangiare in un certo modo e tenere il corpo sotto controllo. Questo può spingere alcune persone verso scelte salutari, ma in molti casi degenera in restrizioni e disturbi alimentari veri e propri.

All’interno di questo contesto, emergono due forme di controllo apparentemente opposte ma profondamente simili: la vigoressia, centrata sull’aumento della massa muscolare, e l’ortoressia, focalizzata sulla purezza alimentare.

Ortoressia e vigoressia: che cosa sono?

Se all’ossessione per la forma fisica aggiungiamo la “fuga” dal junk food e la diffusione di alimenti esotici considerati superfood come la papaya, le bacche di goji o la tendenza a seguire una dieta sugar free o low carb, il risultato che avremo sarà quella tendenza disfunzionale che ci fa concepire il nostro corpo come necessariamente soggetto a regole estetiche e a un’alimentazione sana o, per meglio dire, “pura”, come dimostrazione di virtù personale.

Sta in questo connubio il collegamento tra ortoressia e vigoressia, il culto del corpo che diventa ossessione. Entrambe le condizioni nascono da un bisogno di controllo che assume la forma del perfezionismo corporeo: in un caso, attraverso l’alimentazione; nell’altro, attraverso l’allenamento. Questa combinazione ha trasformato il benessere in un imperativo sociale: da un lato l’ansia di raggiungere un ideale estetico irraggiungibile, dall’altro la rigidità nel controllo degli alimenti, con il rischio che ciò che nasce come attenzione alla salute si traduca in una vera e propria gabbia psicologica e culturale.

Vediamo in breve le caratteristiche di ortoressia e bigoressia.

Cibo sano a tutti i costi: l’ortoressia in breve 

Prendersi cura della propria alimentazione è importante: scegliere cibi freschi e poco processati può contribuire al benessere generale. Ma quando questa attenzione diventa un criterio rigido, e il valore di un alimento si misura solo in base a quanto è “puro” o “sano”, il confine tra equilibrio e ossessione può sfumare.

Quando la ricerca del cibo perfetto porta a escludere intere categorie alimentari e a provare ansia o colpa davanti a ciò che non rientra in certi standard, possiamo trovarci di fronte all’ortoressia.

Questo disturbo non è ancora ufficialmente inserito nel DSM-5 ma desta sempre più attenzione nella comunità scientifica. Diversi studi hanno cercato di chiarire i confini dell’ortoressia, proponendo definizioni e criteri diagnostici. 

Tra questi, la ricerca di Atzeni, Converso e Loera (2020) descrive il disturbo come una forma di attenzione patologica per la qualità del cibo, in cui il desiderio di mangiare “bene” si trasforma in una rigida ossessione capace di compromettere la vita quotidiana. Gli autori sottolineano::

“L’interesse per il cibo sano certamente non è patologico, ma lo diventa quando trascende in pensieri ossessivi, comportamenti compulsivi, autopunizione, progressive restrizioni e altre dinamiche tipiche dei disturbi alimentari.”

I rischi sono alti, come analizzato in un’altra ricerca: “Sebbene motivata dal desiderio di raggiungere una salute ottimale, l’ortoressia può portare a carenze nutrizionali, complicazioni mediche e una scarsa qualità della vita.” 

Diversi studi segnalano un’elevata sovrapposizione con sintomi ansioso-ossessivi, disturbi dell’immagine corporea e tratti di perfezionismo, rendendo difficile distinguere l’ortoressia da forme subcliniche di anoressia o disturbo ossessivo-compulsivo (Dunn & Bratman, 2016; Strahler et al., 2016).

Forma fisica perfetta: cenni sulla vigoressia

La bigoressia o vigoressia è annoverata nel DSM-5 tra i disturbi ossessivi, come particolare forma di dismorfismo corporeo. Descrive un’ossessione per la massa muscolare e ha come principale espressione un allenamento eccessivo, molto intenso con spesso abuso di sostanze dopanti e integratori per aumentare la massa muscolare.

Nella vigoressia, la persona vive una dispercezione corporea: non si percepisce mai abbastanza muscolosa o tonica e, sebbene sia un fenomeno molto diffuso tra gli uomini, emerge anche tra le donne in cerca di un corpo tonico ed elastico.

Differenze tra vigoressia e ortoressia

Come abbiamo visto, anche se vigoressia e ortoressia nel DSM-5 non vengono contemplati tra i disturbi alimentari (ricordiamo che la vigoressia è inserita tra i disturbi ossessivi mentre l’ortoressia non è ancora presente nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali)  sono diversi gli studi che ne esplorano le possibili correlazioni. 

La già citata ricerca sulle caratteristiche diagnostiche dell’ortoressia ci avvisa:

“L’impegno profuso dei ricercatori non ha ancora portato a criteri clinici condivisi e sufficientemente specifici, tali da distinguere l’ortoressia da altri disturbi dell’alimentazione o della personalità già presenti nel DSM. In assenza di criteri diagnostici chiari, è certamente complicato formulare strumenti di misura standardizzati validi e attendibili.”

La differenza tra bigoressia, bulimia, ortoressia e anoressia sembra quindi essere legata alle peculiarità di ciascun disturbo di cui, gli altri, possono comporre la sintomatologia.

ortoressia e vigoressia

Tratti in comune di ortoressia e vigoressia

Le indagini di una ricerca che ha indagato la possibile associazione delle tendenze ortoressiche con sintomi ossessivo-compulsivi, atteggiamenti alimentari ed esercizio fisico, hanno evidenziato che:

“Le tendenze ortoressiche dei partecipanti che svolgevano regolarmente esercizi fisici erano più elevate rispetto a quelle dei soggetti con diagnosi di DOC e degli individui sani che non svolgevano esercizi fisici.”

Sebbene nello stesso studio leggiamo un doveroso appunto che dice “sono necessari studi con campioni di grandi dimensioni e diagnosi diverse per determinare il ruolo dell’ortoressia nervosa nei sistemi di diagnosi e classificazione”, un punto in comune che salta subito all’occhio può essere quello di una certa ricerca della perfezione, dunque, una possibile e sottesa bassa autostima che può far cadere nel perfezionismo sia chi sta vivendo la condizione di vigoressia che di ortoressia. Ma non solo. In entrambi i casi, la persona:

  • segue rituali rigidi, come una dieta iper controllata o allenamenti estenuanti
  • vive condizioni di isolamento sociale, perché i pensieri ossessivi prendono più spazio del dovuto e la mancanza di autostima può far insorgere la sensazione di non essere all’altezza degli altri
  • vive condizioni di ansia, umore deflesso o frustrazione e rischia anche importanti ricadute sul piano fisico.

 

Si tratta di disturbi diversi nella forma, ma uniti dalla stessa logica: quella del perfezionismo corporeo come risposta alla vulnerabilità.

Vigoressia e ortoressia: quali possibili approcci per la cura?

In questo articolo abbiamo esplorato come il desiderio di rispondere e incarnare certi canoni condivisi e propugnati dalla società possa portare a disturbi psicologici che a volte possono diventare vere e proprie ossessioni.

Nei casi come la bigoressia e l’ortoressia, il fil rouge sembra essere proprio questo voler, attraverso strategie diverse, inseguire un concetto di benessere che ben poco ha di veritiero, ma molto di performance.

Vivere una condizione di ortoressia o vigoressia spesso è sintomo di un disagio personale più profondo, legato possibilmente a insicurezze o traumi e spesso con conseguenze pericolose sia dal punto di vista relazionale che fisico.

Il trattamento richiede un approccio multidisciplinare: psicoterapia per lavorare su pensieri rigidi e perfezionismo, psicoeducazione nutrizionale per ristabilire un rapporto realistico con il cibo e, nei casi più complessi, supporto medico per la gestione delle conseguenze fisiche.

Un percorso psicologico, in questi casi, può essere di grande aiuto per riconoscere non solo le cause che portano la persona ad assumere tali comportamenti disfunzionali, ma anche a modificarli e ritrovare un rapporto con il proprio corpo e con il cibo più salutare.

Bibliografia

  • Pontillo M, Zanna V, Demaria F, Averna R, Di Vincenzo C, De Biase M, Di Luzio M, Foti B, Tata MC, Vicari S. Orthorexia Nervosa, Eating Disorders, and Obsessive-Compulsive Disorder: A Selective Review of the Last Seven Years. J Clin Med. 2022 Oct 18;11(20):6134. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36294454/
  • Atzeni E, Converso D, Loera B. L’ortoressia nervosa tra attenzione per la qualità dell’alimentazione e disturbi alimentari: criteri diagnostici e strumenti di valutazione. Riv Psichiatr 2020;55(4):201-212. https://www.rivistadipsichiatria.it/archivio/3417/articoli/33996/ 
  • Koven NS, Abry AW. The clinical basis of orthorexia nervosa: emerging perspectives. Neuropsychiatr Dis Treat. 2015 Feb 18;11:385-94. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25733839/
  • Garano, C., Dettori, M., & Barucca, M. (2016). Ortorexia e vigoressia: due nuove forme di fanatismo? Cognitivismo Clinico, 13(1), 185–200. https://www.fioritieditore.com/wp-content/uploads/2017/03/06-GARANOETAL-2-2016.pdf 
  • De Visser RO, Smith JA, McDonnell EJ. ‘That’s not masculine’: masculine capital and health-related behaviour. J Health Psychol. 2009 Oct;14(7):1047-58. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19786531/ 
  • Dunn, T. M., & Bratman, S. (2016). On orthorexia nervosa: A review of the literature and proposed diagnostic criteria. Eating Behaviors, 21, 11–17. https://doi.org/10.1016/j.eatbeh.2015.12.006
  • Strahler, J., Hermann, A., Walter, B., & Stark, R. (2016). Orthorexia nervosa: A behavioral complex or a psychological condition? Journal of Behavioral Addictions, 5(4), 534–540. https://doi.org/10.1556/2006.5.2016.047

Articolo revisionato dal comitato scientifico di Lilac

Questo articolo è stato revisionato dal nostro comitato scientifico prima della pubblicazione

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