I disturbi alimentari (DCA/DAN)

I disturbi alimentari (DCA) — codificati come F50.x nel DSM-5-TR e 6B8x nell’ICD-11 — sono patologie psichiatriche caratterizzate da un’alterazione persistente delle abitudini alimentari, dell’immagine corporea e del rapporto con il peso. In Italia colpiscono oltre 3 milioni di persone (ISS 2023) e sono la seconda causa di morte fra adolescenti e giovani adulti, dopo gli incidenti stradali (Ministero della Salute, 2023).

In questa pagina, evidence-based, scopri cosa sono, sintomi, cause, diagnosi e trattamenti dei DCA più diffusi (anoressia, bulimia, BED, ARFID, Pica, ruminazione) e come il Centro Lilac può aiutarti a riconoscerli, affrontarli e intraprendere un percorso di cura personalizzato.

Cosa sono i disturbi alimentari

I disturbi alimentari (DCA) chiamati anche “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione” (DAN) si caratterizzano per un persistente disturbo del comportamento alimentare o nel rapporto con il cibo, che compromette la salute fisica o il benessere psicologico.

I DCA possono interessare chiunque, a prescindere da ceto sociale, sesso, età o etnia. Diverse statistiche sui disturbi alimentari collocano i DCA (soprattutto l’anoressia nervosa) tra i disturbi psichici con i tassi più elevati di mortalità, sia a causa di complicanze mediche che per suicidio.

Sintomi dei disturbi alimentari

I sintomi dei DCA possono essere sia fisici che psicologici e possono presentarsi in comorbilità con altri disturbi psichici. Il DSM-5 non fa alcuna ipotesi genetica dei disturbi, ma spiega come si manifestano più di frequente, per aiutare i professionisti a usare un linguaggio comune e comprendere come appare la sofferenza della persona, che spesso non “equivale” a ciò che è descritto ed è sempre unica e individuale come lo è ogni individuo.

Sintomi psicologici dei DCA

• pensieri ossessivi sul proprio peso e sulla propria forma fisica
• evitamento o restrizione di certi alimenti bassa autostima
• percezione alterata del proprio corpo
• comportamenti ritualizzati e ossessivi oscillazioni dell’umore.

Sintomi fisici dei disturbi alimentari

• perdita, aumento o oscillazione del peso corporeo
• disturbi del sonno
• diminuzione del tono muscolare
• problemi al metabolismo.

L'équipe multidisciplinare per la diagnosi di un DCA

La diagnosi di un disturbo alimentare è clinica e si basa sui criteri del DSM-5-TR. Va effettuata da un'équipe multidisciplinare specializzata: nessuna singola figura, da sola, può diagnosticare e trattare un DCA in modo efficace.

Chi fa la diagnosi clinica
Psichiatra o psicologo psicoterapeuta con formazione specifica sui DCA. La diagnosi si basa su colloquio clinico, anamnesi, criteri DSM-5-TR. Nessun esame del sangue o esame strumentale, da solo, è diagnostico.
Chi valuta lo stato fisico
Internista o pediatra: BMI, esame obiettivo, esami ematochimici (elettroliti, emocromo, funzionalità renale ed epatica), ECG, densitometria ossea quando indicato.
Chi gestisce la riabilitazione nutrizionale
Dietista o nutrizionista: il professionista non fa diagnosi del disturbo alimentare ma è essenziale nell'équipe per il piano nutrizionale, il counseling alimentare e il monitoraggio.
Strumenti psicometrici di supporto
EDE-Q (Eating Disorder Examination Questionnaire), EDI-3 (Eating Disorder Inventory), SCOFF (screening rapido), BES (Binge Eating Scale). Sono strumenti di supporto, non sostituiscono la diagnosi clinica.

Fonti: APA, DSM-5-TR (2022); NICE Guideline NG69 (2017); Fairburn C.G., Cognitive Behavior Therapy and Eating Disorders (Guilford, 2008).

Approfondisci: Chi diagnostica i disturbi alimentari? Guida completa →

Classificazione dei disturbi alimentari (DSM-5-TR e ICD-11)

Il DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022) e l'ICD-11 (OMS, 2022) classificano i disturbi alimentari come patologie psichiatriche distinte. Conoscere i codici diagnostici aiuta familiari e pazienti a comprendere la diagnosi clinica.

DisturboDSM-5-TRICD-11
Anoressia nervosaF50.01 / F50.026B80
Bulimia nervosaF50.26B81
Binge Eating DisorderF50.816B82
ARFIDF50.826B83
PicaF50.896B84
Disturbo da ruminazioneF98.216B85

Fonti: APA, DSM-5-TR (2022); WHO, ICD-11 (2022).

Principali tipi di disturbi alimentari

Vediamo ora ciascun disturbo in dettaglio:

  • l’anoressia, ovvero la preoccupazione per il peso corporeo e restrizione alimentare che può includere altri comportamenti come il vomito dopo i pasti, l’uso di lassativi o pillole dietetiche e un esercizio intenso
  • la bulimia, cioè ripetuti episodi in cui si assume una quantità di cibo che supera di gran lunga ciò che chiunque potrebbe mangiare in un breve periodo di tempo, seguita da comportamenti compensatori come il vomito
  • il binge eating (BED), un’alimentazione incontrollata accompagnata da un senso di perdita di controllo o da vere e proprie amnesie dissociative
  • la pica, condizione in cui ci si nutre di sostanze che non hanno valori nutrizionali (ad esempio il gesso)
  • il disturbo da ruminazione, caratterizzato da rigurgiti o vomito ripetuti. Il cibo rigurgitato può essere rimasticato, ingoiato nuovamente o sputato
  • il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID), una modalità di alimentazione in cui l’individuo non riesce a mantenere i propri bisogni nutritivi o energetici. Il cibo consumato può risultare poco per scarso appetito o per le caratteristiche del cibo selezionato
  • i disturbi dell’alimentazione con altra specificazione (OSFED) o senza altra specificazione (UFED), ovvero comportamenti alimentari che non corrispondono ai disturbi elencati, ma causano comunque angoscia emotiva e disfunzioni nella qualità della vita della persona.

Ci sono poi altri disturbi legati al comportamento alimentare come vigoressia e ortoressia o la drunkoressia che, sebbene non vengano classificati nel DSM-5, possono compromettere in modo significativo la vita di chi ne soffre.

Cause dei disturbi del comportamento alimentare

Non è facile riassumere le cause di un disturbo del comportamento alimentare, dato che ci sono innumerevoli modi in cui i problemi alimentari si possono presentare e ogni individuo ha la propria storia e i propri vissuti. Ci possono essere problemi che riguardano il nucleo familiare, come esperienze familiari non elaborate, problemi nelle relazioni tra i pari, episodi di bullismo e di svalutazione del corpo.

Possono poi concorrere fattori psicologici o comorbilità con altri disturbi e anche la genetica e la biologia possono giocare il proprio ruolo come concause del problema. Ogni individuo è diverso e, mentre non è possibile individuare una singola causa che porta a uno specifico disturbo, è importante individuare quali sono gli aspetti che mantengono viva la sofferenza nell’individuo che cerca la cura.

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Perché non smetti semplicemente? Perché i DCA non sono una scelta

Una domanda che chi vive un DCA si sente rivolgere troppo spesso. I disturbi alimentari non sono una scelta, ma una risposta complessa a qualcosa che fa male. Sono un modo (spesso l'unico trovato) per provare a sopravvivere al dolore, per sentirsi in controllo quando tutto dentro sembra crollare.

Per questo non si possono "spegnere" con la forza di volontà. La guarigione richiede tempo, ascolto, e un percorso costruito insieme, con professionisti che sappiano riconoscere il senso che quel comportamento ha avuto.

Nutrizione e alimentazione sana

Conseguenze dei DCA

Le conseguenze dei disturbi alimentari possono essere gravi e diffuse, e influire sulla salute fisica, psicologica e sociale della persona. A livello fisico possono provocare, tra gli altri, danni agli organi interni, alterazioni ormonali, infertilità, osteoporosi, disturbi cardiaci, disidratazione e squilibri elettrolitici, oltre a problemi dentali e gastrointestinali. Dal punto di vista psicologico, questi disturbi si associano spesso a depressione, ansia, isolamento sociale, riduzione dell’autostima e difficoltà nella gestione delle emozioni. Chi soffre di un DCA ha anche ricadute sul piano sociale: può esserci un progressivo ritiro dalle attività quotidiane, difficoltà nelle relazioni affettive e amicali, peggioramento del rendimento scolastico o lavorativo e una generale compromissione della qualità di vita.

I numeri dei disturbi alimentari

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione coinvolgono in Italia circa 3 milioni di persone (Ministero della Salute), con un’incidenza in crescita negli ultimi vent’anni. La prevalenza maggiore si osserva tra adolescenti e giovani adulti, ma negli ultimi anni l’età di esordio si sta abbassando, con casi diagnosticati anche prima dei 12 anni.

I DCA possono riguardare chiunque: il rapporto storico fra donne e uomini è di circa 3 a 1, ma le diagnosi maschili sono in aumento e probabilmente sotto-stimate per lo stigma associato. Anche persone adulte e mature possono sviluppare un disturbo alimentare, sia come esordio tardivo sia come riacutizzazione di un quadro non risolto.

Tra i DCA, l’anoressia nervosa è uno dei disturbi psichiatrici a più alta letalità: secondo l’American Psychiatric Association, la mortalità complessiva è significativamente superiore a quella della popolazione generale di pari età, e il suicidio rappresenta una quota rilevante dei decessi correlati.

Sono dati che parlano di una condizione seria, ma anche curabile: l’accesso precoce a un percorso evidence-based modifica significativamente la prognosi.

Epidemiologia: i disturbi alimentari per disturbo specifico

Oltre il dato aggregato sui 3 milioni di persone in Italia, ogni disturbo alimentare ha un proprio profilo epidemiologico per prevalenza, esordio, mortalità. Riconoscere queste differenze è il primo passo per una diagnosi e un trattamento precoci.

Prevalenza lifetime
Anoressia: 1-4% donne / 0,3-0,7% uomini (Galmiche 2019). Bulimia: 1-2% donne / 0,5% uomini (Hudson 2007). BED: 1,9-2,8% donne / 1-2% uomini (Hudson 2007). ARFID: 0,3-3% nella popolazione generale (Hay 2017).
Età d'esordio (NICE NG69, 2017)
Anoressia: 14-18 anni · Bulimia: 16-22 anni · BED: 19-25 anni (esordi a 30+ in aumento) · ARFID: spesso infanzia o prima adolescenza.
Mortalità a 10 anni (Arcelus 2011, Auger 2023)
Anoressia nervosa: 5-10% — la più alta tra i disturbi psichiatrici. Bulimia nervosa: ~1,7%. BED: aumento del rischio cardiovascolare e mortalità complessiva 2-3% a 10 anni.
Costo SSN (Ministero della Salute, 2023)
Stima oltre €70.000 per paziente in un percorso quinquennale completo (ricoveri, ambulatoriale, riabilitazione nutrizionale). I DCA sono al centro del Piano nazionale della cronicità.

Fonti: ISS Piattaforma DCA (2023); Galmiche M. et al. Am J Clin Nutr (2019); Hudson J.I. et al. Biol Psychiatry (2007); Hay P. et al. J Eat Disord (2017); Arcelus J. et al. Arch Gen Psychiatry (2011); Auger N. et al. JAMA Netw Open (2023); NICE Guideline NG69 (2017); Ministero della Salute, Quaderni del Ministero n.17/22 (2023).

Prevenire e curare i disturbi alimentari

Affrontare un disturbo alimentare significa innanzitutto imparare a riconoscere e gestire i fattori scatenanti, come eventi o situazioni che innescano emozioni intense e reazioni disfunzionali legate al cibo o al corpo. Iniziative di educazione alimentare ed educazione psicologica pensate anche per le giovani generazioni, possono contribuire a prevenire l’insorgere di tali disturbi.

Per curare i disturbi alimentari è necessario che si scelga di chiedere aiuto rivolgendosi a medici e psicoterapeuti specializzati. Il percorso di guarigione non termina con l’abbandono dei sintomi, ma richiede di lasciare alle spalle l’impatto che il disturbo può avere come meccanismo di coping.

È fondamentale consolidare i progressi compiuti, riflettere sui traguardi raggiunti e continuare a costruire nuovi obiettivi, supportati da tecniche quali la scrittura di un diario alimentare, attività alternative all’impulso, la pratica della gratitudine e il dialogo con una persona di fiducia.

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La realtà attraverso i filtri di un disturbo alimentare: come la terapia aiuta

La realtà non è solo quella che vediamo attraverso il filtro dei nostri pensieri e delle nostre emozioni. Quando si soffre di un disturbo alimentare, l'immagine del corpo e il modo in cui interpretiamo il cibo, le relazioni e noi stessi possono essere distorti dal disturbo stesso.

La terapia può aiutarti a prendere distanza da questi pensieri e a riconoscere quando sono il filtro del DCA a parlare. Non si tratta di negare ciò che senti, ma di costruire uno spazio mentale dove osservarlo, riconoscerlo, e riprendere il contatto con la realtà oltre il sintomo.

Come può aiutarti il Centro Lilac per trattare i disturbi dell’alimentazione

Rivolgersi a uno psicologo per i DCA del Centro Lilac, significa ricevere un supporto creato sulla base dei propri bisogni specifici, con un approccio che coinvolge altri professionisti come nutrizionisti e psichiatri. L’obiettivo è svolgere un percorso che possa supportare il paziente nella gestione del disturbo, ma anche le famiglie, e accompagnarlo verso la guarigione.

Domande frequenti sui DCA

Come si capisce se hai un DCA?

I segnali di un disturbo del comportamento alimentare (DCA) possono variare e spesso includono cambiamenti nel comportamento alimentare, preoccupazioni eccessive per il peso e l’aspetto fisico, rituali alimentari, esercizio fisico eccessivo, utilizzo di metodi per eliminare il cibo ingerito (vomito autoindotto, lassativi, diuretici), alterazioni dell’umore e isolamento sociale. La diagnosi può essere effettuata solo da un professionista della salute mentale.

Quali sono i segnali che si soffre di un DCA?

Una persona con un DCA può mostrare una serie di comportamenti disfunzionali legati all’alimentazione, al peso e al corpo. Ciò può includere restrizioni alimentari, abbuffate, compensazione, esercizio fisico eccessivo, o una combinazione di questi.

Cosa significa soffrire di un disturbo alimentare?

Avere un DCA significa lottare con pensieri e comportamenti malsani riguardo al cibo, al peso e all’aspetto fisico. I DCA possono influenzare seriamente la salute fisica e mentale e richiedono un intervento clinico per il trattamento e il recupero.

Quanti sono i DCA?

I DCA principali includono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata il disturbo evitante restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID) e il disturbo alimentare non altrimenti specificato (EDNOS). Ogni disturbo ha sintomi e comportamenti unici.

Chi viene colpito dai DCA?

I DCA possono colpire chiunque, indipendentemente da età, genere, razza, etnia, forma del corpo o peso. Anche se sono più comuni nelle ragazze e nelle donne giovani, possono colpire anche i ragazzi, gli uomini, le persone transgender e le persone di età più avanzata.

Cosa non dire a chi soffre di un DCA?

Evita di fare commenti sul peso, l’aspetto fisico, o sul cibo. Frasi come “sei troppo magro/a”, “perché non mangi di più?”, “non sembri avere un disturbo alimentare”, possono essere dannose. Invece, esprimi preoccupazione per la loro salute e il loro benessere e incoraggia a cercare aiuto professionale. Ricorda, i DCA sono disturbi seri e complessi di salute mentale.

Quando si guarisce da un DCA?

La durata del percorso di guarigione da un DCA può variare da persona a persona e può dipendere da vari fattori come la gravità del disturbo, il tempo trascorso prima di cercare aiuto, e l’adesione al trattamento. Alcune persone possono recuperare in pochi anni, mentre altre potrebbero aver bisogno di un trattamento a lungo termine.

Si può guarire dai disturbi alimentari?

La risposta clinica è sì. Recovery rates a lungo termine variano per tipo di disturbo, ma percorsi evidence-based portano a remissione completa in una percentuale significativa di casi: oltre il 70% delle persone con bulimia nervosa raggiunge la remissione a 22 anni di follow-up, mentre per l'anoressia nervosa la remissione si osserva in circa due persone su tre nello stesso intervallo (Eddy KT et al., 2017).

Le linee guida internazionali (APA, NICE) raccomandano la terapia cognitivo-comportamentale specifica per i disturbi alimentari (CBT-E) come trattamento di prima linea, integrata da supporto nutrizionale non prescrittivo, terapia familiare (FBT) per adolescenti, e farmaci SSRI quando indicato. Iniziare un percorso, anche dopo molti anni di sintomi, è quello che modifica la prognosi.

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