La gravidanza è un periodo delicato, pieno di cambiamenti fisici e psicologici e, per le donne che hanno sofferto o soffrono di un disturbo alimentare, può essere particolarmente difficile. Può sorgere, infatti, una sensazione di perdita di controllo sia rispetto al proprio corpo che cambia rapidamente, sia rispetto alla propria vita, che si prepara a subire un cambiamento radicale.
Questo può sfociare in comportamenti dannosi come la restrizione alimentare (che a volte può esitare nell’ARFID), la pregoressia, l’esercizio fisico eccessivo e/o le abbuffate seguite da comportamenti compensatori come accade nella bulimia nervosa.
La presenza di un DCA in gravidanza, oltre ad avere effetti negativi sulla salute della madre, può anche influenzare la crescita e lo sviluppo del bambino.
Che cos’è la pregoressia
Secondo una recente ricerca che ha indagato l’insoddisfazione dell’immagine corporea nelle donne in gravidanza, la pregoressia è “caratterizzata dal tentativo di ridurre l’apporto calorico e aumentare l’attività fisica al fine di contrastare i cambiamenti fisiologici e indesiderati della forma corporea nelle donne durante la gravidanza.”
Il termine pregoressia (che non è presente ufficialmente in nessuna classificazione diagnostica) è la traduzione italiana di pregorexia, che deriva dall’unione delle parole inglesi pregnancy (gravidanza) e anorexia (anoressia).
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La differenza tra pregoressia e anoressia è dunque legata alla terminologia e ad alcune peculiarità relative alla gravidanza, ma ha in comune con l’anoressia nervosa molti meccanismi fisici e psicologici.
La parola pregoressia è abbastanza recente (si diffonde ampiamente dal 2008) e ha origine dai media: compare infatti per la prima volta nell’articolo pubblicato sul New York Magazine intitolato The Perfect Little Bump, che racconta l’ossessione di alcune donne newyorkesi alla moda di mantenere una silhouette “perfetta” durante la gravidanza:
“Sono molto realizzata, sono in forma, vado in palestra cinque volte a settimana- dice una delle donne intervistate nell’articolo- e non voglio davvero che questa gravidanza mi cambi la vita. Tornare a casa dall’ospedale con i jeans che indossavi prima di rimanere incinta diventa un ‘simbolo’: sei la stessa persona di prima.”
Quali sono i sintomi principali della pregoressia?
Durante la gravidanza, il corpo di una donna cambia in modi che sfuggono al suo controllo: il peso aumenta, la forma del corpo cambia, e questi cambiamenti possono essere difficili da accettare, soprattutto per una donna che ha lottato con l’immagine del proprio corpo e i comportamenti di un disturbo alimentare.
I principali sintomi che si possono riscontrare nella pregoressia, sovrapponibili a quelli riscontrati nell’anoressia nervosa, sono:
- la paura intensa di ingrassare e un eccessivo focus sull’immagine corporea.
- il conteggio calorico eccessivo, diete iper-restrittive e un consumo dei pasti in solitudine
- il mancato o minimo aumento di peso, nonostante la gestazione
- l’esercizio fisico compulsivo e non adatto allo stato di gravidanza
- la scarsa o nulla attenzione alla salute fetale.
È importante sottolineare che la presenza di questi sintomi non costituisce di per sé una diagnosi ,dato che questa categoria non è presente sui manuali diagnostici attualmente in uso. Può essere tuttavia utile monitorare la situazione qualora questi sintomi fossero presenti, perché il rischio principale è la compresenza di anoressia nervosa durante il periodo di gravidanza.
Le cause della pregoressia
Secondo la già citata ricerca, l’insoddisfazione per il proprio aspetto è una delle cause principali della pregoressia. Questa insoddisfazione cresce dal primo al terzo trimestre di gravidanza e resta alta almeno per un anno dopo il parto, mentre i comportamenti alimentari disfunzionali non cambiano molto durante la gestazione, ma possono aumentare dopo.
Oltre che alla presenza pregressa di un DCA (che può quindi aumentare il rischio di ricaduta durante il periodo della gravidanza), è possibile che le cause della pregoressia derivino da fattori socioculturali, come gli standard di bellezza e perfezione propugnati dai media o da pressioni da parte dei partner, ma non solo. Tra gli altri fattori di rischio possiamo includere:
- traumi o abusi
- comorbilità con altri disturbi come depressione, stress,disturbo ossessivo compulsivo o dismorfofobia
- cambiamenti ormonali.
Quali conseguenze per la madre e per il bambino
I rischi dell’anoressia in gravidanza (così come della bulimia in gravidanza o di altri gravi DCA) possono causare diverse complicanze. Lo spiega bene una ricerca che sottolinea come “Le complicanze possono includere un rischio maggiore di perdita precoce della gravidanza, rischio di sanguinamento, impianto placentare anomalo e ipertensione gestazionale associata e pre -eclampsia”.
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A causa di un sistema immunitario più debole, può verificarsi un aumento del rischio di infezioni sistemiche, vaginali e genitali. A causa dell’alterazione ormonale, il rischio è che ci sia una maggiore tendenza per le donne in gravidanza con anoressia a sviluppare diabete gestazionale.
Inoltre, può aumentare anche il rischio di travaglio pretermine e il numero di parti cesarei. A questi rischi, si aggiungono anche debolezza fisica, affaticamento cronico e difficoltà nel recupero post-parto, oltre che la possibile insorgenza di depressione post partum.
Le donne con preoccupazioni corporee elevate, tipiche della pregoressia, possono vivere in modo problematico anche l’allattamento al seno, soprattutto in termini emotivi. Uno studio su mamme con disturbi alimentari preesistenti ha rivelato come le loro scelte tra allattamento al seno o biberon siano influenzate proprio dalla presenza di un DCA.
Alcune volevano passare subito al latte artificiale, così da poter riprendere diete ferree, esercizi intensi o abbuffate con vomito per perdere i chili della gravidanza. La maggior parte, però, voleva allattare a tutti i costi perché lo vedeva da un lato come segnale di “buona maternità” e, dall’altro, come modo per bruciare velocemente le calorie.
È chiaro quindi che esiste un’ambivalenza tra preoccupazioni e comportamenti correlati ai disturbi alimentari da un lato e il desiderio di soddisfare i bisogni del bambino dall’altro. La conseguenza è l’insorgere di sensi di colpa e vergogna in molte madri con disturbi alimentari.
Anche per il feto prima e per il neonato poi, le conseguenze della pregoressia possono essere gravi. Può verificarsi un ritardo della crescita intrauterina, un basso peso alla nascita, malformazioni congenite ma anche problemi a lungo termine come ritardi neurologici, cognitivi, comportamentali e rischio di obesità infantile.
Come trattare e curare la pregoressia
Come abbiamo visto in questo articolo, i disturbi alimentari in gravidanza possono avere gravi conseguenze sia per la madre che per il bambino, come ritardo della crescita fetale, aborto spontaneo e sviluppo di anemia nella donna incinta.
La gestione e il trattamento della pregoressia richiedono un approccio multidisciplinare, con team di ginecologi, psicologi, nutrizionisti e ostetriche per monitorare salute materna e fetale fin dall’inizio.
In termini psicoterapeutici, la terapia cognitivo-comportamentale può aiutare a modificare i pensieri distorti sul corpo e il cibo, mentre approcci terapeutici come l’ACT possono essere utili a gestire ansia e impulsi con mindfulness e tecniche di rilassamento.
Il supporto nutrizionale, attraverso l’educazione alimentare e strumenti come il diario alimentare, può essere poi utile per esplorare il rapporto con il cibo e trovare un equilibrio nutrizionale basato sulle singole esigenze della mamma e del bambino.
Il supporto alle donne con disturbi alimentari in gravidanza
Alcune donne incinte con una storia di disturbi alimentari descrivono l’esperienza come “caotica, imprevedibile, fonte di vergogna e con una sensazione di perdita di controllo” e, come spesso accade in presenza di un DCA, fattori psicologici come una percezione distorta del proprio corpo, la preoccupazione per i segni visibili della gravidanza e la paura di ingrassare sono predominanti anche in chi soffre di pregoressia.
I sintomi dei disturbi alimentari, però, possono essere difficili da individuare durante la gravidanza perché le donne possono sembrare in salute e l’aumento di peso può essere in linea con l’andamento tipico della gravidanza.
Di conseguenza, i disturbi alimentari potrebbero passare inosservati e non trattati durante la gravidanza. Ecco perché è importante essere attenti a eventuali segnali di allarme.
È fondamentale riuscire ad assumere un atteggiamento di ascolto attivo e non giudicante, dando supporto e sostegno lungo il percorso di terapia e guarigione. I disturbi alimentari possono sembrare un ostacolo insormontabile, soprattutto in un periodo di cambiamento come la gravidanza, ma la terapia può essere una risorsa preziosa e potrebbe fare una grande differenza per la mamma e il bambino.
Rivolgersi a uno psicologo specializzato in DCA può essere il primo e più importante passo per vivere una gravidanza serena e in salute.
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