Ortoressia nervosa
Per ortoressia nervosa si intende una “ossessione per l’alimentazione corretta”. L’individuo si preoccupa della qualità e della purezza del cibo che consuma, che questo sia pulito, crudo, fresco, biologico, privo di OGM, ecc. Il desiderio di alimentarsi in modo così “puro” porta però all’esclusione di importanti nutrienti e a un impatto negativo sul proprio benessere psicofisico.

È importante precisare che l’ortoressia nervosa non è attualmente una diagnosi ufficiale nel DSM-5-TR, ma è ampiamente riconosciuta in ambito clinico come un pattern disfunzionale che può causare sofferenza significativa, compromissione del funzionamento e, in alcuni casi, evolvere in un disturbo alimentare strutturato.
In questa guida approfondiamo l’ortoressia, i suoi sintomi principali ma anche le cause e le possibili soluzioni.
Sintomi
L’ortoressia nervosa non è ufficialmente classificata nel DSM-5 tra i disturbi del comportamento alimentare e spesso parte da una semplice dieta apparentemente innocua.
Man mano che l’ossessione per la purezza si fa sempre più forte, la dieta diventa molto rigorosa e si manifestano diversi segnali, tra cui:
- evitamento di alcuni gruppi di alimenti che la società ritiene “non salutari”
- diminuzione della varietà degli alimenti
- perdita di peso
- rifiuto di mangiare cibi di cui non è chiara la preparazione o il contenuto (ad esempio, al ristorante)
- rifiuto di mangiare cibi preparati da altri
- rifiuto di mangiare cibi che non sono stati prodotti o preparati in un modo ritenuto puro.
Un elemento centrale dell’ortoressia è che il comportamento alimentare, pur partendo da un intento apparentemente salutare, diventa rigido, inflessibile e fonte di ansia, fino a occupare una parte predominante del tempo, dei pensieri e delle scelte quotidiane della persona.
Le cause dell’ortoressia
Il contesto sociale è una delle cause della diffusione della cultura del clean eating, alimentata anche dai social media e da ideali estetici di magrezza. La società, infatti, tende a lodare coloro che includono o escludono determinati alimenti facendo scelte ritenute più sane.
L’ortoressia nervosa nasconde, però, vulnerabilità psicologiche individuali come perfezionismo, ansia, dispercezione corporea, difficoltà di regolazione emotiva, predisposizione o presenza di altri DCA.
Alcuni studi suggeriscono una maggiore diffusione di comportamenti ortoressici in giovani con vissuti di insoddisfazione corporea, in persone con una storia di sovrappeso o obesità e una correlazione con l’uso intensivo dei social media, in particolare piattaforme visive come Instagram.
Altre ricerche, inoltre, mostrano una maggiore prevalenza negli individui impegnati in studi e professioni legate alla salute rispetto a quelli in altri ambiti professionali, ma anche in chi sperimenta una dipendenza da sport o la vigoressia.

Le conseguenze dell’ortoressia
È importante sottolineare che queste conseguenze possono manifestarsi anche in assenza di sottopeso, poiché il rischio non dipende solo dal peso corporeo ma dalla restrizione nutrizionale, dalla rigidità comportamentale e dallo stress psicofisico associato.
Sul piano psicologico, la preoccupazione per il cibo diventa pervasiva e fonte di ansia, possono insorgere senso di colpa e vergogna quando non si rispettano le regole autoimposte. L’evitamento di uscite, ristoranti, pasti condivisi può portare a isolamento sociale, conflitti relazionali, calo della qualità di vita e possibile insorgenza di depressione o marcato stress emotivo.
Possono inoltre aumentare la quantità e intensità dell’esercizio fisico fino a diventare dannose (per questo spesso si riscontrano insieme ortoressia e vigoressia).
Come curare l’ortoressia?
Per la diagnosi di ortoressia, un professionista come uno psicologo specializzato in disturbi alimentari ha diversi strumenti. Oltre al colloquio clinico, infatti, vengono utilizzati test diagnostici come l’ORTO-15, il Bratman Orthorexia Self-Test (BOST) e il TON-17.
Questi strumenti non permettono di formulare una diagnosi autonoma, ma supportano la valutazione clinica. La comprensione del quadro ortoressico richiede sempre un’analisi approfondita del funzionamento psicologico, del rapporto con il cibo e dell’impatto sulla vita della persona.
Il primo passo è però sempre quello della persona che sperimenta i sintomi dell’ortoressia: chiedere aiuto e rivolgersi a un esperto, può davvero fare la differenza e aprire la strada verso la guarigione.


Il supporto di Centro Lilac
Se tu o una persona a te cara state sperimentando l’ortoressia, Centro Lilac potrebbe aiutarvi. Il team è composto da psicoterapeuti, dietisti e psichiatri, che collaborano con l’obiettivo di supportare la persona nel proprio percorso di guarigione.
Con il supporto clinico si lavora sulle cause psicologiche dell’ortoressia nervosa e sulla ristrutturazione di certi comportamenti e pensieri disfunzionali alla base del disturbo, mentre il supporto nutrizionale contribuisce a ristabilire un’alimentazione equilibrata e sana.
Mangiare sano non significa eliminare gli alimenti, ma creare armonia e salute tra corpo e mente.

Domande frequenti
Una persona con ortoressia nervosa tende a scegliere cibi percepiti come “puri”, naturali, integrali, biologici e il meno possibile lavorati, spesso privilegiando frutta, verdura, cereali integrali, legumi e alimenti senza additivi o zuccheri aggiunti. Col tempo, però, l’elenco dei cibi “vietati” può allargarsi fino a escludere intere categorie come latticini, carne, pesce, cereali raffinati, dolci, oli ritenuti “non sani” o qualsiasi prodotto industriale, rendendo la dieta sempre più rigida e sbilanciata sul piano nutrizionale.
Nell’anoressia il focus è il peso corporeo e una conseguente e restrizione calorica fino ad arrivare al sottopeso. Nell’ortoressia l’attenzione è rivolta soprattutto alla qualità del cibo, si seguono rigide regole dietetiche e può manifestarsi anche in assenza di sottopeso. Nel disturbo da binge eating è centrale la presenza di abbuffate ricorrenti con perdita di controllo. Nella bulimia, si manifestano invece abbuffate e successive condotte compensatorie (come vomito o uso di lassativi) regolari.
No, l’ortoressia è un pattern di comportamento che può evolversi in grave disturbo alimentare con un impatto negativo sul funzionamento della persona e sulla qualità di vita. Le mode del “clean eating” e della dieta salutista possono fare da terreno fertile o trigger, ma ciò che distingue l’ortoressia nervosa è la rigidità estrema, l’ansia, il senso di colpa e la compromissione sociale e fisica che vanno ben oltre una scelta alimentare di tendenza.
Il rischio di comportamenti ortoressici è molto alto tra chi pratica sport ad “alto volume di allenamento” e sport dove magrezza e “performance salutare” sono molto valorizzate. Tra questi, fitness e body building, nuoto o CrossFit, in cui dieta “pulita” e controllo alimentare sono fortemente enfatizzati.
