Come aiutare una persona con DCA se sei un caregiver o genitore

Quando una persona cara soffre di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, anche chi le sta accanto viene coinvolto. Genitori e caregiver infatti si trovano spesso a gestire emozioni complesse, come la paura di sbagliare o il senso di colpa e anche forte stress.

Essere caregiver di una persona con DCA, però, non significa “guarirla” da soli, ma offrire presenza, stabilità e supporto, chiedendo aiuto ai professionisti quando necessario.

Un intervento precoce e un coinvolgimento familiare ben guidato possono sostenere il percorso di recovery e ridurre il rischio di isolamento, conflitti e ricadute.

Chi sono e quali sono le funzioni dei caregiver e dei genitori?

Nel contesto dei disturbi alimentari, i caregiver e i genitori affiancano ogni giorno chi soffre di un DCA. Può trattarsi di una persona anziana con anoressia senile, o di un figlio o una figlia che sta lottando con un disturbo alimentare. Il loro ruolo non è quello di controllare ogni comportamento, ma di contribuire a creare un ambiente più sicuro, prevedibile e collaborativo.

Tra le principali funzioni del caregiver durante il recovery ci sono:​

Per svolgere bene questo ruolo, genitori e caregiver hanno bisogno a loro volta di informazioni corrette, ascolto e strumenti pratici. Quando i genitori o i caregiver riescono a essere un punto di riferimento solido e consapevole, il percorso di guarigione può diventare più sostenibile.

Vivere con una persona che soffre di un DCA: sfide e rischi per i caregiver

Trovare un equilibrio tra il desiderio di aiutare e il prendersi cura anche della propria salute mentale è fondamentale.

Uno dei rischi più comuni che i genitori di figli con disturbi alimentari possono correre, è di concentrare l’intera vita familiare attorno al disturbo, entrando in una spirale di controllo, discussioni continue e logoramento relazionale. Per questo è importante evitare colpevolizzazione, rigidità e improvvisazione, e cercare un supporto specialistico.

Anche i caregiver possono avere bisogno di uno spazio clinico o psicoeducativo dedicato. Chiedere supporto non significa essere incapaci, ma riconoscere che il carico del disturbo alimentare coinvolge tutto il sistema familiare.

L’importanza del supporto familiare: cosa dire e cosa fare

Come si legge nelle Raccomandazioni per i familiari di persone con DCA del Ministero della Salute, “l’impegno della famiglia […] è la risorsa più grande che tutti gli specialisti hanno a disposizione per aiutare i pazienti a credere nel cambiamento”.

La famiglia può diventare una risorsa molto importante, soprattutto quando riesce a offrire presenza costante, ascolto e contenimento emotivo senza trasformarsi in un’estensione del disturbo.

Supportare non vuol dire convincere con la forza, controllare ogni pasto o monitorare continuamente il corpo della persona. Può essere invece utile:

Comunicare in modo efficace

Una comunicazione efficace con una persona che soffre di un DCA parte dall’ascolto attivo, da domande aperte e da un linguaggio non giudicante.

È utile cercare di capire che cosa la persona sta vivendo, invece di entrare subito in modalità “correzione”, allarme o scontro.

Cosa dire e cosa evitare:

usare un linguaggio empatico: frasi come “Sono qui per te” o “Dimmi come ti senti” mostrano vicinanza e disponibilità

evitare commenti sull’aspetto fisico: focalizzarsi sul peso o sulla forma corporea può accentuare il senso di colpa

non minimizzare i sentimenti: dire frasi come “Altri stanno peggio” invalida le emozioni e può provocare una maggiore chiusura.

Tecniche di ascolto attivo:

prestare attenzione: eliminate distrazioni come smartphone e TV durante la conversazione

fare domande aperte: “Cosa pensi ti aiuterebbe ora?” incoraggia un dialogo costruttivo

mostrare empatia: usate espressioni come “Posso immaginare quanto sia difficile” per fare sentire capita la persona.

Nei DCA, il sintomo alimentare è spesso solo la parte visibile di una sofferenza più ampia e di fragilità da non giudicare, ma di cui prendersi cura con rispetto.

L'approccio integrato e la terapia familiare

Un approccio integrato, con il coinvolgimento di più figure professionali in base all’età, alla gravità del quadro e ai bisogni clinici della persona è il più indicato. Questo può includere il coinvolgimento di psicologi e psicoterapeuti specializzati in DCA, medici, nutrizionisti e, quando appropriato, lavoro con la famiglia.

La terapia familiare coinvolge tutti i membri del nucleo per affrontare insieme le dinamiche che ruotano attorno al disturbo alimentare. Non si concentra solo sull’individuo malato, ma su come l’intera famiglia può supportare (o ostacolare) il percorso di guarigione.

Con un percorso di terapia familiare, i genitori e i caregiver imparano a:

Come aiutare gli adolescenti e i bambini con disturbi alimentari

Quando si presenta un DCA nei bambini e negli adolescenti, il ruolo dei genitori diventa ancora più delicato e centrale. In queste fasce d’età è importante non aspettare che “passi da solo”, ma chiedere una valutazione specialistica ai primi segnali persistenti: restrizione alimentare, evitamento dei pasti, paura intensa di ingrassare, abbuffate, condotte di compenso o forte ritiro sociale.

Per aiutare figli con disturbi alimentari può essere utile:
Nei minori, il coinvolgimento della famiglia nel trattamento è spesso particolarmente importante e va calibrato sul quadro clinico e sulle indicazioni dell’équipe multidisciplinare che segue il caso.
Nutrizione e alimentazione sana

L’approccio terapeutico Centro Lilac

Se voi o vostro figlio state attraversando l’esperienza di un disturbo alimentare, il team di Lilac Centro DCA è qui per aiutarvi con un approccio terapeutico integrato e personalizzato che può includere:

L’obiettivo non è solo intervenire sui sintomi, ma creare condizioni più stabili per il recovery, sostenendo sia chi soffre del disturbo sia chi lo accompagna ogni giorno.

FAQ

Come aiutare una persona con DCA senza controllarla?

Aiutare senza controllare significa esserci con continuità, ascoltare, incoraggiare la cura e collaborare con i professionisti, evitando sorveglianza costante, pressioni o conflitti continui sul cibo.

Cosa dire a una persona che soffre di un DCA per aiutarla?

Frasi che riconoscono la sofferenza e aprono al dialogo, come “mi sembra che tu sia in difficoltà e ti sono vicino”, “Non devi affrontare tutto da solo” o “possiamo cercare insieme un aiuto competente” comunicano disponibilità, assenza di giudizio ed empatia, fondamentali per il supporto alla persona che sta lottando con un DCA.

Cosa non dire a chi soffre di un disturbo alimentare?

Meglio evitare commenti su peso, aspetto, quantità di cibo, forza di volontà o frasi che banalizzano il problema, perché possono aumentare vergogna e chiusura.

Quando chiedere aiuto per un DCA?

È importante chiedere aiuto quando compaiono segnali persistenti come restrizione, abbuffate, vomito autoindotto, forte preoccupazione per corpo e peso, evitamento dei pasti o ritiro sociale.

A chi rivolgersi se si sospetta un DCA?

È consigliabile rivolgersi a professionisti o centri specializzati nei disturbi alimentari come Centro Lilac, in grado di offrire valutazione clinica e un eventuale trattamento multidisciplinare.

Come aiutare una persona con DCA che rifiuta di essere curata?

Per aiutare chi rifiuta la terapia, si può continuare a mantenere il dialogo aperto, esprimere preoccupazione in modo non accusatorio e cercare un confronto con professionisti esperti anche per capire come agire.

Il caregiver può aiutare durante i pasti?

Sì, ma solo entro un quadro di indicazioni condivise con i professionisti che hanno in carico la persona con DCA, evitando improvvisazioni.

Come aiutare senza peggiorare la situazione?

È utile evitare colpa, minacce, ricatti, discussioni ripetute su cibo e corpo, puntando invece su ascolto non giudicante, stabilità e consulenza specializzata.

Il caregiver deve occuparsi da solo della guarigione?

No. Il caregiver può essere una risorsa importante, ma non può e non deve sostituirsi a un trattamento specialistico.

Dove trovare supporto per caregiver in presenza di persona con DCA?

Il supporto può arrivare da centri specializzati, percorsi di consulenza per genitori, terapia familiare e gruppi o materiali psicoeducativi dedicati ai familiari.
Dal nostro podcast Sagome — Episodio 9

Stare accanto: il ruolo dei caregiver nei disturbi alimentari, con Silvia Pappalardo

Oggi chiudiamo la prima stagione del podcast con una puntata dedicata non a chi vive direttamente un disturbo alimentare, ma a chi sta accanto: i caregiver. Genitori, partner, amici che si trovano a sostenere una persona cara durante il percorso, spesso senza strumenti chiari su cosa fare, cosa dire, come proteggersi.

Con Silvia Pappalardo, psicoterapeuta esperta in DCA, parliamo di come stare vicino senza sostituirsi, di come riconoscere i propri limiti, e di perché il supporto al caregiver è parte integrante del percorso di cura.

Conduce Giuseppe Magistrale, psicoterapeuta e responsabile clinico di Lilac, insieme a Luna Pagnin.

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